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22/01/2019

«Tangenti Aca, un sistema criminoso»

Il Messaggero

L'accusa chiede sette anni di reclusione per l'ex presidente Ezio Di Cristoforo e tre per l'attuale direttore Lorenzo Livello
LO SCANDALO
Un sistema «criminoso, illecito e deviante», che vedeva «coinvolte figure apicali dell'Aca», la cui «gestione scellerata ha determinato il default di una società, attualmente in concordato preventivo, con un disavanzo di 126 milioni di euro». Non ha fatto sconti la pm Annarita Mantini, ieri mattina, nella sua requisitoria davanti ai giudicid el tribunale. Ha chiesto una condanna a 7 anni di reclusione per l'ex presidente dell'Aca Ezio Di Cristoforo e a tre anni per l'attuale direttore tecnico Lorenzo Livello. Entrambi sono accusati di turbativa d'asta e Di Cristoforo anche di corruzione. Sotto la lente dei magistrati un ramificato caso di tangenti e appalti truccati, per fatti commessi tra il 2010 e il 2013. L'azienda si è costituita parte civile, tramite l'avvocato Canio Salese, che ha chiesto una provvisionale di 300mila euro, «essendo stato stimato che l'Aca avrebbe potuto spendere il 20% in meno se le gare non fossero state truccate». La partita si giocherà anche e soprattutto sul fronte dei risarcimenti, poiché a livello penale, al netto della corruzione, alcuni episodi risultano già prescritti e altri si prescriveranno nei prossimi mesi.
«L'acqua è un bene prezioso e fondamentale - ha osservato Mantini -. Doverla pagare, in una società civile, è già un non senso e noi siamo costretti a pagarla con importi di non poco conto proprio a causa di certi fenomeni criminosi». La pm si è soffermata «sulle influenze della politica e sui delicatissimi rapporti con il sistema economico privato», evidenziando come all'Aca il perseguimento del benessere pubblico sia stato spesso posto in secondo piano «rispetto a tematiche di natura spiccatamente economica ed egoistica, come dimostra il mercimonio del voto in occasione dell'elezione del cda».
SOTTO LA LENTE
Quindi ha passato in rassegna le specifiche contestazioni, tra le quali figura l'appalto da 1,6 milioni di euro per la manutenzione ordinaria del sistema fognario di Pescara. Tutto venne a galla nella primavera del 2013, quando il maresciallo della forestale Michele Brunozzi, nel corso di una perquisizione a carico dell'imprenditore Claudio D'Alessandro, rinvenne un elenco dettagliato con riferimenti alle presunte tangenti. Le successive rivelazioni dell'imprenditore, che per questa vicenda ha patteggiato, consentirono di estendere l'inchiesta all'Ater di Chieti, al comando dell'Esercito di Pescara, ai Comuni di Cepagatti e Montesilvano. Nell'elenco, con lo pseudonimo Orso Marsicano, figurava anche Di Cristoforo, che «nel 2010 - ha ricostruito Mantini - diede vita al rapporto pattizio con D'Alessandro», basato sull'aggiudicazione degli appalti in cambio di tangenti pari al 5-6% dell'importo dei lavori. «Questo - si è giustificato l'imprenditore - era il sistema». L'Aca invitava le aziende a partecipare alle gare - è l'ipotesi accusatoria - ma le ditte venivano scelte dallo stesso D'Alessandro, che diede vita ad un vero e proprio cartello, di cui facevano parte società riconducibili a lui e ai suoi familiari, e ditte con le quali aveva instaurato un rapporto di scambio. L'offerta veniva comunicata in anticipo, in modo da far vincere con certezza l'azienda prescelta. In cambio D'Alessandro pagava tangenti, che sarebbero state consegnate a Di Cristoforo nella sede dell'Aca o presso la sua abitazione, tramite bustarelle inserite nei giornali e una volta anche in un cesto natalizio. Livello avrebbe «soggiaciuto in modo consapevole - ha affermato la pm - alle direttive impartite da Di Cristoforo». Per l'accusa «questo processo rappresenta un caso di scuola. Avete la prova piena e acclamata - ha concluso Mantini rivolgendosi ai giudici - caratterizzata dall'assoluta convergenza tra prove testimoniali e documentali». La sentenza sarà emessa il prossimo 25 marzo dopo le arringhe difensive.
Stefano Buda
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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