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14/04/2021

SVOLTA ECOLOGICA SI COMINCIA DA QUI

Corriere della Sera - Buone Notizie - stefano ciafani*

Le proposte di Legambiente per il Piano nazionale di Ripresa Impianti a fonti rinnovabili, alta velocità, banda ultra larga Bonificare le aree ferite del Paese e risanare quelle più inquinate Ma subito una riforma che regolamenti il dibattito pubblico Serve una nuova stagione della partecipazione per ridurre le contestazioni locali Per velocizzare le procedure e aumentare la scarsa fiducia dei cittadini verso le istituzioni
S iamo ormai al rush finale per l'approvazione del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Nei mesi scorsi le istituzioni, europee ed italiane, i partiti, le imprese, i sindacati, le associazioni hanno animato un dibattito crescente su come spendere le risorse del Next Generation Eu. Era inevitabile, vista la rilevanza della missione del Piano: far ripartire l'economia del Paese in modo diverso da come era entrata nell'era Covid-19. Anche noi abbiamo dato il nostro contribuito. Lo abbiamo fatto con un'interlocuzione serrata con i governi Conte 2 e Draghi, con le audizioni in Parlamento, con diversi incontri e alleanze con altri portatori di interesse. Ma non ci siamo limitati solo a questo. Abbiamo scritto il Pnrr come se lo dovessimo inviare a Bruxelles. Ne è venuto fuori un testo di 100 pagine, diviso in 6 missioni, che individua 23 linee di intervento, 63 progetti territoriali da finanziare e le riforme da approvare. Abbiamo proposto anche 10 opere faro per indirizzare la rotta dell'Italia. La scelta dei progetti da parte del governo Draghi non è un dettaglio. Si deve modernizzare il Paese realizzando tante nuove opere pubbliche come gli impianti a fonti rinnovabili, in primis eolico e fotovoltaico, e dell'economia circolare, partendo da quelli che producono biometano e compost di qualità, le linee ferroviarie ad alta velocità e per i pendolari, le reti urbane per la ricarica dei mezzi elettrici, i porti con le banchine elettrificate e collegate alla rete ferroviaria nazionale, la banda ultra larga per superare il digital divide, le ciclovie turistiche e gli edifici scolastici sicuri ed efficienti energeticamente, tanto per fare qualche esempio.

E non si deve cedere alle pressioni di chi vuole far inserire progetti che non servono alla collettività come nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina (si pensi piuttosto a far uscire dallo stato comatoso in cui versano le reti ferroviarie di Sicilia e Calabria) o del confinamento della CO2 nei fondali marini in alto Adriatico (si sviluppino invece gli impianti che non emettono gas climalteranti). Il Piano non può dimenticare le ferite sanguinanti sul territorio nazionale. Il Recovery plan deve completare la bonifica della Terra dei Fuochi in Campania, della Valle del Sacco nel Lazio e delle falde acquifere inquinate dai Pfas in Veneto e in Piemonte; deve rendere salubre la "mal'aria" in Pianura Padana e nelle aree metropolitane del centro sud, che causa 50mila morti premature ogni anno; deve garantire il trattamento delle acque reflue di 30 milioni di cittadini che ancora oggi non usufruiscono del servizio di fognatura e depurazione conforme alle direttive europee, che mettono a rischio la salute dei bagnanti e il turismo; deve bonificare milioni di tonnellate di amianto presenti negli edifici che uccidono 6mila persone all'anno.


Spendere i 209 miliardi dell'Europa sarà una grande opportunità per l'Italia, ma dovremo fare in fretta perché la scadenza ultima sarà il 2026. Tutti pretendono semplificazioni negli iter autorizzativi: per dare il via libera a un nuovo parco eolico in genere passano anni e questo problema va risolto, non solo per il Pnrr ma più in generale per allineare l'Italia ai migliori standard europei. Per fare in fretta non bastano però le necessarie semplificazioni. Serve anche una nuova stagione della partecipazione per ridurre le contestazioni locali. Per evitare infatti che l'auspicata apertura di migliaia di cantieri inneschi una sorta di guerra civile diffusa, si deve approvare subito una riforma che estenda l'uso del dibattito pubblico inserito nel nuovo Codice degli appalti e dell'inchiesta pubblica prevista dalla Valutazione di impatto ambientale a tutte le opere della transizione ecologica. Per velocizzare le procedure e aumentare la scarsa fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni è fondamentale anche rafforzare i controlli operati dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, nato dall'integrazione di Ispra e Arpa. La legge che l'ha istituito nel 2016 non ha ancora i decreti attuativi del ministero della Transizione ecologica e questo vulnus va sanato. Ancora troppe aree del Paese non possono contare su controlli istituzionali adeguati e questo è inaccettabile. Il Piano italiano sta tagliando il traguardo. Non manchiamo questa occasione perché sarebbe un errore imperdonabile. È un monito per tutta la classe dirigente del Paese. Vale anche per il mondo ambientalista italiano che deve fare la sua parte per rendere più verde, innovativo e inclusivo il Belpaese.


*Presidente Legambiente


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