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22/01/2021

Toscana, le mani dei Casalesi su appalti e lavori pubblici

Corriere della Sera - Marco Gasperetti mgasperetti@corriere.it

Denaro riciclato e investito in immobili. Sequestrati 87 milioni di euro Colletti bianchi Grazie ad alcuni colletti bianchi si erano anche aggiudicati lavori in musei e università
FIRENZE I Casalesi erano arrivati anche in Toscana. E avevano messo le mani su appalti privati e pubblici (persino di musei e università) escogitando, oltre al solito marchingegno delle fatture false o gonfiate, persino un sistema di riciclaggio del denaro con squadre di «bancomattisti prelevatori», ovvero persone povere con il reddito di cittadinanza reclutate e remunerate con basse percentuali.

Il loro compito era quello di prelevare con il bancomat i flussi di denaro di società di comodo che controllavano gli appalti. Soldi che poi venivano riciclati attraverso investimenti immobiliari nelle province di Lucca, Pistoia ma anche a Roma, Modena, Isernia e Caserta. Un tesoro che infine, secondo gli investigatori, finiva nella cassaforte segreta della fazione vicina a Michele Zagaria. «Nessun coinvolgimento da parte delle stazioni appaltanti, risultate tutte estranee ai fatti», precisano comunque gli inquirenti.


Erano così organizzati, i Casalesi insediatisi in Toscana, che erano riusciti per alcune delle loro imprese ad incassare i contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio e finanziamenti garantiti dallo Stato. E per far ciò avevano messo in piedi diverse imprese edili, formalmente gestite da prestanome, che svolgevano lavori sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto. Insomma, un bel business di decine di milioni di euro.


A scoprire i traffici dei camorristi una complessa indagine della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Trentaquattro le misure cautelari con sequestri cautelari per gli indagati di 87,3 milioni di euro.


In galera sono finiti Antonio Esposito detto «'O suricillo», 48 anni, originario del Casertano ma residente in provincia di Lucca; Giuseppe Diana, detto «Peppe 'o biondo», 35 anni casertano; Raffaele Diana, di 38 anni campano ma residente in Emilia e Guglielmo Di Mauro, detto «'O putecaro», 48enne di Napoli. Ai domiciliari Stefano Cicala, 33enne di Lucca; Francesco Diana, 36enne, campano; Amedeo ed Enrico Laudante, 40enni di Caserta; Raffaele Napoletano detto «'O zuoppo», 44 anni, di Napoli, e Stefano Ostento, 51 anni residente nel Pistoiese. Altre 14 persone sono state raggiunte da obbligo di firma e altre misure cautelari e di interdizione. Tra i reati contestati, a vario titolo, associazione per delinquere, riciclaggio, reimpiego di denaro, intestazione fittizia di beni, emissione di fatture per operazioni inesistenti per favorire il clan dei Casalesi.


Il clan, che si avvaleva anche di «colletti bianchi» (due commercialisti campani e un architetto fiorentino originario del Casertano, ritenuti legati alla camorra) era riuscito a lavorare in appalti insospettabili come la ristrutturazione del museo degli Innocenti di Firenze e la costruzione di un polo didattico dell'università di Pisa.


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