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04/05/2021

Toh, Fontana innocente per il caso dei camici

Libero - LORENZO MOTTOLA

L'APPALTO ERA TUTTO REGOLARE
Toh, Fontana innocente per il caso dei camici ➔ a pagina 5 ■ Se ad Attilio Fontana avessero regalato un centesimo per ogni volta che sui giornali si è parlato del suo "conflitto di interessi" o di "ombre sull'appalto" per la vicenda dei camici, probabilmente il governatore avrebbe dovuto aprire altri due o tre conti milionari in Svizzera. Ora, però, si scopre che si trattava di accuse infondate. Ieri gli avvocati del politico leghista hanno diffuso una nota per riportare quanto stabilito alcuni giorni fa dall'Autorità anticorruzione. Secondo la delibera, il ruolo del presidente lombardo nella vicenda è stato "insussistente". Il fascicolo (che era stato aperto sulla base di un esposto del Codacons) è stato archiviato perché non si ravvisano "criticità nell'affidamento disposto nei confronti della Dama". Per chi non ricordasse, la società in questione è quella del cognato di Fontana, del quale anche la moglie detiene delle quote (pur non avendo ruoli attivi in società) e che possiede una lunga serie di famosi marchi di moda, come la Paul & Shark. Quando è scoppiata l'epidemia, l'azienda ha deciso di convertire alcune linee produttive per produrre ricercatissimi presidi sanitari: camici, mascherine e così via. Una parte è stata donata a strutture della zona di Varese. Un'altra è stata invece venduta alla Regione, senza effettuare alcuna gara d'appalto. La cosa aveva fatto storcere il naso a molti, anche se il prezzo pattuito non era certo alto rispetto a quello pagato all'epoca dalla Lombardia per prodotti simili. Così, dopo varie polemiche, erano partite delle segnalazioni e delle indagini, una delle quali si è chiusa alcuni giorni fa. «L'Anac ha riconosciuto che la Regione operava in regime di emergenza», spiega l'avvocato Jacopo Pensa, «e al contrario di quanto sostiene il Codacons ha escluso il conflitto d'interessi, che si sarebbe concretizzato solo in caso di un suo intervento diretto che non c'è stato. D'altra parte anche la Procura non ha mai contestato al governatore la turbativa d'asta». Si chiude così uno dei filoni delle famose inchieste contro Fontana, tutte scatenate da servizi giornalistici. Il presidente lombardo è ancora sotto indagine per "frode in pubbliche forniture" sempre per la vicenda del cognato. E questa resta la parte più paradossale della vicenda. Ciò che Fontana ha fatto è stato chiedere al suo parente di non chiedere soldi alla Regione per i camici venduti senza gara (cosa che, come dicevamo, è stata ufficialmente bollata come regolare dall'Anac), trasformando così in donazione la fornitura. Il titolare della Dama ha accettato e ha rinunciato ai soldi. E il governatore ha anche spedito 250mila euro al parente per risarcirlo di quanto aveva perso. Fino a qui tutto regolare. Il problema è che la Dama non ha consegnato l'ultimo lotto di camici che aveva promesso di donare agli ospedali lombardi. Di conseguenza, i magistrati hanno aperto un'indagine. «È in atto una campagna di disinformazione attuata con la propalazione di notizie false o di interpretazioni fondate su fatti non corrispondenti al vero», dicono gli avvocati di Fontana. E per liberarsi di tutto questo fango ci vorranno anni. Per quanto riguarda la politica, invece, la Lombardia si gode i record della campagna vaccinale. Finalmente la "locomotiva d'Italia" può vantare numeri superiori a quelli di tutte le altre regioni sulle somministrazioni degli antivirus. Perfino il consigliere Cinquestelle Buffagni ha affermato che «finalmente qualcosa funziona», anche se ovviamente ne ha attribuito il merito al personale sanitario e non ai politici che hanno gestito la pratica. Di fair play nelle polemiche sulla pandemia in Lombardia non si parla proprio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

La scheda


LA VICENDA Le prime notizie sulla fornitura di camici sono state date da Report all'inizio della scorsa estate. Il 16 aprile la centrale acquisti della Lombardia, Aria, ha assegnato una fornitura per camici e altri dispositivi di protezione a Dama S.p.A., società che produce il marchio di abbigliamento Paul & Shark di proprietà di Andrea Dini e, per il 10 per cento, di Roberta Dini, moglie di Fontana. In tutto si trattava di 82mila pezzi per un valore di 513mila euro ■ LA DELIBERA Per quella fornitura non c'è stata alcuna gara d'appalto, di conseguenza l'associazione dei consumatori Codacons ha presentato un esposto all'Autorità anticorruzione per denunciare l'irregolarità e il conflitto d'interessi. L'Anac ha poi confermato che la procedura era assolutamente corretta. ■

Foto: Il governatore Attilio Fontana (LaPresse)