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22/09/2021

«Tanti progetti ma mancano visione politica e norme attuali»

Il Sole 24 Ore - Supplemento - Paola Pierotti

L'INTERVISTA A MATTEO SCAGNOL
Progettare, ma soprattutto costruire scuole è stata per noi l'attività centrale dello studio dalla sua fondazione nel 2002. Nell'ambito di concorsi nazionali ed internazionali abbiamo superato il centinaio di progetti e ad oggi siamo riusciti a completare io scuole. Altre 5 sono in cantiere». Matteo Scagnol, partner con Sandy Attia dello studio Modus Architects, con sede a Bressanone, racconta, al Sole 24 Ore, l'impegno del proprio studio con base a Bressanone, sul tema dell'architettura scolastica, lo stato dell'arte, le criticità e le sfide. Perché l'Alto Adige è stata la prima a dare una lezione sulla qualità del progetto per le scuole? Perché ha creduto nell'architettura e nello strumento del concorso in una forma snella, trasparente come iter progettuale nel trovare il progetto migliore per ogni singola scuola e soprattutto perchè dopo il concorso l'architetto vincitore ha portato a termine anche la costruzione, cosa fondamentale per la buona riuscita del processo, dove contano le relazioni con gli insegnati, le amministrazioni e gli scolari. Cosa significa progettare oggi una scuola? La scuola flessibile, la scuola-comunità, la scuola paesaggio dell'apprendimento, messaggi bellissimi e accattivanti che si sono susseguiti negli anni recenti, con varie declinazioni, ma il nocciolo della questione è che ormai in Italia, la scuola è l'unico edificio pubblico che viene costruito e a cui viene data attenzione. Meno evidenza viene data a municipi, musei, tribunali, chiese e biblioteche, tanto che la scuola deve accollarsi tutte le responsabilità espressive e identitarie di una società. Un enorme peso oltre a quello a cui deve assolvere. Un'impresa molto pericolosa per gli architetti visti i limiti finanziari che ne definiscono il campo di azione. Avete lavorato anche su scuole esistenti. Come si interviene sul già costruito? Con amore e rispetto. Gli edifici brutti e costruiti male devono essere demoliti e ricostruiti se necessario, mentre l'enorme patrimonio di stupende scuole soprattutto dell'inizio secolo scorso sono delle madri che permettono quella filiazione caratteristica precipua dell'architettura italiana. L'aura di un edificio antico non la si può cancellare e l'esperienza per un bambino di formarsi tra vecchie mura crediamo sia un dono assoluto. Cosa significa "innovazione" nelle scuole, alla luce della vostra esperienza? La scuola innovativa di Greta Thunberg è sulla strada e Giancarlo De Carlo ne sarebbe d'accordo. Oppure un campus scolastico all'interno di un paese abbandonato dell'Irpinia. L'innovazione nasce da atti radicali. Ma a che punto siamo con la normativa? L'ultimo tentativo di aggiornare e modificare l'inadeguata legge del '75 l'ha tentato invano sette anni fa l'allora coordinatrice della struttura di missione sull'edilizia scolastica Laura Galimberti (oggi assessore a Milano, ndr ), con la quale ci siamo confrontati e alla quale avevamo presentato le "Direttive per l'edilizia scolastica della Provincia di Bolzano" data la loro ottima attuazione con un'impostazione snella, chiara e flessibile ad assorbire eventuali eccezioni sia in termini tecnologico-impiantistico, sia in termini di indirizzo pedagogico specifico del progetto da realizzare. Ma serve una volontà politica unitaria. Le criticità in Italia? Ne porto una esemplare che abbiamo vissuto con il Comune di Milano. Dopo esserci aggiudicati il primo premio ad un concorso per il complesso scolastico Scialoia e aver consegnato il progetto preliminare, l'amministrazione, con la scusa dell'emergenza e dei tempi ridotti per assicurarsi i finanziamenti, ci ha "scaricato" attuando in deroga al bando di concorso e alla normativa europea una gara di appalto integrato per le imprese. Procedura che potrebbe essere accettabile dove la complessità tecnologica in campo è preponderante, ma in una scuola la figura dell'architetto e di chi ha generato il progetto è fondamentale per portare completare e far crescere un progetto di qualità. La semplice conclusione è che in Italia la maggiore criticità è che l'architetto per le Pa è un problema, più che una risorsa. All'estero ci sono studi specializzati sul tema, perché trovano mercato? Dove c'è richiesta c'è mercato. Un esempio tra i tanti, Rosan Bosch Studio lavora principalmente per istituti privati, sull'allestimento degli spazi interni che è difficilmente paragonabile con la realtà delle nostre strutture pubbliche dove la qualità degli arredi e gli spazi interni raccoglie le briciole del budget previsto. Oggi in Italia l'arredo scolastico è concepito semplicemente come fornitura tipo "Consip" e non come una come parte progettuale integrata per un concetto totalizzante della scuola. Quali sfide, quindi, per le amministrazioni? Le gare di servizi devono essere abolite punto e stop. Non si fa architettura in questo modo. Si fanno sconti, ma si ottengono progetti commerciali. La chiave del problema è il codice degli appalti. Le Pa dovrebbero seguire i processi, non progettare gli edifici, lasciando questo compito ai professionisti, controllare e verificare il loro operato, delegare lo sviluppo delle varie fasi progettuali e se ne hanno la capacità la direzione lavori. Modus ha sempre lavorato in team interdisciplinari, quale plus? Negli anni quello che sembrava un confronto tra mondi opposti sta divenendo un sodalizio naturale dove ad esempio l'architettura rincorre il mondo della pedagogia nel suo continuo evolvere. Non sempre la raggiunge, ma è anche vero che una buona architettura ha la capacità di assorbire i cambiamenti radicali senza compromettersi. Oggi il tema più innovativo è la scuola verde, la "scuola serra", dove le piante diventano nuovi compagni di classe degli alunni per un arricchimento non solo percettivo, ma anche nel senso della cura verso quello che è l'aspetto più debole nei nostri giorni: la natura.

Foto: Matteo Scagnol. Partner dello studio Modus Architects