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10/10/2018

Tria: il reddito di cittadinanza per favorire il Mezzogiorno

Il Nuovo Quotidiano di Puglia

LE SCELTE
di Francesco G.
GIOFFREDI
Le carenze lessicali della nota d'aggiornamento del Def riecheggiano forti: il Sud ricorre poche volte nel documento, e sembra così ai margini della manovra pentaleghista, almeno per quanto riguarda le misure speciali o straordinarie. Così segnalano, innanzitutto, le opposizioni parlamentari. Ma il contesto non è affatto incoraggiante: il Def è nell'occhio del ciclone, vacillano le stesse fondamenta. Né le spiegazioni dei ministri confortano più di tanto, al momento. Ieri in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, Giovanni Tria ha replicato solo in minima e vaga parte alle sollecitazioni: il Mezzogiorno - ha spiegato il ministro dell'Economia e delle Finanze, replicando al deputato brindisino Mauro D'Attis (Forza Italia) - «usufruirà in misura maggiore del reddito di cittadinanza, che di per sé è un provvedimento per il Sud», ma «questa forma di sostegno alla domanda va vista con le altre misure, cioè con gli investimenti che possono creare quell'ambiente favorevole a nuove iniziative imprenditoriali». Insomma: la pietra angolare è la misura di contrasto alla povertà, che peraltro ricalcherà lo schema dei sussidi tedeschi; quanto agli interventi per stimolare la crescita, innescare le politiche di sviluppo e attivare circuiti anti-ciclici, non c'è ancora dettaglio o prospettiva.
Tria accenna soltanto a un ulteriore risvolto, valido per tutto il Paese, ma che il ministro prova a plasmare soprattutto sul Sud: «Il problema non è quanti fondi hanno a disposizione le amministrazioni e gli enti locali, ma che non riescono a spenderli perché è stata distrutta la capacità tecnica: al Sud più che al Nord non ci sono capacità per progettare scuole, ospedali, infrastrutture semplici. Vogliamo intervenire su questo», incidendo su «ciò che rende difficile la parte esecutiva dei progetti e creando le strutture per progettare». Il ministro riconosce anche che «correttamente i governi precedenti hanno messo molti fondi per gli investimenti, ma non sono andati avanti». Risposte che però scatenano la reazione fortemente critica di D'Attis, il quale aveva scandito più quesiti: «Da Tria parole folli e offensive nei confronti del Mezzogiorno. Ha solo e sostanzialmente affermato che il Sud è incapace di progettare e quindi non ha detto se e cosa è destinato al Sud per gli investimenti. Anzi, abbiamo scoperto che per Tria il reddito di cittadinanza si configura come una forma di investimento. Una tesi inaccettabile e offensiva nei confronti del Mezzogiorno, del suo tessuto economico, dei suoi giovani che non hanno bisogno di assistenza e della sua classe dirigente. Non solo offensivo, ma anche evasivo. Perché - prosegue D'Attis - alle mie domande sul rispetto del vincolo riservato al Sud del 34% degli investimenti, sulle grandi infrastrutture e sulla decontribuzione del lavoro, sull'esclusione dei porti del Meridione dalla Via della seta, Tria ha pensato bene di non rispondere, confermando quanto già avevamo compreso: le misure per il Mezzogiorno si limiteranno agli spiccioli del reddito di cittadinanza, senza una prospettiva di crescita».
Il confezionamento di un pacchetto Mezzogiorno è battaglia che verrà articolata nella fase di stesura della manovra, oltre che in sede parlamentare e nel braccio di ferro tra alleati (in tal senso il ministro del Sud Barbara Lezzi, pentastellata, proverà a strappare condizioni migliorative). Ma tutto intorno infuria la bufera: non solo il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al ribasso le stime di crescita dell'Italia (la scommessa su cui poggia l'asticella al 2,4% del rapporto deficit/Pil), ma in serata anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio e Bankitalia hanno bocciato il Def. L'Upb in particolare «ritiene che non sia possibile validare le previsioni macroeconomiche relative al 2019», in sostanza sono ritenute troppo ottimistiche le previsioni di crescita del Pil reale e nominale, perché i rischi restano tangibili alla luce delle «deboli tendenze congiunturali di breve termine», ma anche alle «turbolenze finanziarie».
In un quadro così, la nota d'aggiornamento del Def potrebbe subire robuste e severe revisioni, e il Mezzogiorno rischia di restare ulteriormente stritolato. Il Def, per ora, alla voce riequilibrio territoriale cita il piano nazionale per gli investimenti pubblici, l'adeguamento della normativa sugli appalti, l'attuazione dei Patti per il Sud del precedente governo, lo sblocco degli investimenti, il credito d'imposta sugli investimenti privati e l'incentivazione della spesa in conto capitale per il Mezzogiorno.

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