scarica l'app
MENU
Chiudi
19/06/2020

Toscana, Rossi indagato. Lui: calunnie

Corriere della Sera - Marco Gasperetti mgasperetti@corriere.it

Inchiesta sull'assegnazione dell'appalto per gli autobus locali. Le aziende sconfitte accusano il governatore pd
FIRENZE
L'avviso di garanzia della Procura di Firenze per turbativa d'asta, Enrico Rossi lo ha ricevuto martedì mattina. Non se l'aspettava dopo i pronunciamenti favorevoli della giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) e della Corte di giustizia europea. «È l'ultimo giro di boa di un'oligarchia locale passatista e corporativa. Una casta che vuole sopravvivere, cieca, davanti agli interessi dei cittadini e del servizio pubblico», commenta il governatore della Toscana. Che poi annuncia un esposto penale contro i suoi accusatori per omissione di atti d'ufficio e abuso d'ufficio alla quale seguirà anche una denuncia per calunnia.

L'inchiesta, che ha coinvolto Rossi e altre sei persone, affonda le radici nell'annosa e intricata vicenda del bando - da 4 miliardi di lire e di una durata di 11 anni - per il trasporto locale su gomma, gli autobus insomma. La gara fu vinta da Autolinee Toscane, una società del gruppo francese Ratp (che tramite Gest gestisce anche la tramvia di Firenze) che riuscì a superare Mobit, consorzio di imprese toscane attuale gestore del servizio con un altro nome. Seguirono da parte degli sconfitti ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato e infine due esposti alla procura della Repubblica presentati da Cap di Prato e Copit di Pistoia, due delle imprese del gruppo Mobit.


I reati, a vario titolo, ipotizzati per gli indagati, sono falso in atto pubblico, turbativa d'asta, abuso di ufficio e induzione illecita a dare o promettere utilità. A Rossi viene contestata un'intervista a favore del gruppo vincitore rilasciata, secondo i magistrati fiorentini, durante la gara. Ieri però l'avvocatura regionale ha precisato che le dichiarazioni del presidente avvennero «quando l'esame delle offerte con l'attribuzione dei punteggi era già stato concluso».


Enrico Rossi non si limita a difendersi e accusa Mobit di aver usato strumentalmente la giustizia amministrativa perdendo regolarmente tutti i ricorsi. «Così facendo ha ritardato il contratto con l'impresa vincente - sottolinea - e la partenza del servizio di almeno quattro anni provocando un danno alle casse regionali di cento milioni di euro. E adesso per bloccare le regolari procedure, ha fatto anche un esposto alla procura».

Ma è solo una battaglia amministrativo-giudiziaria quella che si sta consumando a Firenze? In tanti se lo chiedono e nei palazzi della politica si vocifera di strane lotte intestine che vedrebbero inconsapevolmente alleati addirittura un parte della destra con una parte del Pd. Fantapolitica, forse.


Mentre sono assolutamente reali le reazioni politiche dell'opposizione. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, ha definito una «vergogna» la vicenda del «il maxi appalto da 4 miliardi assegnato ai francesi (e già questo grida vendetta)». Mentre Giorgia Meloni ha ricordato che Fratelli d'Italia è stata la prima «a sollevare dubbi sull'appalto che ha consegnato in mani francesi il trasporto pubblico locale toscano». Il sindaco di Pisa, il leghista Michele Conti, ha chiesto le immediate dimissioni di Rossi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

La parola

turbativa d'asta

È una fattispecie di reato penale, connessa alle aste e agli appalti pubblici, che è punita dalla legge al fine di garantire il regolare svolgimento delle gare tra più soggetti. Secondo l'articolo 353 del Codice penale se ne rende responsabile «chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni».


Foto:

Presidente
Enrico Rossi,
61 anni, Pd,
è alla guida
della Regione Toscana dal 2010