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23/01/2021

Tangenti nelle basi della Marina il processo è entrato nel vivo

La Gazzetta Del Mezzogiorno

LA PRIMA INCHIESTA SUGLI APPALTI SOSPETTI IERI IN AULA LA TESTIMONIANZA DI UNO DEGLI INVESTIGATORI CHIAVE
VITTORIO RICAPITO l Entra nel vivo il processo legato alla prima inchiesta sulle tangenti nelle basi della Marina militare a Taranto. Ieri è stato ascoltato in aula l'ufficiale dei carabinieri Pietro Laghezza, che all'epo ca si occupò delle indagini culminate con l'arresto in flagranza del capitano Roberto La Gioia, sorpreso nel suo ufficio a marzo 2014 proprio subito dopo aver intascato una tangente. La Gioia, processato con rito abbreviato, è stato condannato a otto anni di reclusione. A processo sono finiti gli ex vice direttori di Maricommi Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna, gli ex comandanti del 4° e 5° reparto, Giovanni Cusmano, Alessandro Dore e Giovanni Caso, l'ufficiale di Stato Maggiore Attilio Vecchi e un dipendente civile della base, Leandro De Benedectis. Per tutti l'ac cusa è di concussione. Avrebbero imposto la tangente fissa del dieci per cento su ogni gara agli imprenditori che partecipavano, dietro minaccia di escluderli dal giro di affari con la Marina. L'investi gatore in aula ha ripercorso le tappe fondamentali dell'inchiesta, all'epoca coordinata dall'attuale procuratore facente funzione Maurizio Carbone. Ha ricostruito i dettagli dell'operazione che portò all'arresto in flagranza, il denaro trovato nella cassaforte dell'uffi ciale insieme allo schema, contenente alcune sigle, in base al quale sarebbero poi state ripartite le bustarelle. Giovedì prossimo verrà ascoltato in aula l'imprenditore che per primo denunciò le richieste di denaro da parte dei vertici della base. Proprio le dichiarazioni delle presunte vittime saranno al centro di buona parte del dibattimento. Secondo alcuni difensori degli imputati, tuttavia, gli imprenditori hanno cambiato più volte versione. Resta, tuttavia, la confessione del capitano La Gioia che dopo l'ar resto svelò agli investigatori come funzionava il sistema del «dieci per cento», la tangente fissa sugli appalti imposta ai fornitori della base tarantina dietro minaccia di essere esclusi dal giro o di subìre rallentamenti nei pagamenti. L'in chiesta, durata circa due anni, ha portato a ben tre ondate di arresti e sequestri per mezzo milione di euro. Le tangenti, secondo la procura ionica, non si sono fermate neanche dopo l'arresto del capitano La Gioia. Al contrario si è creato un cartello di imprenditori che pagando tangenti continuava a pilotare le gare d'appalto. A settembre 2016 è stato arrestato Giovanni Di Guardo, nuovo comandante di Maricommi, mandato dalla Marina militare a fare pulizia dopo lo scandalo delle tangenti. Anche lui pizzicato con una bustarella per pilotare una gara d'appalto da 11 milioni di euro. LA PRIMA INCHIESTA SUGLI APPALTI SOSPETTI A processo, tra gli altri, sono finiti gli ex vice direttori di Maricommi Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna