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28/05/2021

Traffico di rifiuti, nella Broni-Stradella all’opera un’organizzazione «privata»

La Provincia Pavese - Maria Fiore

Dalle intercettazioni emerge l'attività messa in piedi dal dirigente del personale, che utilizzava i precari a suo piacimento l'indagine dopo i sei arresti della guardia di finanza
Maria Fiore / StradellaIl posto fisso in un ente pubblico usato per fini privati. Il sistema scoperchiato dalla guardia di finanza di Pavia e Voghera alla società Broni-Stradella, secondo l'inchiesta del magistrato Roberto Valli avrebbe avuto due solide basi, negli anni: da un lato i mancati controlli, dall'altro il coinvolgimento di altri dipendenti con contratti precari, spinti a diventare complici dietro la promessa di ottenere la conferma. In un caso, come emerge dalle carte dell'accusa, per un dipendente sarebbe stato predisposto su misura un bando di selezione per affiancare Salvatore Chianello, il funzionario 58enne di Stradella (ora in carcere) responsabile del servizio di coordinamento del personale addetto alla raccolta rifiuti. Antonio Condello, finito ai domiciliari, avrebbe stretto con Chianello un rapporto di fiducia tale da mettersi a sua disposizione, anche per lavori che con la società non avevano nulla a che fare. Ad esempio dando una mano, secondo l'accusa, per raccogliere, su indicazione di Chianello, il materiale della ristrutturazione della casa di Lucio Giordano, vigile di Stradella (indagato). i lavori a casa del funzionario Lo stesso Chianello, secondo l'accusa, avrebbe utilizzato i dipendenti a svolgere lavoretti a casa sua durante l'orario di servizio. E così, in una intercettazione, si sente il funzionario chiamare al telefono Giuseppe Pugliese (indagato), per chiedergli di andare a casa sua ad aiutarlo nella pulizia del cortile e della legna da ardere: «Se ti chiedono dove stai andando tu ci dici: sto andando che mi hanno chiamato che devo andare fino a Belgioioso. Non devi dire niente a nessuno, piglia la macchina e vieni». Per non farsi notare, Chianello lo invita a usare la sua automobile e gli chiede di non timbrare il cartellino in uscita, così da risultare in servizio. Pugliese si adegua: la telecamera nascosta a casa di Chianello lo immortala mentre varca la soglia. ricatti psicologici A spiegare il motivo della sua accondiscendenza sono le stesse carte dell'accusa, sulla base delle quali il giudice Fabio Lambertucci firma gli arresti: Pugliese ha un contratto precario (prima da interinale, poi a tempo determinato) e quindi subisce le pressioni del suo superiore. Il contesto di ricatti è spiegato anche da un altro dipendente, sentito dalla finanza a settembre del 2020: agli investigatori il dipendente spiega di non avere parlato prima per «paura di ritorsioni sul lavoro», anche perché, aggiunge, «Chianello è protetto». Le responsabilitàSecondo l'accusa Chianello dal suo ufficio in via Zaccagnini, dove si trova la piazzola ecologica dei rottami di ferro, ha carta bianca. Anche se dal 2019 dall'azienda partono alcune denunce, secondo la procura il suo comportamento sarebbe stato tollerato per troppo tempo. I dirigenti, annota il giudice Lambertucci, «non prendono alcun provvedimento per arrestare le sue indebite attività, pur essendone a conoscenza». Anche l'ingegnere Pierpaolo Mariani (ora indagato), ex responsabile del servizio, avrebbe, secondo l'accusa, chiuso un occhio, nonostante le segnalazioni di alcuni dipendenti. Come, ad esempio, nel caso della sottrazione dei metalli, che sarebbero stati prelevati all'interno della piazzola e poi rivenduti in nero ad altre imprese. Un operaio, nel 2016, segnala che il materiale prelevato nella Bassa Pavese non arrivava più in piattaforma, ma non scatta alcun provvedimento. Secondo la procura di Pavia in un anno e mezzo, tra il 2019 e il 2020, Salvatore Chianello, con la complicità dei dipendenti Antonio Condello e Giuseppe Giorgio, avrebbe sottratto oltre 150 tonnellate di metalli, scelti tra i più pregiati e poi venduti sottobanco. --