MENU
Chiudi

Tanti incontri per la frana sulla A18 occorrono però interventi risolutivi

14/03/2018

Quotidiano di Sicilia

MESSINA - Disastro ambientale, peculato e falso in atto pubblico. Sono queste le accuse che il Gip del Tribunale di Messina ha mosso nei confronti di dirigenti del Cas e di un imprenditore che eseguì i lavori di somma urgenza per mettere in sicurezza la famosa frana che, nell'ottobre del 2015, si riversò sulla carreggiata dell'autostrada A18 in prossimità di Letojanni. Le indagini erano partite dal Comando dei Carabinieri di Taormina, coadiuvati dalla Procura della Repubblica, e hanno permesso di accertare appunto che nella fase di emergenza in cui si dovevano accelerare i tempi per riaprire il traffico autostradale - col doppio senso di circolazione nella carreggiata a valle, come ancora oggi si presenta - furono compiuti una serie di illeciti sui lavori appaltati per 500 mila euro. Due dirigenti del Consorzio autostrade siciliane sospesi dall'esercizio pubblico per un anno, che avrebbero omesso il controllo sull'impresa appaltante sostenendo costi ingiustificati. In particolare, permettendo che la progettazione venisse redatta da un geologo e da un'ingegnere scelti dall'impresa, per poi far comparire sulle carte, non solo che il progetto era stato seguito dal Cas, ma che anche il compenso dei professionisti toccasse all'ente regionale, tramite una perizia di variante e contabilità modificate a pennello. Da qui il reato di peculato e falso in atto pubblico contestato dal Gip. Per quanto riguarda l'impresa esecutrice dei lavori invece, il Tribunale ha notificato al titolare, di Letojanni, lo stop a esercitare l'attività per otto mesi, perché le opere di messa in sicurezza sarebbero state eseguite con materiali di scarsa qualità, mettendo a repentaglio l'incolumità di automobilisti e residenti della zona e traendo guadagni ingiusti. I fatti, lo ricordiamo, si riferiscono ai lavori che seguirono alla frana del 4 ottobre 2015, quando a causa di un'incredibile pioggia torrenziale venne giù un'intera collina, che si riversò proprio sull'intera carreggiata lato monte della A18, poco prima dello svincolo di Taormina. Erano i giorni neri della viabilità siciliana, gli stessi che videro il crollo del viadotto Himera sulla A19, e in cui l'ex presidente della Regione Rosario Crocetta, sollecitato dal ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio, anche in vista del G7 di Taormina, dichiarava "il governo regionale e il Cas assicurano la tempestiva realizzazione delle opere, per un rapido ritorno alla normale viabilità nel giro di poche settimane". In realtà sono passati due anni e mezzo e, a parte i lavori di messa in sicurezza - adesso contestati dal Tribunale - la frana si trova ancora lì, in attesa che Cas, Regione Siciliana e Protezione civile trovino il bandolo della matassa per bandire i lavori e togliere dalla strada quella che sta diventando sempre più una delle tante vergogne isolane. Il progetto più ampio prevede un consolidamento della frana, in modo tale da allargarne la portata e far passare sotto due gallerie a sostegno delle carreggiate. In questi anni si sono susseguite diverse riunioni per definire i costi e, soprattutto, chi dovrebbe sostenerli, considerando che la formula dello stato di calamità naturale è riconducibile a Palazzo Chigi, ma la gestione delle autostrade siciliane è regionale. Rosario Crocetta era commissario del dissesto idrogeologico, ma il commissariamento, invece di velocizzare i tempi, aveva rallentato lo stanziamento dei fondi. Si parlava inizialmente di 8 milioni di euro, da dividersi a metà tra Roma e Palermo. Poi è entrata in ballo la nuova legge sugli appalti che prevede un'ulteriore restrizione per derogare alle normali procedure di gara. Dalle ultime riunioni poi, la cifra sarebbe lievitata a 12,5 milioni, dei quali 9 a carico del Cas e 3 e mezzo della Protezione Civile. Quando sembrava tutto pronto per bandire l'opera ecco infine la notizia sugli illeciti che causeranno certamente ulteriori ritardi. La frana intanto resta lì, simbolo di una Sicilia che non vuole mai ripartire. Massimo Mobilia Twitter: @MassimoMobilia

14 Mar
La Sicilia - MARIO BARRESI NOSTRO INVIATO 'ILLEGALITÀ . L LE CARTE A FILIERA DELL Il gip: «Una riserva per tangenti e per corrompere funzionar [...]
14 Mar
Corriere della Sera - Armando Di Landro L'allarme buche La qualità e la resistenza entrano in competizione con le offerte economiche: era ora. G [...]

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore