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07/03/2020

Trento limita il subappalto con il consenso della Ue

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Delibera della giunta provinciale con le linee guida applicative
Per i nuovi affidamenti è possibile limitare il subappalto, ma con motivata decisione della stazione appaltante. È quanto ha stabilito la giunta della provincia di Trento nella deliberazione 21 febbraio 2020, n. 220 della giunta provinciale che ha emanato le linee guida sull'applicazione dell'articolo 26, comma 1, della legge provinciale 9 marzo 2016, n. 2, disposizione che disciplina la materia del subappalto, a seguito alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 26 settembre 2019. La pronuncia dei giudici europei aveva stabilito che il limite del 30% (40% per il decreto Sblocca cantieri) è illegittimo. La materia viene ripresa dalla delibera trentina, vincolante per le amministrazioni aggiudicatrici del territorio provinciale, evidenziando come i giudici europei abbiano messo in luce che «resta ferma la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di limitare il ricorso al subappalto nel contesto delle diverse procedure di affi damento, fornendo adeguata motivazione in relazione al settore economico interessato dall'appalto di cui trattasi, dalla natura dei lavori o dall'identità dei subappaltatori». Trattandosi di sentenza che ha effi cacia ultra partes e comporta l'obbligo, non solo per il giudice del rinvio, ma anche per la singola amministrazione di disapplicare il diritto interno in contrasto con il diritto europeo, la delibera ha precisato che la violazione dell'obbligo di disapplicazione della norma dichiarata non conforme alla disciplina europea espone l'amministrazione a censure. Pertanto, dice la delibera, una limitazione al subappalto può essere prevista ma con adeguata motivazione e senza che ciò comporti «un restringimento ingiustifi cato della concorrenza o un ostacolo all'accesso delle piccole e medie imprese alle procedure di affi damento». Ne consegue che tale principio, di evidente derivazione comunitaria, appare meno pregnante negli appalti di modesta entità. Analogo discorso può essere fatto per i lavori sequenziali, previsti dall'art. 3-bis della lp n. 26/1993. Trattandosi di lotti qualitativi nell'esecuzione di lavori pubblici, essi dovrebbero corrispondere a categorie omogenee di lavorazioni. Vengono quindi citati alcuni casi per i quali si potrebbero ammettere limitazioni al subappalto: appalti che «presentano caratteristiche di alta specializzazione, al fi ne di evitare che operatori economici non verifi cati in gara si sostituiscano all'appaltatore principale»; appalti con «specifi che esigenze di economicità nell'esecuzione del contratto, relative all'organizzazione del cantiere-luogo di esecuzione della prestazione, per una più veloce esecuzione delle prestazioni e per contenere gli adempimenti dichiarativi e di controllo per gli operatori e per le amministrazioni aggiudicatrici»; appalti per i quali «sussistono ragioni di sicurezza nell'esecuzione dei lavori e della prestazione, tali per cui alla luce delle specifi cità del cantiere-luogo di esecuzione della prestazione, la presenza di più esecutori potrebbe portare ad un rischio elevato nella tutela del lavoro» e infi ne i «lavori in somma urgenza». Ammissibile infi ne la limitazione nei casi in cui «l'attività principale oggetto di contratto venga svolta direttamente dall'operatore valutato nel corso della procedura di gara assicurando il livello qualitativo richiesto». © Riproduzione riservata