scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
18/03/2021

Trenta rinvii a giudizio per gli appalti del Terzo valico

La Stampa - PIERO BOTTINO

GIUSTIZIA E CANTIERI SPAZIO PLUS
Trenta rinvii a giudizio per gli appalti del Terzo valico P. 35 Alla fine sono rimasti in 30 dei 36 indagati dopo la «grande retata» del Terzo valico nel 2016. Rinviati a giudizio dal Tribunale di Genova personaggi di primo piano: dal patron di Impregilo (ora WeBuild) Pietro Salini, ai due Monorchio, il padre Andrea già Ragioniere generale dello Stato e il figlio Gian Domenico imprenditore; da Ettore Incalza, storico grand commis delle grandi opere, a Stefano Perotti e Duccio Astaldi, due big delle costruzioni. Poi ci sono dirigenti, funzionari e impresari «chiacchierati», come Domenico Gallo, a cui il mese scorso la Procura antimafia di Reggio Calabria ha sequestrato 212 milioni. L'inchiesta che 5 anni dopo si avvia al processo è l'Arka di Noè, promossa dalla magistratura di Genova. Non l'unica: in quello stesso periodo i magistrati di Roma diedero vita a un'altra, denominata «Amalgama», con una ventina di indagati (in parte gli stessi del fascicolo genovese), di cui si sono perse la tracce: per motivi di competenze territoriale fu spostata a Bolzano e, nel luglio 2019, ad Alessandria. Il filone genovese quasi certamente si infrangerà sulla prescrizione che scatta a metà dell'anno prossimo. L'accusa di fondo è la turbativa d'asta: appalti truccati. Ma è un intero sistema sul banco degli imputati, visto che gli stessi inquirenti lo definirono «criminogeno», mentre un avvocato più semplicemente chiosò: «È stato come dare ai ladri le chiavi di casa». Il problema è che controllore e controllato coincidevano nel Cociv (Consorzio collegamenti integrati veloci) tanto che subito dopo la retata del 2016 Maurizio Gentile, ad di Rfi (la committente dell'opera), di fronte al montare dello scandalo precisava: «Toglieremo al Cociv la direzione dei lavori (quella che deve controllare le opere), metteremo un nostro uomo nelle commissioni d'appalto e abbiamo già avviato un controllo capillare delle opere eseguite: quelle che non vanno saranno abbattute e rifatte». Non si arrivò a tanto, fu sufficiente mettere a capo del consorzio l'ingegner Marco Rettighieri, che già aveva sbrogliato la matassa degli appalti Expo 2015, per arrivare a contenere, se non a eliminare del tutto i favori. Sul prima, invece, cominciarono a uscire le testimonianze e ammissioni compromettenti, condite anche da episodi curiosi: Gallo che brindava a champagne con un dirigente del Cociv in un bar di Ovada a ogni appalto vinto. O le intercettazioni, come quella choc di un superdirigente, poi arrestato, che davanti all'allarme di un sottoposto per la presenza di amianto nei cantieri lo tranquillizzava: «Tanto la malattia arriva fra trent'anni...». E sono proprio trent'anni giusti, era il 1991, che è partito il progetto. La storia del Terzo valico è caratterizzata da un iter ambivalente, da un lato l'importanza di un nuovo collegamento tra Liguria e Valpadana, dall'altro la rilevanza economica del costruire. Il secondo aspetto è sembrato più volte prevalere: ad esempio si parte con l'alta velocità per collegare Genova a Milano in 40 minuti e si arriva all'alta capacità, treni merci grandi, ma lentissimi. Una spiegazione su come le due cose possano coesistere sulla stessa linea non c'è ancora. Un'opera che ha rischiato un paio di volte di chiudere definitivamente: la prima appunto, nel 2016, poi nel 2018 quando al governo arrivano i 5 Stelle, fieri oppositori e sostenitori dei No Tav, con ministro Toninelli. Eppure si va avanti: lavori partiti 5 anni fa, data di conclusione prevista (ma è stata prorogata più volte) nel 2024. Pietro Salini è sempre in sella e ribatte alle accuse attraverso gli avvocati: «Esiste una sola conversazione telefonica che lo coinvolge, il cui contenuto è stato evidentemente interpretato in maniera erronea». Resta la lunghezza di una procedura (tirata per le lunghe o accelerata in base ai vari governi che si succedevano) che porta a un impietoso confronto con i tempi serviti per realizzare la storica linea Torino-Genova di cui cade quest'anno il 170° anniversario: la fecero in 8 anni, dal 1848 al 1853, superando ostacoli enormi e realizzando la più lunga all'epoca galleria in mattoni d'Europa. Per la verità anche allora ci avevano messo vent'anni a decidersi a iniziare e, volendo cercare il pelo nell'uovo del conflitto d'interesse, a promuoverla fu Cavour che prima di diventare premier investendo nelle ferrovie aveva fatto le sue fortune e sfortune. -
30 Sono le persone rinviate a giudizio: gli inquisiti inizialmente erano 36

Foto: Lavori per la linea del terzo valico nel tratto fra Serravalle Scrivia e Libarna