scarica l'app
MENU
Chiudi
12/06/2020

Test sierologici assegnati senza gara d’appalto Il Tar blocca l’accordo tra San Matteo e Diasorin

Il Giornale - CBas

ACCOLTO IL RICORSO DEI CONCORRENTI DI TECHNOGENETICS
«Illegittimo vantaggio» per il privato. Annullato il contratto del 23 marzo IL VERDETTO «Creati dei vantaggi indebiti» La difesa: «Faremo appello al Consiglio di Stato»
Milano «Modalità illegittime» messe in campo dalla struttura pubblica che hanno determinato «un illegittimo vantaggio» per la controparte privata. Il Tar della Lombardia annulla con un colpo di spugna, e con ampie motivazioni esposte in 48 pagine di sentenza depositata ieri, l'accordo tra la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e la multinazionale Diasorin spa sulla sperimentazione e sullo sviluppo dei test sierologici per individuare gli anticorpi del coronavirus. Il 23 marzo era stato stipulato un contratto e il dg dell'ospedale aveva emesso una «determina». Ora il Tribunale amministrativo della Lombardia dà ragione all'azienda Technogenetics srl, concorrente di Diasorin, che aveva presentato ricorso. La collaborazione per fare partire i sierologici era stata appoggiata dalla Regione in un momento di estrema necessità di test per il tracciamento dei contagi da Covid. L'individuazione dell'azienda con cui procedere è stata fatta senza alcuna «procedura ad evidenza pubblica». Sull'affidamento diretto la Procura ha inoltre aperto un'inchiesta sempre dietro esposto della Technogenetics, rappresentata dallo studio legale Abiosi. «Mediante l'accordo - spiega la sentenza della Prima sezione del Tar - il Policlinico ha consentito a un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura a evidenza pubblica, ancorché non tipizzata, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell'esclusiva disponibilità e commerciabilità dell'operatore stesso». Il presidente Domenico Giordano e l'estensore Fabrizio Fornataro hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei conti, perché «la Fondazione San Matteo ha impegnato risorse pubbliche, materiali e immateriali, con modalità illegittime», dando la possibilità preziosa al privato che presentava un «mero prototipo» di ottenere un kit validato e innovativo, da brevettare e mettere sul mercato. Una volta creati «i nuovi prodotti e conseguita la certificazione Ce, il vantaggio competitivo di Diasorin si è consolidato» e si è creata «un'occasione di guadagno». Tutto questo «a fronte del pagamento di un compenso» al San Matteo, cioè una royalty dell'1 per cento sulle vendite nel mondo (Lombardia esclusa) da destinare alla ricerca. Il contratto, ora dichiarato «inefficace» e stipulato sotto la responsabilità scientifica del primario di Virologia molecolare Fausto Baldanti, è stato stipulato «in violazione dei principi interni e comunitari». Avrebbe al contrario dovuto esserci «una procedura coerente con i principi di trasparenza, proporzionalità, pubblicità, imparzialità, parità di trattamento». La durata dell'accordo era di dieci anni. «Faremo appello con urgenza al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza di primo grado di cui chiederemo la sospensiva, convinti della bontà dell'operato e che l'attività rientra pienamente in quella istituzionale dell'ente», dichiara il presidente della Fondazione San Matteo di Pavia Alessandro Venturi. Che aggiunge: «I test vanno avanti a prescindere», in quanto la sentenza è «irrilevante» rispetto all'esecuzione delle analisi sierologiche sulla popolazione. Mentre Diasorin scrive in una nota che ha accolto «con sorpresa» la decisione del Tar. «La società - si sottolinea - ribadisce di avere sempre operato nell'ambito della correttezza e del pieno rispetto delle regole e di aver già dato ai propri legali mandato di proporre immediatamente appello avanti il Consiglio di Stato». E Technogenetics commenta così: «La sentenza parla da sé. Ci riteniamo soddisfatti perché accoglie in pieno le principali istanze contenute nel ricorso che abbiamo presentato».