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17/03/2021

Terzo Valico, in 30 a processo Imputati Salini e i Monorchio

Il Secolo XIX - Matteo Indice

Matteo Indice / genovaMolte gare per il Terzo valico ferroviario, in particolare per la realizzazione dei tunnel a cavallo tra Liguria e Piemonte, sono state truccate in modo «costante». Partendo da questa premessa ieri il giudice dell'udienza preliminare genovese Filippo Pisaturo ha rinviato a giudizio oltre trenta persone, tra i quali alcuni nomi molto noti nel panorama delle infrastrutture italiane: Pietro Salini, amministratore delegato di WeBuild, il colosso delle costruzioni che ha realizzato il nuovo ponte di Genova (addebito di turbativa d'asta); Giandomenico Monorchio (nel mirino per turbativa d'asta e un episodio di corruzione), imprenditore nel campo della progettazione e figlio dell'ex ragioniere generale dello Stato Andrea (a sua volta inquisito ma solo per turbativa d'asta, poiché gli avrebbe fatto da sponsor); Ettore Incalza, storico grand commìs delle maxi-opere, che si sarebbe speso sempre per Andrea Monorchio (addebito di turbativa d'asta); gli imprenditori Stefano Perotti e Duccio AstaldiL'inchiesta, che ha avuto un iter a dir poco travagliato, potrebbe tuttavia infrangersi contro lo scoglio della prescrizione, che per la stragrande maggioranza delle contestazioni scatterà entro la metà dell'anno prossimo.Nel mirino della Guardia di finanza e dei pubblici ministeri Francesco Cardona Albini e Paola Calleri era finito il sistema con cui venivano smistati gli appalti da parte del general contractor individuato dallo Stato per la realizzazione della nuova ferrovia (53 chilometri di cui 37 sotterranei, valore superiore ai sei miliardi). Tutto ruota intorno al Cociv, consorzio formato in origine da Salini-Impregilo, Società condotte d'acqua e Civ: tre soggetti privati che, proprio nel particolarissimo ruolo di general contractor, si sono trovati a gestire un fiume di denaro pubblico. Ed è per questo che la Cassazione ha assimilato i suoi vertici e componenti a manager e funzionari «incaricati di pubblico servizio». L'indagine, nella quale erano confluiti pure i filmati di mazzette consegnati ad alcune figure di secondo livello, era nata a Genova poiché qui aveva sede il Cociv, ma si è a un certo punto ramificata anche tra Roma e Firenze. A inguaiare Salini nel filone genovese è in particolare una telefonata con l'ex presidente Cociv Michele Longo (anch'egli rinviato a giudizio). Il primo chiedeva di escludere il cugino Claudio, che aveva lasciato nel 2005 l'azienda di famiglia per crearne una autonoma ed è poi deceduto in un incidente stradale, e il secondo lo rassicurava. I legali di Salini hanno sempre ribadito che nella conversazione contestata il loro assistito si raccomandava semplicemente di scegliere società in grado d'essere efficienti, capaci di gestire maxi-appalti «e immuni dal sospetto d'un potenziale conflitto d'interesse». E ieri sempre Salini, contattato tramite il suo staff, ha rimarcato che «in tutte le conversazioni contestate si fa riferimento ad appalti ormai non modificabili: ci sarà modo di dimostrare la buona fede durante il processo». Tra le conversazioni-chiave che saranno discusse in aula ne figura inoltre una tra l'ex presidente Cociv Longo e l'ex numero due Ettore Pagani, che a parere dell'accusa si prodigavano in tutti i modi per far vincere l'appalto del «lotto Libarna» (60 milioni) a una ditta specifica: «Ha presentato un'offerta un po' azzardata - diceva il facilitatore della Oberosler, che doveva scalzare a tavolino la Salc secondo la Finanza sgradita ai vertici Cociv - ma sai se vuoi entrare, amico mio...». E Pagani lo confortava: «Eh be', devi forzare, eh eh...». In un altro passaggio, di nuovo Longo si vantava di usare a sua discrezione alcune facoltà di verifica, in realtà previste dalla legge, per estromettere a piacimento le imprese non gradite.Prosciolto da ogni addebito invece Alberto Rubegni, oggi presidente del colosso infrastrutturale Astm (Gruppo Gavio), in precedenza coinvolto nelle indagini. --© RIPRODUZIONE RISERVATA