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24/01/2019

Tassa sui porti, fronte comune Roma-Madrid

Il Secolo XIX

La Commissione europea ne chiede il pagamento dal 2020, Spagna e Italia la contestano e cercano una linea per rispondere a Bruxelles
IL CASO Alberto Quarati / Sar à il dipartimento per le Politiche europee presso la presidenza del Consiglio a sondare con la Spagna un percorso comune per far fronte alla richiesta, avanzata ai porti italiani e iberici dalla direzione Concorrenza della Commissione europea, di versare l'imposta sul reddito da concessioni e autorizzazioni portuali. Cos ì spiega il vice-ministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, alla fine della prima conferenza di coordinamento fra le AutoGENOVA rit à di sistema portuale del governo gialloverde, organismo di dialogo tra ministero e porti istituito dalla riforma Delrio del 2016. Un momento di incontro nel quale sono state tracciate le priorit à per la portualit à italiana, che si articoleranno su tre gruppi di lavoro separati, spiega Rixi: « Uno proprio sul tema della fiscalit à , uno sui dragaggi, e uno sulle semplificazioni da apportare su codice Appalti, legge Madia e ordinamento del lavoro pubblico per quanto riguarda i porti » . Saranno invece gli uffici del ministro Paolo Savona ad affrontare il dossier spagnolo, questione scottante perch é la Commissione a inizio mese è tornata sul tema, chiedendo a Roma e Madrid di riscuotere l'imposta sui porti gi à dal 2020. Entrambi i Paesi tuttavia contestano Bruxelles: essendo enti controllati dallo Stato, si è fatto notare a più livelli di governo e da Assoporti, la tassa sarebbe una partita di giro per la pubblica amministrazione e un balzello in più che servirebbe a rendere più costosi i porti mediterranei, gi à schiacciati dalla concorrenza di quelli del Nord - che pagano l'imposta, ma sono controllati da societ à private con partecipazioni pubbliche al loro interno. Proprio per questo ieri Rixi ha anche ribadito la volont à , da parte del ministero, di lasciare pubblica la natura delle Authority italiane, spiegando che la sua proposta di un'eventuale Societ à per azioni è una proposta finalizzata a snellire le procedure operative degli enti. LA GUERRA SU TIRRENIA Mentre la Corte di Giustizia Ue riapre la possibilit à alla societ à Traghetti del Mediterraneo, fallita nel 1981, di chiedere il risarcimento danni per la mancata denuncia da parte dello Stato delle sovvenzioni a Tirrenia negli anni Settanta (le richieste danni non hanno prescrizione), proprio sul tema dell'ex controllata pubblica ieri è tornata a sanguinare la lacerazione tra gli armatori italiani, con la Confitarma che fa quadrato intorno al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, accusato di « demagogia elettorale » dall'armatore Vincenzo Onorato, titolare della Tirrenia e della convenzione pubblica da 72 milioni l'anno per i collegamenti in continuit à territoriale con la Sardegna, bollati come « monopolio » dallo stesso ministro. Confitarma ha accusato Onorato di falsare i numeri sui marittimi disoccupati, Onorato ha definito il presidente dell'associazione Mario Mattioli « portavoce di Manuel Grimaldi » suo arcinemico. La Assarmatori, che riunisce gli armatori italiani dissidenti da Confitarma, a sua volta ha difeso Onorato. Da notare tuttavia che in calce alle pur bellicose dichiarazioni ufficiali ci sono proposte, ispirate a Spagna e Corsica, per superare l' impasse e modificare la convenzione Tirrenia alla sua scadenza nel 2020. -

Foto: Il vice-ministro Edoardo Rixi