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25/06/2020

Tangenti e appalti truccati per la metro I tredici arresti che spaventano Milano

La Stampa - MONICA SERRA

Per i giudici a guidare "l'associazione a delinquere" c'era Paolo Bellini dirigente Atm da 24 anni
MILANO Era in Atm da ventiquattro anni. E dall'ufficio a Cascina Gobba decideva tutto lui: chi partecipava alle gare, chi riceveva gli appalti, a chi andavano i subappalti. Sceglieva, pianificava, faceva da «consulente occulto», incassava mazzette e favori. Paolo Bellini, responsabile dell'Unità amministrativa tecnica complessa sugli impianti di segnalamento e automazione delle linee metropolitane 1, 2, 3 e 5, aveva oramai elaborato un metodo, il «metodo Bellini», per truccare ogni gara. Possibile che in Atm che per il momento è persona offesa nel procedimento - nessuno sapesse? Possibile che nessun altro, oltre al dipendente Stefano Crippa, suo stretto collaboratore, fosse complice del collaudato sistema? Qualcuno di certo nel 2018 ha denunciato, dando il via alle indagini. E gli esposti, seppur anonimi, sono così dettagliati da far ritenere ai magistrati che arrivassero dall'interno della società. Ecco perché il «sistema» colpito dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, con dodici arresti in carcere e uno ai domiciliari, potrebbe essere solo la punta di un iceberg. E, in effetti, indagini su altre figure interne all'azienda controllata dal Comune di Milano sono in corso e spunti potrebbero arrivare già in queste ore, da perquisizioni e sequestri che vanno avanti nelle sedi delle tante società coinvolte, oltre che in Atm. A partire dalla Mad System di Cassina de' Pecchi, nata dalle ceneri della Ivm, messa in liquidazione a fine 2018 perché, come spiega Bellini, «ha fatto un buco di 300 mila euro e siamo nella merda con la Finanza». Da «fondatore» e «socio occulto» della società, Bellini, a capo dell'associazione per delinquere dedita alla corruzione e alla turbativa d'asta, aveva costruito il suo «impero» con l'aiuto di Domenico Benedetto e Giuseppe Vitale, poi fatto anche assumere in Atm. Dalle società cui faceva vincere gli appalti, Bellini si faceva assicurare subappalti per la Ivm, poi per la Mad, e in un caso anche uno stipendio di mille euro al mese per 36 mesi. Per il gip Laura Pasquinelli l'esperienza in Ivm a partire dal 2013 è stato il suo «banco di prova, il trampolino di lancio nel mondo degli illeciti corruttivi, rendendolo progressivamente così sicuro del suo potere, spregiudicato e fiero del suo "metodo" da riproporlo poi con molte altre società in occasione delle diverse gare d'appalto indette da Atm». E tra le aziende coinvolte (e indagate in base alle legge sulla responsabilità degli enti) ci sono colossi come la Alstom Ferroviaria, la Siemens e la Engineering Informatica. Sono almeno 8 appalti di forniture, fra i quali quello da oltre 100 milioni di euro sui sistemi di segnalazione automatica della linea «verde» M2, che per il pm Giovanni Polizzi e per l'aggiunto Maurizio Romanelli, negli ultimi due anni sono stati truccati, o anche comprati con tangenti pagate o pattuite. Le indagini, infatti, partono nel 2018. Ma è lo stesso Bellini, intercettato, a «confessare» un importante precedente che risale al 2006 e riguarda un appalto sulla linea «rossa» M1, che negli ultimi anni parecchi incidenti e feriti tra i passeggeri ha provocato, a causa di frenate di sicurezza brusche e ingiustificate della metropolitana. All'epoca era stata favorita la Alstom «che aveva di fatto comprato il suo sostegno, commissionando a una "sua" società, un progetto di 700 mila euro ed elargendo al direttore generale una tangente da un milione di euro». Per il giudice si tratta di «una maxi corruzione penalmente prescritta». Bellini cita l'episodio il 29 gennaio 2019, a tavola in un ristorante con due manager dell'Engineering Informatica: «Succederà come è successo in linea 1 perché i tempi son cambiati ma le modalità non son cambiate». A dimostrazione del «livello di spregiudicatezza raggiunto da Bellini» c'è anche il caso in cui ha proposto a Piergiorgio Colombo, amministratore della Gilc Impianti srl, di falsificare «la stampigliatura di un cavo» per «occultare» all'Atm che «il prodotto fornito non corrispondeva a quello da contratto». Solo se ci fosse stato un incidente, spiegava l'indagato, il «magistrato» avrebbe potuto prendere «il c.... di pezzo di cavo» e far fare «un'analisi chimica, tecnica».- © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: L'ingresso della sede di Atm a Milano