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05/02/2021

Tra Biennale Danza e i sindacati ora è scontro sui “bandi di genere”

Il Gazzettino

LA POLEMICA
Anna Hui e Tilda Swinton Leoni d'oro alla carriera. Così, la scorsa estate, la Biennale Cinema annunciava l'attribuzione dei suoi prestigiosi riconoscimenti. Nessuno all'epoca insorse chiedendo di cambiare Leone con Leonessa nel nome del rispetto di genere.
Sei mesi dopo, l'accusa di sessismo arriva dalla Cgil e riguarda la Biennale Danza diretta da Wayne McGregor. Oggetto: la pubblicazione di due bandi in cui si cercano danzatori e non danzatori e danzatrici. Scrive il sindacato: I bandi sono destinati soltanto a professionisti di genere maschile, quasi a confermare le difficoltà del nostro Paese ad attuare valide politiche di genere/pari opportunità. Possibile che alla Biennale non sappiano che esistono anche giovani danzatrici e danzatrici coreografe e che escluderle significa attuare una inaccettabile discriminazione?. Al di là della spiegazione fornita dalla Biennale (Danzatori ricomprende tutti, è semplimente lessico), alla Cgil sarebbe bastato consultare il modulo di iscrizione allegato al bando per verificare che andava messa una crocetta alla voce genere. Con tre possibilità: M di maschio, F di femmina, Altro/Other. «Noi contestiamo la formula comunicativa - ha detto il sindacalista Mario Lumastro - ma il punto vero è che i bandi sono finalizzati alla produzione di veri e propri spettacoli e non prevedono retribuzione». La Biennale replica dicendo che sarà un'occasione formativa, tre mesi di lavoro e residenza offerti per crescere artisticamente. Fatto sta che il sindacato si è rivolto anche al ministro alla Cultura Dario Franceschini facendo presente che i soldi dei contribuenti sono usati per politiche discriminatorie.
Una curiosità: il linguaggio di genere il prossimo settembre declinerà/ucciderà anche i Leoni d'oro? (al.va.)
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