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15/09/2020

Teatro di Roma in crisi, un unico nuovo direttore per cambiare davvero

Il Messaggero - Katia Ippaso

IL CASO / Agenda
UN'ISTITUZIONE COSÌ PRESTIGIOSA DEVE POTER CONTARE SU UNA SOLA AUTOREVOLE FIGURA IN GRADO DI SVOLGERE TUTTE LE FUNZIONI BARBERIO CORSETTI DOPO AVER LASCIATO PER APPALTI IRREGOLARI IL RUOLO DI MANAGER DEVE LASCIARE ANCHE QUELLO ARTISTICO
Il Teatro di Roma sta affrontando forse uno dei suoi momenti di maggiore crisi e sbandamento. E non è solo colpa del lockdown. L'emergenza causata dal Covid, ha messo in ginocchio una realtà già sofferente. Sono pochi e incerti i segnali di ripresa. E cosa succede nello stabile capitolino? Succede che non c'è un direttore da febbraio. Giorgio Barberio Corsetti è stato costretto dal cda a dimettersi dalla direzione amministrativa, dopo aver firmato durante la sua gestione nove affidamenti diretti alla stessa ditta, aggirando con questo sistema di frammentazione la norma sugli appalti che prevede gare per appalti superiori a 40 mila euro. IL BANDO Il bando che era stato indetto per la ricerca di un nuovo responsabile tecnico è scaduto il 1° settembre, ed è probabile che entro la prossima settimana verrà annunciata la terna dei candidati concorrenti per quel ruolo. Ma siamo sicuri che è di questo che ha bisogno la città di Roma: un profilo tecnico? E quale poi? Magari uno suggerito da Corsetti stesso? Per carità. PERCHÉ? Perché le due figure dovrebbero essere scorporate? Perché mai nella Capitale non dovrebbe esserci una direzione in grado di assumere su di sé entrambe le cariche, facendo sentire gli spettatori i veri interlocutori, gli unici destinatari di ogni gesto teatrale? Il problema non è solo formale, ma sostanziale. Per capire meglio lo stato delle cose, facciamo un paragone con il Piccolo di Milano. Anche lì, dopo le dimissioni anticipate di Sergio Escobar, si sta cercando un successore all'altezza. Sono stati fatti nomi come quello di Claudio Longhi, direttore dell' Ert-Emila Romagna Teatro, professore ordinario di Lezioni di regia all'Università di Bologna, una vita come assistente a fianco di Luca Ronconi, e una storia significativa come regista. È facile a questo punto chiedersi: perché dal cilindro del totonomine che riguarda il futuro del teatro capitolino non riesca ad emergere un nome paragonabile? LA STORIA Vale la pena ricordare che il Teatro di Roma ha una lunga e significativa storia. Fondato come teatro stabile della capitale nel 1964 presso il Teatro Valle, nel 1972 prende il nome di Teatro di Roma, trasferendosi nella sede storica del Teatro Argentina. Il primo direttore artistico fu Vito Pandolfi, autorevole regista e critico teatrale, sui cui libri ancora studiamo. Negli anni, il Teatro Argentina è stato diretto da Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia. È possibile che non si riesca a trovare per questa nostra città una figura in grado di gestire questo tipo di eredità? Un nome autorevole, esperto, competente. Roma lo merita. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: A destra, la facciata del Teatro Argentina A sinistra il regista e direttore artistico Giorgio Barberio Corsetti