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29/09/2020

Tambellini: «Le elezioni non sono andate bene A Lucca condizioni meno precarie che altrove»

QN - La Nazione

LUCCA La frattura fra la città e il resto della provincia da superare, la necessità di ripensare il partito e l'attività politica senza però prescindere dal partito, il dialogo con la città e la società civile come elemento di crescita senza perdere l'identità. Tutto questo - e molto altro - emerge dal colloquio con il sindaco, Alessandro Tambellini, sull'esito del voto alle Regionali. Che valutazione dà dei risultati delle lezioni regionali in provincia di Lucca? «In provincia per il centrosinistra e per il Pd le elezioni non sono andate bene, perché ci sono state delle zone anche molto vicine al nostro contesto dove la situazione non è affatto soddisfacente. Rilevo che su Lucca le condizioni sono meno precarie che altrove. Lucca ha una connotazione precisa nota da tempo, basta ricordare cosa è avvenuto nella mia elezione nel 2017, abbiamo vinto per soli 361 voti. Su Lucca per il centrosinistra non c'è nulla di scontato, non c'è una tradizione che faccia riferimento a una connotazione ideologica radicata, come può accadere in altre zone della Toscana. A Lucca c'è una situazione molto fluida ma, dati alla mano, da noi i risultati sono significativamente diversi e migliori rispetto a molti altri ambiti del territorio provinciale». Ritiene che siano necessari cambiamenti all'interno del partito? «Si devono ricostituire gli organismi del partito anche nei livelli locali. Ritengo che il partito debba tornare ed essere elemento di presidio, di studio, di formazione, di discussione, di ricerca. I metodi che avevamo trenta anni fa per interpretare la società non funzionano più, oggi dobbiamo studiare schemi differenti per interpretare il presente. Il partito va riformulato per essere centro di confronto e di decisione perché oggi sembra molto affievolito e svuotato ma io non conosco nessuna altro sistema del partito per formare una classe dirigente. Non ci si improvvisa amministratori, non ci si improvvisa persone capaci di far politica. Il tema dell'estrazione a sorte per gli incarichi politici è una delle più grandi sciocchezze che siamo mai state dette. Non è un problema di quantità o di costo; il problema serio è la qualità della classe politica. Se il partito diventa il luogo della prepotenza e dello scontro tra formazioni allontana inevitabilmente i cittadini e diventa un circolo per pochi, destinato a perdere contatto con la società. Vorrei un partito con dei principi chiari da cui derivare i progetti a cui lavorare, non partito che è il segno dello scontro come è anche accaduto qui in questa tornata elettorale fra centri di potere e un partito che tende a svilire i propri obiettivi». Ha qualche preoccupazione per le prossime amministrative? «Non ho preoccupazioni ma è chiaro vanno preparate bene, un conto sono le tendenze della politica nazionale un conto sono le scelte degli elettori sul piano amministrativo locale, dove contano fattori di fiducia e conoscenza diretta fra le persone, l'ascolto e la rappresentanza delle istanze e dei protagonisti del territorio». Il senatore Marcucci ha lanciato un allarme sulle prossime comunali e ha consigliato di non arroccarsi. Condivide l'analisi? «Certo, contano le opere più che le buone intenzioni. Mi spiego meglio, mi sembra che siamo stati molto capaci di rompere gli arroccamenti. Sul tema dell'apertura e dell'allargamento ci abbiamo basato la formula di due campagne elettorali che mi hanno portato a amministrare Lucca con una coalizione molto ampia. La candidatura di Francesca Fazzi al Consiglio regionale ha rappresentato proprio questo: l'uscita dai rigidi schemi partitici ovviamente restando fedeli ai principi che connotano il centrosinistra. È stato un fatto notevole che ha avuto un successo nel Comune di Lucca dove Francesca è risultata la prima per preferenze nella lista PD. Una scelta che ci era stata fortemente richiesta e che è diventa un elemento in grado di rappresentare un coinvolgimento di segno vincente della cosiddetta società civile, anche in vista delle prossime elezioni amministrative. È chiaro che se si dice di preferire i bar ai bei salotti, l'armonia alla divisione, ma poi, accantonati i buoni propositi, si ha una connotazione interna fatta di lotte per bande o di regie occulte, bene allora è chiaro che il non arroccamento, l'allargamento, il colloquio con gli altri può essere preso dai nostri elettori o potenziali elettori come un discorso a bischero, un bel paravento dietro al quale nascondersi, o più semplicemente come una farsa. Che tipo di slancio può arrivare da questo ultimo scorcio di mandato? «Bisogna concentrarsi su alcuni obiettivi importanti ma bisogna capire che l'azione amministrativa in Italia ha forti restrizioni, che paradossalmente non sono limiti di spesa, ma sono limiti dettati da una Stato centrale che sembra non voler fare distinzioni fra chi lavora bene o male, fra chi è virtuoso e realizza o chi non lavora e spreca, o peggio che froda, a inchiodare i sindaci a questioni annose. Cito fra tutti le mostruosità del Codice degli appalti che mettono gli enti locali e aziende in grandi difficoltà che a volte possono finire in procedure lunghissime e vertenze legali bloccando lavori pubblici fondamentali. In questi anni abbiamo messo in sicurezza i conti del Comune e delle sue partecipate, tanto che abbiamo potuto affrontare l'emergenza Covid e le misure straordinarie che abbiamo immediatamente preso senza particolari problemi, divenendo un modello non solo in Toscana ma anche altre realtà italiane. Daremo segno di grande serietà: andiamo avanti per gli ultimi due anno di mandato per compiere tutto quello che sarà obietivamente possibile portare a termine» Francesco Meucci© RIPRODUZIONE RISERVATA