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16/03/2021

«Teredini, problema superato ma tutti fanno finta di nulla»

La Nuova Venezia - Eugenio pendolini

L'accusa dell'architetto Castagna, che ha brevettato le "bricole graffettate" che potrebbero fermare i molluschi che divorano i 50 mila pali della laguna la querelle
venezia«Il problema delle teredini non esiste più dal 2011, quando è stato depositato il brevetto e il Cnr ne ha attestato la validità. Eppure si fa finta di nulla. Si può mettere in acqua un legno che resiste trent'anni». L'atto di accusa porta la firma di Sandro Castagna, l'architetto ideatore di un brevetto per il trattamento anti teredine per le bricole grazie all'inserimento di punti in metallo (tecnicamente graffettatura) nei pali. Semplificando, l'ossido di ferro rende i pali poco appetibili per i molluschi.Proprio l'incubo delle palificazioni è finito al centro di un recente studio del Cnr di Venezia che conferma nuovamente la presenza stabile e invasiva anche delle cosiddette teredini egiziane, una tipologia ancor più aggressiva in laguna da una decina d'anni. Un problema non da poco per le 50 mila briccole presenti in laguna, tra quelle in legno che vengono erose nel giro di due-tre anni e quelle realizzate in materiali sintetici come guaine termo-restringenti e poliuretano. La vicenda affonda le radici nel "Protocollo d'intesa relativo alla possibilità di utilizzo di tipologie di pali in materiale diverso dal legno naturale nel contesto lagunare", firmato nel 2011 da Comune, Soprintendenza e Provveditorato alle opere pubbliche e poi rinnovato nel 2015. Con l'obiettivo di rinforzare pali e briccole dall'attacco delle teredini, venne dato il via libera a materiali sintetici, come guaine termo-restringenti e poliuretano. Il protocollo fu impugnato davanti al Tar, che respinse però il ricorso per vizi di forma e senza entrare nel merito. «Il brevetto però», aggiunge Castagna, «non è mai stato inserito nei documenti degli appalti e nelle schede tecniche del protocollo del 2011. Negli anni la plastica ha continuato a proliferare, in spregio sia a direttive ministeriali ed europee che ne bandiscono l'uso, sia al principio di precauzione e del chi inquina-paga. Perché si continuano a fare gare anziché una trattativa negoziata verso chi ha un prodotto infungibile, come dichiarato dall'Avvocatura di Stato e come previsto dall'articolo 63 del codice degli appalti con la presenza di brevetti?».Punto, questo, messo nero su bianco dallo stesso Provveditorato, in una lettera del luglio scorso inviata al Consorzio Venezia Nuova, concessionario per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia. Nel corso degli anni, la vicenda è corsa in parallelo nelle aule giudiziarieNel 2019 è stato presentato un esposto in Procura sulla contraffazione delle palificazioni graffettate in laguna. Nel settembre dello stesso anno, secondo esposto al Noe dei carabinieri sulla presenza massiccia della plastica tossica in laguna. Infine, nel 2020 sul tavolo della Corte dei Conti il finanziamento da oltre 1 milione e 300 mila euro di fondi per l'acqua alta stanziati per l'esercito di 800 pali in rovere nuovi di zecca che dovranno sostituirne altrettanti corrosi in laguna per garantire la sicurezza dei canali e della navigazione. In ballo, secondo le associazioni firmatarie dell'esposto (Caal, Venezia Cambia, Eco Istituto del Veneto, Italia Nostra), ci sarebbe un danno per le casse pubbliche di 5 milioni di euro, se si considerano solo le briccole in procinto di essere piantate in laguna. Ma che salirebbe addirittura a 91 milioni se si applicasse lo stesso modus operandi per le decine di migliaia di pali in laguna. --Eugenio pendolini © RIPRODUZIONE RISERVATA