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05/06/2019

Tregua Di Maio-Salvini sul governo Sblocca-cantieri, intesa in extremis

Avvenire - GIANNI SANTAMARIA

DISGELO Il capo M5s va al Colle: no al voto anticipato, vogliamo andare avanti. La telefonata «positiva» con il leader leghista Conte ora ottimista Mediazione al Senato: deroghe al Codice ma non sui subappalti
La giornata inizia con il vicepremier del Carroccio che dà «15 giorni» agli alleati. Poi la distensione almeno sui decreti in "stallo". Si tratta anche sul "salva-Roma"
Roma onte si appella al senso di responsabilità della Lega sullo "sblocca cantieri". Ma serve una telefonata tra i due vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, per rompere l' impasse e rasserenare il clima. Sblocco, si apprende a sera, al quale ha dato un contributo anche l'incontro al Colle tra Di Maio e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il quale avrebbe espresso la necessità di fare al più presto chiarezza nella maggioranza. Una richiesta di chiarezza che Di Maio ha percepito come un bivio (o andare avanti o tornare al voto) e alla quale avrebbe risposto con netto «noi vogliamo andare avanti», parlando anche a nome di Salvini, sentito - secondo le ricostruzioni - prima di salire al Quirinale. E il presidente del Consiglio ha subito colto l'occasione per salutare come positiva la distensione tra i due partner della maggioranza: «Il ritorno al dialogo è una buona premessa» Alla fine viene annunciata la quadra sull'emendamento al decreto impantanato dai veti incrociati. Soluzione che, però, rimarcano dalle opposizioni, non risolve niente. E il gioco dell'oca degli ultimi giorni dell'esecutivo torna alla casella di partenza, quella della crisi latente ma rinviata. Tutt'altra musica dal versante della maggioranza. Anche se la giornata è andata avanti a stop and go . L'apertura non era stata nel segno della distensione, con Salvini che ha fatto la voce grossa: «La mia volontà c'è, ma se mi dovessi accorgere che tra 15 giorni ci ritroviamo qui a dirci le stesse cose, allora sarebbe un problema». «Mi raccomando», lo aveva incalzato in mattinata Conte da Torino, avvertendo che ormai per la conversione in legge del decreto sui cantieri il tempo è poco. «Dobbiamo passare alla Camera. Faccio un appello, in questo decreto c'è tanto lavoro, ci sono le norme suo terremotati». In sostanza il "super emendamento" leghista, «volendo congelare il Codice degli appalti propone una improbabile reminiscenza del vecchio Codice che è ormai abrogato. Veramente creiamo un caos», ha aggiunto Conte, da giurista. «"Mi raccomando" me lo diceva anche la mia mamma, è un invito ad andare d'accordo», replica Salvini. Accordo che poco dopo viene sancito da un colloquio telefonico tra il ministro dell'Interno e il collega del Lavoro e dello Sviluppo economico. Secondo quanto viene riferito è stato «un confronto positivo e costruttivo che fa ben sperare sulla sorte del governo». Sono in particolare le fonti leghiste a sottolineare che Salvini non starebbe cercando il "casus belli" per andare alle urne. La telefonata «è andata bene, la mia parrola vale», dice in chiaro lo stesso Salvini. Anche M5s risponde sullo "sblocca cantieri". «Stiamo lavorando con leale collaborazione, come indicato da Conte, per trovare una quadra», annuncia il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli. Alla fine il pentastellato, insieme al pari grado leghista Massimiliano Romeo, annuncia la presentazione di un emendamento che «prevede la sospensione di alcuni punti rilevanti del Codice degli appalti per due anni, in attesa di una nuova definizione delle regole per liberare da inutile burocrazia le imprese». Al contempo «sarà garantito il rispetto delle norme e del lavoro già fatto nelle Commissioni. Saranno anche garantite le soglie già in vigore per i subappalti e salvaguardati gli obblighi di sicurezza per le imprese». A sera è stata riconvocata la Commissione Bilancio di Palazzo Madama. Con l'intenzione di proseguire, se necessario, in notturna per concludere il voto degli emendamenti. Oggi il testo dell'emendamento approderà in Aula. E il voto finale è previsto per giovedì. Il Pd lamenta l'assenza di un testo e attacca. Nel decreto si stanno inserendo «norme che allentano troppo le maglie della legalità», dice il capogruppo al Senato Andrea Marcucci. La tregua nella maggioranza sembra sciogliere il nodo che attanaglia anche il decreto Crescita alla Camera. La norma "salva Roma" è oggetto di una mediazione che trasformerebbe la misura in un "salva Comuni", con possibilità di alleggerire il debito non riferita solo alla Capitale.

Foto: I due vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio (a sinistra) e Matteo Salvini