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11/09/2021

«Tra un bando e l’altro mi sono ritrovata con metà stipendio» Il racconto di cuoche e inservienti

Il Secolo XIX - M. Pol.

le storieNella piazza davanti alla prefettura ci sono storie come quella di Laura Perazzo, cuoca in una scuola comunale dell'infanzia. «Ho 62 anni e sono nel mondo della ristorazione scolastica da venti. Prima facevo l'impiegata, poi ho iniziato il percorso nelle cucine, da addetta mensa fino a cuoca». Laura Perazzo lavora in una cucina diretta, un ruolo faticoso. «Come nei centri cottura anche il nostro lavoro è basato sul fisico. Tiriamo su pentoloni pieni d'acqua, mettiamo in forno teglie pesanti e trasportiamo pesi. Convivo con un'artrosi alle ginocchia e varie discopatie, per questo chiediamo che il nostro lavoro sia inserito tra quelli usuranti». I sindacati hanno portato all'attenzione l'urlo di categorie spesso rimaste in silenzio, vessate dalle condizioni lavorative che nell'ultimo anno il Covid ha reso ancor più esasperanti. «Con la pandemia abbiamo dovuto lavorare sempre di più, spesso servendo da mangiare su due o tre piani diversi. Grazie al sindacato dopo il lockdown abbiamo avuto un po' di visibilità ma le nostre storie spesso restano sconosciute, anche se ogni giorno diamo da mangiare ai bambini». Anche Sara Cannata è una cuoca. Nel gioco degli appalti ha visto il suo stipendio dimezzato. «Prima avevo 32 ore e mezzo di lavoro alla settimana, adesso ne ho dieci. Ho visto sparire un quarto del mio stipendio, un problema economico ma anche psicologico. Stiamo lottando, ma adesso non so cosa fare perché dall'altra parte non mollano. Mi sono venuti incontro con un aumento di 50 minuti di lavoro alla settimana, ma così non si va avanti». Il problema nel settore degli appalti è diffuso in tutte le categorie, dalla ristorazione alle pulizie, fino ai servizi di vigilanza. Massimo Cabella ha iniziato a fare il vigilante nel 1988, ma dopo 34 anni i sogni di una carriera dignitosa sono svaniti. «Negli anni le aziende sono state vendute e rivendute e il nostro comparto è diventato una gara a chi offre di meno. Un tempo l'anzianità portava a migliorare la condizione lavorativa, oggi bisogna sperare di non perdere ore di lavoro e stipendio. Gli appalti al ribasso si ripercuotono sulla qualità del lavoro, a rimetterci siamo sempre noi. E poi non si trovano i giovani per il ricambio generazionale. Lo Stato parla spesso di sicurezza sul lavoro, ma la tutela della nostra salute è un esempio di sicurezza che non esiste» --M. Pol.