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24/10/2020

Sulla strategia anti-virus è stata violata la Carta

Libero - GIUSEPPE VALDITARA

Fallimento totale
■ La situazione epidemica è tornata critica. In mezzo a tante inefficienze, quella più grave è quella del Governo: è mancata una strategia nazionale di prevenzione. Il coordinamento e la pianificazione in materia di contrasto all'epidemia è infatti compito del Governo. Questo è chiaramente presupposto non solo dall'art. 117, comma 1, lettera q, della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di «profilassi internazionale», ma anche e soprattutto dal fatto che in virtù dell'art. 117, comma 3, allo Stato spetta assumere le misure di carattere generale volte alla tutela della salute, essendo questa materia di competenza concorrente. L'art. 120, comma 2, consente poi al Governo di sostituirsi a organi di Regioni e Comuni nel caso di «pericolo grave per la incolumità e la sicurezza pubblica». Già il 19 maggio scorso un documento preparato dai professori Paolo Gasparini e Francesco Curcio per Lettera 150 aveva previsto un piano dettagliato per rendere possibile processare fino ad un milione e 300 mila tamponi al giorno. Il 20 agosto il prof. Andrea Crisanti aveva inviato al Governo una proposta operativa che riteneva necessario, per prevenire il riaccendersi della epidemia, realizzare fino a 400.000 tamponi giornalieri. Nulla di tutto questo è stato fatto. In virtù dell'art. 63 del Codice appalti, è prevista la possibilità di fare gare con procedura di urgenza, un iter che avrebbe consentito in circa un mese di espletare le gare per l'acquisto di mezzi pubblici nelle grandi città. Nulla di tutto questo è stato fatto. Nessuno ha ancora pensato di aprire al traffico auto i centri urbani, misura che decongestionerebbe i mezzi pubblici, così come, tranne pochissimi esempi, nessuno ha ancora pensato a installare su bus, tram, metro apparecchi di sanificazione dell'aria. Leggiamo stupefatti che le gare per potenziare le terapie intensive sono state indette con scadenza per le offerte al 12 di ottobre, quando da maggio si avevano le relative disponibilità finanziarie. Rimane irrisolto, come riconosce il commissario Domenico Arcuri, il problema di reperire e incentivare l'alloggiamento di soggetti positivi conviventi con famigliari in strutture dedicate (alberghi, caserme etc.) quando è ben noto che i maggiori contagi avvengono proprio in ambito famigliare. Non è stato fatto alcun database che raccolga tutte le informazioni su luoghi e contesti dei contagi per individuare potenziali focolai e predisporre azioni mirate. Si sta rivelando inoltre del tutto inadeguato il tracciamento con Immuni, che a detta degli stessi esperti governativi non funzionerebbe. Il tracciamento dei contatti è invece una delle misure decisive nella prevenzione. Al di là del "coprifuoco", si minacciano provvedimenti che lederebbero ancora più gravemente il diritto fondamentale alla libertà di movimento: si paventa infatti un nuovo lockdown, che costringerebbe alla reclusione domiciliare per tempi indefiniti milioni di italiani, e la chiusura dei "confini" regionali. Si tratta di misure che avrebbero un impatto negativo notevole sull'economia e anche sulla salute dei cittadini. La chiusura dei confini regionali, con una pandemia diffusa senza differenze di rilievo tra regioni e un impatto del contagio proveniente da residenti di altra regione pressoché irrilevante, non avrebbe poi alcun effetto pratico. È piuttosto auspicabile una assunzione di responsabilità da parte del Governo che garantisca: 1. tamponi diffusi, con risultati da comunicare in tempi rapidi e secondo una precisa strategia; 2. misure per incrementare il numero dei mezzi pubblici nelle grandi città; 3. domiciliazione dei positivi, su base volontaria, in strutture dedicate; 4. tracciamento efficace, potenziando o cambiando le regole di ingaggio di Immuni; 5. predisposizione di un database nazionale in cui riversare le informazioni su modalità e contesti dei contagi. © RIPRODUZIONE RISERVATA