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15/02/2020

Trasporti in periferia ancora una bocciatura per la maxi-gara

La Repubblica - Lorenzo d'Albergo

La sentenza
Dopo il Tar anche il Consiglio di Stato stoppa il bando da un miliardo del Campidoglio. "Illegittimo l'obbligo di rilevare i mezzi di Roma Tpl" Nel bando fermo dal 2018 sono stati infilati e valorizzati 2 milioni di euro di bus con il motore in panne o sotto sequestro
Nulla da fare. Uscire dal grosso guaio in cui si è tramutata la maxi-gara da un miliardo di euro sui bus di periferia per il Campidoglio pare sempre di più una mission impossible.
Già, perché dopo la bocciatura del Tar del Lazio è arrivata anche quella del Consiglio di Stato. Così com'è scritto il bando non funziona. Soprattutto nella parte in cui il Comune obbliga l'azienda che si aggiudicherà le 60 linee in palio ad acquistare 61 milioni di euro di autobus da Roma Tpl, il consorzio di Marco Cialone che oggi (alla quarta proroga consecutiva, l'ultima vale 108 milioni di euro) si occupa del servizio. Secondo i giudici di palazzo Spada, quel passaggio è una forzatura: per i magistrati amministrativi non può esistere alcun obbligo, tutt'al più si può parlare di un affare ipotetico. «L'accordo tra Roma Tpl e il Comune - si legge nella sentenza che boccia tanto il consorzio che l'appalto buttato giù dal dipartimento Trasporti di Roma Capitale - non contemplava alcun obbligo, ma prevedeva solamente che la parte affidataria (Roma Tpl, ndr) si impegna sin d'ora a vendere al nuovo gestore il parco mezzi al prezzo di 61 milioni. Sul presupposto, ovviamente, che il secondo intedesse acquistarlo». Nessuna compravendita forzata, dunque. Al massimo una disponibilità ad avviare le trattative. Anche perché, come già raccontato su queste pagine, tra i 442 veicoli inseriti nel bando c'è un po' di tutto. Ci sono flambus valutati 100 mila euro, mezzi sotto sequestro e vetture che avrebbero bisogno di qualcosa in più di una semplice revisione. Qualche esempio, nel dettaglio. Un torpedone incidentato è stato valutato 113.739 euro. Tanto quanto un bus con il motore in panne. Nelle stime della gara, fino a raggiungere quota 2 milioni di euro, ci sono anche i 126 mila euro di una vettura immatricolata 2013 e attualmente fuori uso e i 192 mila di un mezzo che perde acqua e presenta un costante abbassamento della temperatura dell'olio.
Valutazioni quantomeno scriteriate che, però, ora non valgono più: i tecnici del Campidoglio dovranno rimettere mano al bando con la possibilità che i tempi per chiudere la partita si allunghino ancora. E che quindi si arrivi alla quinta proroga per il consorzio di cui il Campidoglio grillino, tra disservizi e stipendi degli autisti pagati in ritardo, avrebbe voluto liberarsi.
Almeno a parole, perché già la prima pronuncia del Tar del Lazio ha chiarito la distanza tra le intenzioni politiche e i fatti messi nero su bianco dagli uffici. Secondo i giudici, infatti, la gara miliardaria pare essere stata scritta per «avvantaggiare il gestore uscente». Perché il Comune «ha reso accessibili una serie di informazioni (per presentare un'offerta adeguata, ndr) solo in misura limitata e incompleta». Un'asimmetria di cui alla fine potrebbe beneficiare soltanto Roma Tpl, già in pista e perfettamente a conoscenza di tutti i segreti delle 60 linee in palio. Un vantaggio che per la magistratura amministrativa va eliminato, al pari dell'obbligo di acquisto delle vecchie vetture del consorzio.