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01/10/2019

Trestini: «Progetto Italia, il rischio di favorire i grandi»

L'Arena di Verona

ANCE. Contrari anche i costruttori veronesi
A scapito delle Pmi. Il presidente: «Fare luce sul supporto di Cdp»
«Progetto Italia» nel mirino di Ance Verona. L'accordo, che si è fatto strada a fine estate e punta alla creazione di un polo delle costruzioni a partire dall'acquisizione di Astaldi e di altre grandi imprese in crisi, con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e importanti gruppi bancari, non piace ai costruttori scaligeri, come del resto all'Associazione nazionale costruttori edili. Secondo il presidente locale degli imprenditori edili, Carlo Trestini, «occorre fare al più presto luce sul supporto di Cdp nell'accordo. Siamo contrari a un progetto che rischia di favorire solo i grandi gruppi a scapito delle piccole e medie imprese, ricorrendo peraltro a capitale pubblico. Mentre questo accade, i cantieri sono ancora fermi». Una parte della responsabilità è riconducibile al Codice degli appalti, entrato in vigore nel 2016 e che ha costretto le aziende, fiaccate da un lungo periodo di crisi, a misurarsi con cambiamenti introdotti repentinamente dal legislatore, senza regime transitorio. I decreti attuativi sono arrivati con il contagocce. «Dal Governo ci attendiamo che venga finalmente completato il regolamento al Codice», denuncia Trestini. In linea con il presidente nazionale dell'associazione, Gabriele Buia, Carlo Trestini ha espresso preoccupazione sugli effetti distorsivi della concorrenza che questa operazione potrebbe comportare. Il timore, infatti, è che «Progetto Italia», nato per rendere competitive le aziende italiane nelle gare internazionali, favorisca solo i grandi gruppi che vi aderiscono, lasciando al palo le piccole e medie imprese. «Anche Bruxelles condivide le nostre preoccupazioni e sta attendendo chiarimenti sull'operazione», afferma. «Di fronte alle istituzioni ci siamo sempre espressi con grande chiarezza e in netta contrarietà alla nascita del polo, che avvantaggia pochi», dichiara il presidente Trestini. «Il Governo deve piuttosto fare la sua parte, agevolando la ripresa del settore ed emanando il regolamento senza lasciare che operiamo in situazione di vuoto normativo».