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01/10/2018

«Tav e Terzo valico sono bloccati M5S vuole tornare alla pastorizia»

Il Mattino

Francesco Pacifico
«Ho letto l'intervista al Mattino del sottosegretario Rixi: sul Terzo Valico e sul Codice degli appalti questa maggioranza mente». Parola di Stefano Esposito, ex responsabile trasporti del Pd, che più di altri si è battuto in Piemonte per sbloccare la Tav Torino-Lione.
Il governo dice che il Terzo Valico va avanti.
«La verità è che abbiamo rischiato di perdere 150 posti. È quasi completato il quarto lotto della linea ferroviaria e doveva essere consegnato il quinto lotto, sbloccando le risorse. Che ci sono perché lo scorso 27 luglio il Cipe ha autorizzato la delibera per i finanziamenti approvato dal governo Gentiloni. Ma per far partire i cantieri, il general contractor Cociv deve avere l'autorizzazione dalla stazione appaltante, Rfi. Che a sua volta non può farlo se non gli girano i finanziamenti».
Il governo replica che i soldi sono stati sbloccati.
«Falso e sono pronto a confrontarmi pubblicamente con il ministro Toninelli o il viceministro Rixi. Qui il problema è che Cociv, siccome il codice degli appalti prevede che il 60% di un'opera venga realizzata attraverso gare a evidenza pubblica, aveva raggiunto il tetto per fare il 40% in house. In questa modalità operano le aziende, dove lavorano i 150 dipendenti che hanno rischiato il posto».
Quindi?
«Quindi la situazione si è sbloccata grazie a Rfi, non al governo, che in qualità di stazione appaltante venerdì ha autorizzato Cociv a superare la quota del 40% sul quarto lotto. Soltanto grazie a questo escamotage, che però vale per tre mesi, i 150 lavoratori non sono stati licenziati».
Ci sono nubi anche sulla Tav.
«Va riconosciuto a Toninelli di aver raggiunto un altro positivo: ha bloccato l'opera congelando l'appalto da 2,3 miliardi, che doveva partite entro fine settembre. E non è vero come dicono in maggioranza che le responsabilità sono della Francia: Parigi, come avevamo fatto noi un anno fa in Italia, sta soltanto rivendendo il progetto della tratta nazionale, non fermando i lavori, sul lato francese si continua a scavare».
Lei prima ha citato il Codice degli appalti.
«Anche su questo versante il governo fa disinformazione sostenendo che ha bloccato le opere. Gli ultimi dati, aggiornati al luglio del 2018, dicono che gli appalti e i bandi sono cresciuti del 35%. Per le maxi opere abbiamo avuto il 47% di gare in più ed è salito (a 3,858 miliardi) del 48% il loro valore. Stesse percentuali anche per i piccoli lavori. Ma, poi, invece di criticarlo, il governo avrebbe potuto utilizzare il Codice per gli appalti per ricostruire più velocemente il Ponte Morandi».
Come?
«Il codice permette di nominare un commissario per l'opera, che gestendola in prima persona e utilizzando i soldi di Autostrade, avrebbe già potuto far ripartire la progettazione».
Come giudica l'atteggiamento della maggioranza sulle opere pubbliche?
«Anomalo. Da una parte ci sono i Cinquestelle che ci vorrebbero far tornare all'agro-pastorizia e sono contrari a strade, ferrovie o porti. Dall'altra, almeno a parole, c'è la Lega, che vuole incrementare le infrastrutture. Il risultato è che le principali opere sono ferme e che i grillini prevalgono sul Carroccio».
Ufficialmente nulla è fermo, si aspettano soltanto le valutazioni delle commissioni che al Mit fanno l'analisi tra costi e benefici.
«Non c'è alcun bisogno di ulteriori verifiche, perché tutte le opere sono state già oggetto di un'analisi costi-benefici. La Torino Lione ne ha avute sette negli ultimi dieci anni, l'ultima 12 mesi fa».
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