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01/07/2019

Tariffe minime non applicabili se l’appalto è già in essere

Il Sole 24 Ore

Appalti / A cura di Mario Maceroni / [1442]
Nell'ambito di un contratto d'appalto per servizi di facchinaggio, posso obbligare la committente a riconoscermi l'applicazione delle tariffe minime determinate dall'Ispettorato territoriale del lavoro? In caso negativo, come posso tutelarmi per essere in regola con un eventuale controllo da parte degli istituti competenti? M.L. - PADOVA La risposta è negativa dato che si è instaurato tra le parti un contratto sulla scorta di un'offerta accettata dalla stazione appaltante in base alle norme che hanno presieduto alla gara, conformemente alle regole positive della scelta del contraente. Ne consegue che la committente non può procedere in alcun modo alla modifica del prezzo. Del resto, pur essendo dichiarate inderogabili, le tariffe minime per lavori di facchinaggio determinate, con apposito decreto dall'Ispettorato nazionale del lavoro, nella sostanza in sede di gara pubblica d'appalto, un'offerta non può ritenersi anomala, ed essere esclusa, per il solo fatto che il costo del lavoro sia stato calcolato secondo valori inferiori a quelli risultanti dalle tabelle ministeriali o dai contratti collettivi: perché possa dubitarsi della sua congruità, occorre che le discordanze siano consideconsiderevoli e palesemente ingiustificate (Consiglio di Stato, pronuncia /). Per effetto di tale disposizione, il costo del lavoro è ritenuto indice di anomalia dell'offerta quando non risultino rispettati i livelli salariali che la normativa vigente rende obbligatori. Al riguardo si precisa che le tabelle ministeriali di riferimento si limitano a indicare il costo medio del lavoro nell'anno di riferimento, relativamente all'area territoriale e al settore merceologico interessato. Il quadro normativo non risulta mutato con l'entrata in vigore del Codice degli appalti, di cui al Dlgs /, che costituisce un indubbio parametro interpretativo di riferimento. La disposizione di cui all' articolo , comma , lettera d), del citato Codice, è stata ritenuta (Tar Roma, dicembre ) «erroneamente formulata laddove afferma che l'offerta è anormalmente bassa e, quindi, deve essere esclusa, quando il costo del personale è inferiore ai minimi salariali retributivi indicati nelle apposite tabelle periodicamente emesse dal ministero del Lavoro il costo del personale, sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi, delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali. Trattasi di tabelle, predisposte sulla base dei valori economici dalla norma elencati, che stabiliscono il costo medio orario del lavoro che è cosa ben diversa dal trattamento minimo salariale stabilito dalla legge o dalla contrattazione collettiva, al quale solo si riferisce la previsione d'inderogabilità di cui all'articolo , comma , del Dlgs /. Sulla base di tali considerazioni la giurisprudenza è giunta così ad affermare, con orientamento consolidato, anche sotto la vigenza del nuovo Codice appalti, «che i costi medi della manodopera, indicati nelle tabelle ministeriali, non assumono valore di parametro assoluto ed inderogabile, ma svolgono una funzione indicativa, suscettibile di scostamento in relazione a valutazioni statistiche ed analisi aziendali evidenzianti una particolare organizzazione in grado di giustificare la sostenibilità di costi inferiori» (tra le altre: Consiglio di Stato, / e /). Esprimendo solo una funzione di parametro di riferimento è allora possibile discostarsi da tali costi, in sede di giustificazioni dell'anomalia dell'offerta, sulla scorta di una dimostrazione puntuale e rigorosa (Tar Roma, /). Dimostrazione, si aggiunge, che dovrebbe essere tanto più rigorosa quanto maggiore è lo scostamento dai costi medi tabellari. Tali considerazioni, pertanto, possono essere esposte agli enti di controllo, in caso di eventuali contestazioni da parte di questi ultimi.