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11/08/2020

Trasporti, la guerra intestina alla sinistra

QN - La Nazione

di Sergio Rossi AREZZO Arriva a lambire le elezioni di settembre l'onda lunga di questo incredibile scontro sul trasporto pubblico locale. E'ormai un «guerra « senza quartiere che ha come epicentro il cuore del sistema politico toscano, rappresentato ancora dal Pd nonostante le continue perdite di posizione che la sinistra ha accusato nel corso degli anni. Nonostante questo. il braccio di ferro tra Regione e Mobit, il cartello di imprese sconfitto dai francesi nella gara per l'aggiudicazione del servizio, scuote a fondo gli equilibri interni. Ai vertici delle aziende che detengono tuttora l'egemonia dei trasporti siedono infatti esponenti di nomina politica: Massimiliano Dindalini, che è il presidente di Tiemme, è stato per dieci anni sindaco di Civitella e successivamente segretario pprovinciale Dem. Appartiene alla stessa corrente dell'assessore ai trasporti Vincenzo Ceccarelli che tenacemente difende la gara che ha assegnato il servizio. Sono amici Ceccarelli e Dindalini, entrambi zingarettiani e pronti a darsi una mano nelle campagne elettorali; ma stavolta su fronti opposti, Dindalini addirittura indagato con l'ipotesi di reato di interruzione di pubblico servizio. Mobit, di cui Tiemme fa parte, non avrebbe infatti messo a disposizione dei vincitori della gara, i francesi di Ratp, mezzi e beni necessari per gestire il servizio, accusa lanciata con un esposto dal governatore Enrico Rossi, a sua volta indagato in un'altra inchiesta per turbativa d'asta insieme a funzionari della Regione tra cui l'aretino Riccardo Buffoni. Per farla breve, a quattro anni dalla vittoria di Ratp, il servizio è sempre stato rinnovato in via provvisoria attraverso un contratto ponte stipulato con le aziende che già lo gestivano e ancora oggi non è ben chiaro cosa possa succedere. E' chiaro invece come questa vicenda che scuote la sinistra a meno di un mese dalle elezioni, sia ormai diventata da politica a giudiziaria avendo attraversato ricorsi e controricorsi, pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato (tutti favorevoli alla Regione), fino ad approdare in inchieste dal risvolto penale. Insomma, davvero un bel pasticcio. Sul caso tpl interviene Alessio Mattesini, presidente del consiglio comunale e capolista di Forza Italia alle Regionali. Mattesini ricapitola la storia e ricorda che a fine 2019 sarebbe dovuto partire il nuovo bando, mentre «di mese in mese la Regione ha messo in atto il regime di obbligo per il vecchio gestore a svolgere il pubblico servizio locale con costi lievitati. Una brutta vicenda che non sappiamo come andrà a finire. Una cosa è certa: questa guerra sta fortemente penalizzando il trasporto toscano su gomma e le conseguenze, come al solito, le scontano i cittadini, ma di questo i vertici del PD sembrano non curarsene...». © RIPRODUZIONE RISERVATA Con Max altri otto gli indagati
L'inchiesta

L'inchiesta della procura fiorentina è diretta dai pubblici ministeri Luca Turco e Antonino Nastasi. Fa seguito all'esposto presentato dal governatore Enrico Rossi e l'avviso di garanzia a Massimiliano Dindalini e ad altri otto dirigenti delle aziende di Mobit era dunque un atto dovuto, conseguente alla presentazione delll'esposto stesso.