scarica l'app
MENU
Chiudi
04/10/2019

Trattativa, B. in aula l’11 novembre

Il Fatto Quotidiano - GIUSEPPE LO BIANCO

Processo Ieri ha deposto Antonio Di Pietro, citato dalla difesa del generale Mori PALERMO
Dopo l ' assenza di oggi, dovuta a un impegno istituzionale in Europa, Silvio Berlusconi, indagato per strage a Firenze, deporrà il prossimo 11 novembre a Palermo, presumibilmente sul pretorio dell ' aula bunker dell ' Ucciardone, come teste assistito: lo ha deciso ieri la Corte d ' assise d ' appello di Palermo, presieduta da Angelo Pellino - giudice a latere Vittorio Anania - che sta giudicando in secondo grado Dell ' Utri, insieme agli ufficiali dei carabinieri e ai boss mafiosi condannati in primo grado nella trattativa Stato-mafia. Il leader di Forza Italia potrà avvalersi della facoltà di non rispondere, ma se lo farà, dovrà dire la verità, confermando o smentendo di avere ricevuto da Marcello Dell ' Utri i messaggi diretti nel ' 94 al suo governo provenienti da Cosa Nostra che voleva orientare la legislazione giudiziaria. Sul pretorio dell ' aula bunker è salito ieri mattina l ' ex pm Antonio Di Pietro, che incrociò l ' attività di Falcone e Borsellino nella stagione stragista del ' 92, quando Mani Pulite si allarga e " assume una rilevanza nazionale " : " L ' elemento predominante del collegamento Nord-Sud o affari e mafia, l ' ho avuto quando ho avuto il riscontro della destinazione della tangente Enimont da 150 miliardi di lire - ha esordito Di Pietro - una parte di quel denaro arrivò a Salvo Lima attraverso i Cct che gli girò Cirino Pomicino " . E HA PROSEGUITO: " Io mi confronto con Falcone che mi dice che le rogatorie sono l ' unico strumento per individuare le provviste e mi accennò che da lì si arrivava anche in Sicilia " , ha detto Di Pietro, che ha aggiunto: " Ho lavorato con entrambi ma non posso dire di essere stato loro amico; il primo mi disse di controllare gli appalti in Sicilia, e mi fece un po ' da insegnante, se così si può dire, con le autorità giudiziarie internazionali. Il secondo, che incontrai al funerale di Falcone, mi disse di far presto: era un riferimento a coordinare le indagini sul territorio nazionale. In quella occasione della camera ardente siamo rimasti che ci saremmo rivisti da lì a breve " . Quel coordinamento che non riuscì a realizzarsi per il tritolo di via D ' Amelio, si concretizzò durante la gestione Caselli della Procura di Palermo: " Dopo uno scontro con Ingroia, entrambi volevamo fare le indagini - ha ricordato Di Pietro - si stabilirono in una cena a casa di Borrelli le regole per poter indagare contemporaneamente in modo efficace sugli appalti " . E anche se Borsellino non gli parlò mai dell ' indagine su mafia e appalti, o delle rivelazioni di Mutolo, l ' ex pm di Mani Pulite, citato dalla difesa del generale Mario Mori, ha detto di essere convinto che il giudice fu ucciso in via D ' Amelio " perché indagava sulle commistioni tra la mafia e la gestione degli appalti. L ' in dagine mafia-appalti fu fermata. Come accadde con Mani pulite, sono stato invece fermato con la delegittimazione, attraverso un ' attività di dossieraggio messo in atto da uomini dei servizi segreti. Su questo bisognerebbe indagare per capire perché è finita l'inchiesta Mani Pulite " . E ALLA FINE racconta che il suicidio di Raul Gardini è " un cruccio che mi porto dentro: la notte prima dell ' interrogatorio Gardini tornò a casa, che era sotto controllo. La polizia mi chiese se doveva arrestarlo. E io dissi di aspettare. Ma la mattina dopo si uccise con un colpo di pistola. È il dramma che mi porto dentro... " . Per poi concludere: " Ma che c ' azzecca con la trattativa? " .

Falcone mi insegnò a trattare con le autorità giudiziarie internazio nali , Borsellino lo vidi ai f u n e ral i di Giovanni, mi disse di fare presto


Foto: Ex premier Silvio Berlusconi Ansa