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09/02/2021

Trasporti, quei sospetti sulla ditta in gara

Il Gazzettino

La società messinese, arrivata seconda dopo Alilaguna nel bando per il servizio Tessera-Venezia, era determinata a presentare ricorso
IL CASO
VENEZIA L'ombra della ndrangheta su una delle ditte che erano in corsa per le linee di navigazione tra Venezia e l'aeroporto. E se, alla fine, Alilaguna è riuscita a mantenere il servizio, la Caronte e Tourist che minacciava ricorsi contro l'esito del bando, è finita in amministrazione giudiziaria per evitare nuove contaminazioni mafiose.
LA GARA
Partiti da cinque ditte, erano rimasti solo in due in gara per aggiudicarsi un bando del valore di 178 milioni di euro per la durata complessiva di nove anni, per assegnare un pacchetto che comprende le tre linee di navigazione che collegano il centro storico all'aeroporto Marco Polo di Tessera, più la linea Fusina-Zattere e una corsa al giorno del Chioggia-Venezia. In corsa, oltre ad Alilaguna che da anni gestisce quel 10% di trasporto pubblico non Actv che deve essere messo in gara, in gennaio c'era anche la compagnia di navigazione siciliana Caronte & Tourist che, in tutta la lunghissima gestazione del bando, aveva presentato più di un ricorso per aggiudicarsi un servizio che in tempi normali (quando ci sono i turisti, che prima o poi torneranno) è a dir poco succulento. La Caronte & Tourist, con sede a Messina, è una società di navigazione privata nata dalla fusione di due società storiche di trasporti marittimi, la calabrese Caronte Spa e la siciliana Tourist Ferry Boat Spa, puntava dunque al finora ricco business dei trasporti in laguna, ma, all'apertura delle offerte da parte del Comune di Venezia, stazione appaltante della gara, il maggior punteggio è andato nuovamente ad Alilaguna che in questi giorni sta attendendo l'assegnazione ufficiale del servizio.
LA MINACCIA
La società messinese non sembrava però affatto intenzionata a tirarsi indietro e, il 19 gennaio scorso, aveva emesso un comunicato - ripreso solo dalle testate meridionali - nel quale minacciava tuoni e fulmini: «Prendiamo atto. Ci pare tuttavia che non manchino i passaggi da chiarire e i punti da approfondire. Attendiamo per questo di esaminare, con tutta la scrupolosa attenzione del caso, i documenti e i verbali relativi alla gara e in particolare ai criteri di valutazione tramite punteggi applicati. Abbiamo le carte in regola per entrare anche nel business del trasporto lagunare». Il rischio di nuovi ricorsi e di una lunga battaglia legale era dunque dietro l'angolo, dopo i continui rinvii dell'aggiudicazione definitiva che, in origine, era attesa oltre un anno prima, il che significa in periodo pre-Covid, quando i turisti arrivavano a frotte.
IL BLITZ
Lo scenario però cambia improvvisamente mercoledì scorso, quando la Dia, Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dispone l'amministrazione giudiziaria, per sei mesi nei confronti della Caronte & Tourist, in base al decreto del Tribunale emesso dai sostituti procuratori Stefano Musolino e Walter Ignazitto (pm che, tra l'altro, fino al 2015 ha lavorato nella Procura veneziana). Le indagini hanno fatto emergere, anche grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, la permeabilità della società Caronte & Tourist Spa rispetto ad infiltrazioni della criminalità organizzata, nonché l'agevolazione garantita dalla medesima società in favore di più soggetti legati alle locali articolazioni di ndrangheta. Due dipendenti del vettore marittimo sarebbero risultati i portatori degli interessi della ndrangheta, agevolati dalla Caronte, gestendo di fatto vari servizi, assunzioni e forniture sulle navi che fanno la spola tra le coste siciliane e calabresi. L'amministrazione giudiziaria alla quale è stata sottoposta la Caronte, è ora finalizzata a bonificare ed impermeabilizzare la struttura aziendale dal rischio di future ed ulteriori contaminazioni criminali ed interferenze mafiose.
Fulvio Fenzo
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