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12/11/2020

«Sulla legalità la politica sia meno distratta norme più rigide per appalti e incarichi»

Il Mattino

Luigi Basile
«Serve un cambio di passo della politica. Soltanto così si combattono mafia e camorra». È quanto sostiene l'ex senatore e dirigente del Pd Enzo De Luca.
De Luca, l'Irpinia è chiamata ad affrontare una nuova emergenza, quella della criminalità organizzata. Che ne pensa?
«È un problema non nuovo, che ha assunto una dimensione particolarmente preoccupante. Troppo spesso partiti, istituzioni e società civile sono apparsi distratti su temi come il rispetto delle regole cultura della legalità. È tempo di reagire».
Magistratura e forze dell'ordine hanno inferto duri colpi alla malavita.
«Sì, fortunatamente. A loro non può che andare il nostro plauso per il lavoro svolto. Ma la comunità deve essere in grado di sviluppare anticorpi e reagire a fenomeni che rischiano di strangolarla. I deficit della politica, in senso generale, non possono essere colmati dalla pur necessaria azione di repressione e contrasto degli organi inquirenti. In questi anni, i segnali di allarme non sono mancati, ma in pochi li hanno ascoltati».
Si riferisce a qualcosa in particolare?
«Da componente della commissione bicamerale sulle ecomafie ho conosciuto da vicino il fenomeno e la forza di penetrazione della malavita, soprattutto in alcuni settori. La gestione dei rifiuti è sicuramente uno di questi. Non è un caso che il governatore De Luca abbia ritenuto opportuno costituire un osservatorio sul ciclo dei rifiuti, del quale mi ha affidato la guida. Ma ogni volta che ho sollevato il problema, sottolineandone la delicatezza, non mancava nel mondo politico, ma anche in altri ambienti, chi prontamente minimizzava o ridicolizzava certe affermazioni. A qualcuno dava fastidio persino pronunciare parole come camorra».
In che modo contrastare le infiltrazioni camorristiche?
«Penso che possano essere utili strumenti specifici come, ad esempio, la mappatura delle cave in Campania, oltre alle norme e ai protocolli, che già esistono, per garantire la trasparenza nei bandi di gara, nell'assegnazione dei lavori, nella gestione di servizi pubblici. Spetta poi agli enti locali improntare tutta l'azione amministrativa a questi principi. Ma non basta. Occorre il coinvolgimento di tutti i segmenti della società. Centrale è anche il ruolo dell'informazione. Sono perciò inaccettabili gli attacchi indirizzati ai giornalisti che, svolgendo la propria funzione, evidenziano contraddizioni e limiti delle istituzioni».
Come si passa dalle ai fatti?
«Serve un cambio di passo dei partiti, di chi riveste incarichi di responsabilità e dell'intera classe dirigente. Politica e gestione della cosa pubblica debbono essere ispirati a valori ideali e non essere mezzi di costruzione di carriere personali. Da cattolico, ritengo che Papa Francesco, con le sue ultime encicliche, ma anche i vescovi irpini, Arturo Aiello e Sergio Melillo, con le continue sollecitazioni possano essere un riferimento. Va però innanzitutto recuperato il senso di comunità. E ciò è tanto più vero in una fase di emergenza sanitaria, come quella che stiamo vivendo. Dovremmo guardare alla prospettiva».
I tentennamenti che si registrano a tutti i livelli istituzionali, nel definire Napoli o l'intera Campania zona rossa, sono determinati anche dal timore che criminalità e gruppi eversivi possano alimentare e radicalizzare la protesta?
«Non lo escludo. È un'ipotesi plausibile. Il Coronavirus ha sicuramente creato problemi economici a famiglie ed imprese. La criminalità non solo specula sulle difficoltà, ma cerca di mantenere il controllo sui propri traffici ed alimentarli».
Lavoro e sviluppo possono essere una risposta efficace?
«Sì, senza dubbio. I problemi sociali ed occupazionali sono il terreno sui cui si esercita il ricatto della malavita e su cui si costruisce il controllo del territorio. È proprio da qui che bisognerebbe partire, restituendo fiducia nelle isituzioni».
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