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05/01/2019

«Tagli all’accoglienza, nessun problema Caritas continuerà con risorse proprie»

Eco di Bergamo - laura arnoldi

Decreto sicurezza Il direttore don Roberto Trussardi: «Il nostro orientamento è proseguire sulla strada intrapresa» I dati della Prefettura: 1.791 richiedenti nella Bergamasca. Senza protezione umanitaria i «diniegati» saranno il 90%
«Caritas diocesana è orientata a proseguire l'accoglienza, continuando ad offrire percorsi di qualità, anche utilizzando risorse proprie per raggiungere l'obiettivo». Così don Roberto Trussardi, direttore della Caritas bergamasca, commenta le conseguenze del Decreto sicurezza recentemente approvato dal governo, che prevede tagli alle risorse per l'accoglienza.

L'attuale bando prefettizio per l'affidamento del servizio di accoglienza per migranti è scaduto lo scorso 31 dicembre, ma è stato prorogato fino alla prossima gara, che seguirà le nuove linee guida previste dal decreto legge 113/18. Quindi probabilmente fino a marzo il sistema accoglienza funzionerà come è stato fino ad ora.

Secondo le nuove norme per i Cas (Centri di accoglienza straordinaria) che ospitino da 0 a 50 persone sono previsti 26,35 euro al giorno per migrante; tra 51 e 300 saranno 25,25 euro, per l'accoglienza diffusa negli appartamenti con piccoli gruppi 21,35 euro al giorno. Con le vecchie regole, invece, il contributo era maggiore: 35 euro al giorno.

Con una riduzione di risorse sarà più difficile garantire formazione professionale, corsi di italiano, attività a favore dell'integrazione. Ma Caritas non intende rinunciare a qualità e dignità nei percorsi che offre. «Non siamo d'accordo con questa legge, ma la rispettiamo - continua don Trussardi -. È stata firmata dal Presidente della Repubblica e approvata dalla Corte costituzionale. Come Chiesa però non lasceremo nessuno per strada, crediamo nell'accoglienza». Settimana prossima i vescovi lombardi si confronteranno su questo tema e potrebbe essere delineata una linea di intervento comune.

Attualmente Caritas nelle strutture gestite dalla cooperativa sociale Ruah, accoglie circa 900 richiedenti. Secondo i dati della Prefettura aggiornati a ieri, in tutta la Provincia sono 1.791 le persone accolte, di esse 1.627 si trovano nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), 160 nei percorsi Sprar (Sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati), 4 sono «dublinanti» (persone transitate nel nostro Paese e andate in altri Paesi, ma che vengono rimandate in Italia perché primo Paese europeo dove sono approdate).

Tra tutti i richiedenti, 413 sono in attesa di essere ascoltati dalla Commissione territoriale di Bergamo che nell'ultimo mese ha convocato 154 persone, circa 40 a settimana. Erano infatti 567 le perone al 2 dicembre ancora in attesa. Si tratta di persone che molto probabilmente non otterranno alcuna protezione internazionale. Infatti da aprile 2016 (mese in cui ha iniziato a lavorare la commissione a Bergamo, distaccata da quella di Brescia) sono stati esaminati 3.560 casi. Secondo i dati forniti dalla Prefettura, i rigetti sono stati oltre il 77%, il riconoscimento di rifugiati il 5,5%, le protezioni sussidiarie il 3,8% e le protezioni umanitarie il 12,90%. Ma proprio la protezione umanitaria è stata cancellata dal nuovo decreto legge 113/18, quindi è presumibile che i diniegati aumenteranno, raggiungendo quindi circa il 90% delle richieste.

Questo dato sembra così dare ragione a chi afferma che questa legge non aumenterà la sicurezza, ma incrementerà il numero delle persone che, dopo un lungo percorso tra corsi di italiano, formazione, volontariato, inserimento nel territorio, scivolerà nella clandestinità. Quindi più persone irregolari che pare difficile possano essere rimpatriate, perché non si tratta solo di un problema di costi, ma soprattutto di accordi bilaterali con i Paesi di origine che l'Italia ha fino ad ora stretto con Nigeria, Tunisia, Marocco ed Egitto. Ci si può chiedere perché, se i migranti arrivano in Europa, non possano estendersi anche all'Italia gli accordi che altri Paesi europei hanno con i Paesi stranieri.

Escludendo chi è in attesa di comparire davanti alla commissione, nei Cas ci sono circa 1.200 persone che attendono la risposta dalla Commissione o l'esito del ricorso presentato al Tribunale civile dopo il diniego o la formalizzazione della protezione internazionale ottenuta. In tutti questi casi allo stato attuale le persone hanno diritto ad essere ospitate fino alla completa conclusione dell'iter burocratico. I ricorsi vanno per le lunghe, considerando che tra gli ultimi presentati alcuni giovani stranieri hanno appuntamento per l'udienza in Tribunale per gennaio 2020. Una sorta di limbo in cui le persone sono sospese, in cui magari si impegnano per imparare la lingua o un mestiere. Rimane da capire se sia possibile trovare una procedura che snellisca l'iter e che permetta di arrivare prima anche alla conclusione del ricorso.