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16/07/2020

Torna lo stop per irregolarità non definitive

Il Sole 24 Ore - Gi.L.

imposte e contributi
Anche l'ultima versione del decreto semplificazioni conferma: l'esclusione dalle gare pubbliche per irregolarità fiscali non definitive torna a colpire le imprese italiane.

Il principio, inserito all'articolo 8 del provvedimento, non è infatti nuovo. Era stato già inserito, praticamente identico, nel decreto Sblocca cantieri (Dl 32/2019) poco più di un anno fa e poi cancellato, a causa di una lunga serie di proteste da parte di imprese e giuristi, preoccupati dalle scarse garanzie che la sua applicazione avrebbe offerto.

Ora ritorna e prevede, modificando l'articolo 80 del Codice appalti (Dlgs 50/2016), che un operatore economico «può essere escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto se la stazione appaltante è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare» che l'impresa non ha ottemperato ai suoi obblighi relativi al pagamento di imposte, tasse e contributi previdenziali, anche «non definitivamente accertati». Questo mancato pagamento deve avere i requisiti della gravità: deve, quindi, superare il limite (piuttosto esiguo) di 5mila euro.

La Pa viene così legittimata a escludere un'impresa da un appalto per violazioni ancora soggette a ricorso. Si tratta di una norma che suona strana in un provvedimento di semplificazione. E che nasce da una procedura di infrazione europea. Qualche mese fa Bruxelles aveva avanzato dubbi proprio sulle regole italiane in materia di esclusione dagli appalti. Chiedendoci di intervenire. Così, per la seconda volta, proviamo a farlo. Con una norma che rischia di travolgere il mercato.

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