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15/01/2019

Trieste Airport diventa privato: c’è l’offerta

Il Piccolo di Trieste - Marco Ballico

L'identikit dell'acquirente corrisponde al fondo F2i che già controlla gli scali di Napoli e Torino e ha il 45% della milanese Sea oggi l'apertura delle buste
Marco BallicoTRIESTE. C'è l'offerta per il 55% di Aeroporto Friuli Venezia Giulia. Non di Save, che conferma di non voler entrare nella partita. L'identikit è quello del F2i, il fondo che aveva già manifestato il suo interesse in occasione del primo bando, andato però deserto. Il secondo, stavolta, indirizza lo scalo regionale verso la vendita. Le certezze arriveranno all'apertura delle buste - ma appunto pare essercene solo una - in programma stamattina in seduta pubblica. Ci sono le regole del codice degli appalti da seguire. Il management di Ronchi, ieri pomeriggio in consiglio di amministrazione, non può anticipare alcunché. L'unica informazione che arriva dallo scalo è però la più importante. Riguarda il fatto che la gara non è andata deserta. E dunque l'offerta c'è, a confezionare uno scenario diverso da quello del giugno scorso, quando la cessione del 45% delle quote, con un ulteriore 10% da poter rilevare non prima di un triennio a fronte di determinati risultati, non attirò il partner industriale che la Regione insegue per il rilancio di un'infrastruttura strategica come l'aeroporto. Trieste Airport entra dunque nella fase di cessione. Con l'amministrazione Fedriga pronta ad andare in minoranza, e pure a versare, come disposto in Finanzaria, un totale di 32,2 milioni nell'arco di otto anni a favore del partner interessato alla partita perché possa attuare e potenziare attività di promozione che diano visibilità all'offerta turistica del Friuli Venezia Giulia. Chi sarà questo partner, convinto dell'opportunità di partecipare a un bando per il 55% di Ronchi per una base d'asta di 32,5 milioni? Non Save, che ieri mattina, a gara scaduta, ribadiva il suo «no, grazie», senza peraltro motivare la scelta. Molto probabile che si tratti invece di F2i, il fondo che, attraverso la controllata (al 51%) 2i aeroporti, è un vero colosso del traffico aereo italiano. Controlla infatti gli scali di Napoli e Torino, detiene il 45% della milanese Sea (il gruppo di Linate e Malpensa), il 31% di Sacbo (Bergamo-Orio al Serio), il 10% di Bologna e il 71% di Alghero, l'acquisizione più recente. F2i è venuto del resto allo scoperto. Lo ha fatto subito dopo il flop del primo bando, rendendo noto il suo interesse al processo di privatizzazione di Trieste Airport, di cui il fondo «ha apprezzato i miglioramenti infrastrutturali e della qualità del servizio negli ultimi anni». E ha pure "suggerito" «l'integrazione in un network aeroportuale più ampio che ne sostenga lo sviluppo industriale». Pochi giorni fa sembrava certa la formalizzazione di una proposta. E oggi, all'apertura delle buste, stando a fonti della Regione se ne avrà la conferma. Di certo il fondo risponde ai parametri imposti dalla giunta sin da agosto. È infatti un soggetto con Work Load Unit (unità di carico corrispondente a un passeggero o a 100 kg di merce) superiore a 10 milioni, determinato dalla somma dei Wlu delle imprese aeroportuali partecipate con quote azionarie non inferiori al 30% del capitale sociale per gli anni 2015, 2016 e 2017, ed è in grado di supportare finanziariamente il piano degli investimenti 2018-23. L'impegno, nel dettaglio, è a far crescere il numero di passeggeri a 1,1 milioni nel 2023.-- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI