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28/11/2018

Tredici indagati dal gip

Corriere della Sera - Servizio a pagina 5

Appalti a Malonno Chiesti cinque anni per il sindaco
In tre, in aula due mesi fa su richiesta di giudizio immediato, hanno scelto di percorrere la strada (giudiziaria) tradizionale e andare a dibattimento. Davanti al gip, invece, erano in 13: accusati a vario titolo di turbata libertà degli incanti e corruzione aggravata nell'ambito della maxi inchiesta su un presunto giro di appalti «pilotati» a Malonno. In arresto e ai domiciliari era finito anche il sindaco, Stefano Gelmi, per gli inquirenti il «regista» di tutto il sistema. Ed è nei suoi confronti che, nel processo in abbreviato, il pm Ambrogio Cassiani ha chiesto la pena più alta: 5 anni. Altri sei indagati hanno scelto il rito abbreviato: gli imprenditori Remo Fona (il pm ha chiesto 4,4 anni), Alberto Avanzini, Silvano Andreoli, Giuseppina Lanzetti (1,4 anni per tutti e tre) Pier Domenico Mora (2,4 anni) e la funzionaria della Cuc Morena Piloni (per lei chiesti 4,4 anni. In sei, invece (gli impresari Andrea Cattaneo, Alfio Panighetti, Michele Coatti, Nicola Taddei, Rocco Mastaglia, cui viene contestata solo la turbativa d'asta) hanno presentato istanza di patteggiamento per pene dagli otto mesi ai due anni e otto mesi. Si decide, per tutti, il prossimo 18 dicembre.

Al sindaco gli inquirenti contestano il fatto di aver favorito una serie di impresari edili «amici» e della zona, in Valcamonica, nell'aggiudicazione degli appalti per la riqualificazione del municipio di Malonno (da 420 mila euro), dei lavori per la viabilità comunale (242 mila euro) e infine per la ristrutturazione della biblioteca (per altri 450 mila euro). E lo avrebbe fatto - scrisse il gip - manifestando, nella gestione della res pubblica, «una disinvoltura che trasmoda nel disprezzo totale per le garanzie di imparzialità imposte dalla legge», anche facendo sapere, in anticipo, agli imprenditori «amici» data e orario di apertura dei bandi affinché si aggiudicassero gli appalti. Non avrebbe agito da solo, però. Ma con il sostegno di due funzionari in servizio alla Centrale unica di committenza delle Alpi Orobie, che segue proprio l'assegnazione degli appalti pubblici e gli atti di gara per conto dei comuni aderenti: Gianpaolo Albertoni e Morena Piloni - il primo è a dibattimento insieme a Alessandro Gelmi e Bruno Cioccarelli - avrebbero a loro volta dato indicazioni fondamentali agli impresari coinvolti. I quali, sempre secondo l'accusa, si sarebbero accordati per impedire che gli appalti andassero a concorrenti non della zona, ma anche a non esagerare mai nel ribasso. (m.rod.)
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Foto:

In Comune Un'immagine di Stefano Gelmi a febbraio quando scoppiò il caso

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