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02/09/2018

“Sul ponte lavori non urgenti” Così si evitò di bloccare il traffico

La Repubblica - giuliano foschini, roma marco preve, genova

L'inchiesta sul disastro di Genova
L'appalto classificato come "intervento locale" per evitare controlli statici. Sotto accusa le scelte del ministero
Dal primo febbraio del 2018, quando fu chiaro a tutti che il ponte Morandi presentava «larghe lesioni verticali con estese risonanze in quasi tutte le pile», al 14 agosto, quando tutto è crollato, uccidendo 43 persone, c'è stata una preoccupazione che serpeggiava nelle stanze del Ministero e delle Autostrade: non chiudere il viadotto. Limitare al minimo i disagi per evitare di mandare all'aria la circolazione in mezza penisola. Ed è su questa preoccupazione che in queste ore si stanno concentrando le attenzioni della Guardia di Finanza e degli ispettori interni per ricostruire la filiera burocratica che doveva portare ai lavori di consolidamento del ponte. Una filiera, emerge dai primi accertamenti, che ha sottostimato il problema del Morandi in modo tale da sottrarsi al collaudo statico dell'opera e al parere del Consiglio superiore delle opere pubbliche di Roma.
L'intervento locale Per capire bisogna partire dalla pagina 19 del verbale del Comitato tecnico amministrativo che il primo febbraio scorso approvò l'intervento da effettuare sul Morandi. Si legge: «Da un punto di vista normativo, gli interventi in progetto sono da considerarsi "interventi locali». Che significa? Viene in soccorso un decreto del gennaio del 2008 che, al paragrafo 4 del capitolo 8, definisce gli interventi in materia di opere pubbliche. «Le categorie di intervento - si legge - sono tre: quelli di adeguamento alla sicurezza; quelli atti ad aumentare la sicurezza strutturale esistente e infine gli interventi locali che interessino elementi isolati». Nella terza categoria il ministero fa rientrare l'intervento del Morandi valutando che l'intervento su due pile riguardi, torniamo alla legge, «una porzione limitata della costruzione senza che siano prodotte sostanziali modifiche al comportamento delle altre parti e della struttura».
«Una tesi ardita - spiega una fonte a Repubblica - È come dire che il cedimento di uno strallo non avrebbe provocato il crollo del ponte».
La questione non è da feticisti della burocrazia. I tre interventi hanno una differenza sostanziale: «Gli interventi di adeguamento e miglioramento devono essere sottoposti a collaudo statico» si legge ancora nella legge. Dunque, al termine dei lavori del ponte non ci sarebbe stata nessuna valutazione sulla statica. Nessuno avrebbe cioè certificato, nè prima nè dopo, la tenuta del Morandi. E quanto fosse concreto il rischio crollo.
La somma urgenza Un tema, quello del rischio, che introduce il secondo argomento all'attenzione di Finanza e ispettori. I lavori sul Morandi erano urgenti oppure no? Sì, lo erano, a credere per lo meno alla lettera di Autostrade che a gennaio del 2018 dice al Provveditorato ligure che «un eventuale ritardo potrebbe determinare problemi sulla sicurezza» e la stabilità dell'opera. I comportamenti di ministero e Autostrade sono andati però in un'altra direzione. Il Mit prende 150 giorni per l'approvazione del progetto (da febbraio a giugno del 2018) con due mesi di ritardo rispetto a quanto imposto dalla Convenzione. Mentre Autostrade non segue le indicazioni del Politecnico di Milano che aveva consigliato di installare dei sensori prima dei lavori (su questo verranno ascoltati dalla Guardia di Finanza i docenti nelle prossime ore) e addirittura firma il primo agosto un'ulteriore convenzione con l'Università di Genova per un nuovo studio.
E infine, ma non per ultimo, non indica i lavori del Morandi come quelli di somma urgenza. E non lo hanno fatto perché «altrimenti - ha spiegato ieri il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi - avrebbero preso provvedimenti diversi, come la chiusura del ponte o quantomeno la limitazione del traffico».
Il giallo dei 25 milioni C'è poi un terzo punto che interessa gli investigatori.
Dell'opera doveva occuparsi, com'è stato, il Provveditorato regionale o il Consiglio superiore dei lavori pubblici? In un decreto del Mit del 19 giugno del 2015 tutte le opere superiori ai 25 milioni devono passare per il Consiglio, per essere sottoposti a maggiori controlli.
Un'interpretazione però contestata da Autostrade e da alcuni tecnici del ministero che invece ritengono che la soglia sia di 50. Sul Morandi, in ogni caso, il problema non si pone: la gara d'appalto è sotto i 25, da 20 milioni di euro. Eppure le stime dell'intervento che la stessa Autostrade indica sono di 33 milioni. Sei per le somme a disposizione, come avviene in tutti gli appalti pubblici. E 6,7 per lavori di ripristino necessari. «Tutto regolare» spiegano però fonti di Autostrade assicurando che, dal loro punto di vista, non è stata fatta alcuna forzatura per non chiudere il ponte. «In un anno e mezzo ci sono stati più di 500 cantieri», dicono. Ricordando le dichiarazioni dell'Ad di Autostrade, Giovanni Castellucci, che a maggio aveva detto: «Proporremo il divieto ai mezzi pesanti», non potendo immaginare che 74 giorni proprio un furgone sarebbe rimasto in bilico sul nuovo orizzonte spezzato di Genova.

Dal primo progetto ai lavori mai partiti

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Le tappe
L'inizio dell'iter L'1 ottobre 2017 Autostrade trasmette al Mit il progetto esecutivo per la manutenzione. A dicembre la direzione Vigilanza concessioni stradali manda i documenti alla commissione del Provveditorato Lo studio del Politecnico Nel novembre 2017 il Politecnico di Milano, in un studio richiesto da Autostrade in vista del restauro dei tiranti delle pile 9 e 10, scrive: "Gli stralli presentano anomalie, consigliamo l'installazione di sensori" Il verbale del Provveditorato Il primo febbraio del 2018 il comitato tecnico del Provveditorato di Genova dà parere positivo al progetto di restauro degli stralli. Critica, però, i metodi di valutazione del deterioramento del calcestruzzo Il passaggio al ministero Il primo marzo 2018 il carteggio torna al ministero delle Infrastrutture, accompagnato dal parere del Provveditorato di Genova, con le dovute "indicazioni" e "osservazioni" La gara d'appalto Il 3 maggio 2018 il bando per il restauro degli stralli viene pubblicato in Gazzetta ufficiale con procedura ristretta per ridurre i tempi.
L'importo è di 20 milioni di euro. L'inizio dei lavori è previsto per la metà del 2019 L'ultimo via libera L'11 giugno 2018 il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti firma il decreto e lo pubblica. Sono previsti i cantieri da aprire a settembre, con l'indicazione "tempo utile di realizzazione due anni"

Foto: Visitatori dimezzati all'Acquario Da metà agosto 30mila ingressi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In 15 giorni la struttura ha perso quasi un milione di euro di fatturato


Foto: Sopra i palazzi Quel che resta del ponte Morandi di Genova e le abitazioni situate proprio sotto la struttura LAURA LEZZA/GETTY IMAGES

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