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07/11/2020

Sui bandi cittadini mille anni di zone rosse

La Repubblica - Luca Baccolini

la cultura
Indossare perle? Vietato. Partecipare a un ballo? Solo su licenza. Giocare a pallone in strada? Proibito. La Bologna che stasera riscoprirà il coprifuoco ha spesso convissuto con limiti alla libertà personale. Raccontano un millennio di divieti la collezione di bandi dei fondi Brighetti e Ambrosini conservati in San Giorgio in Poggiale e il ricco materiale presente in Archiginnasio. ● a pagina 16 Indossare una ghirlanda di perle? Vietato. Partecipare a una festa danzante? Solo dietro apposita licenza.
Giocare a pallone in luogo pubblico? Proibito. La Bologna che stasera riscoprirà il coprifuoco è una città che ha spesso dovuto convivere con limitazioni più o meno grottesche della libertà personale. La ricca collezione di bandi proveniente dai fondi Brighetti e Ambrosini, conservati nella Biblioteca di San Giorgio in Poggiale, e lo sterminato materiale presente in Archiginnasio raccontano una storia di divieti lunga quasi un millennio. Interdizioni spesso arbitrarie, incomprensibili sul piano logico, spesso animate dal timore di turbare l'ordine pubblico o dal bisogno di far cassa: come quando nel 1299 il Consiglio del Popolo stabilì una tassa di 100 bolognini per le donne che volessero adornarsi d'oro. Si fatica comunque a capire come nel 1580 il papa bolognese Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni, si sia preoccupato di bandire il gioco del "calzo", il calcio di strada dell'epoca, comandando che «nessuna persona di qualsivoglia grado ardisca di giocare al detto gioco, sotto pena di cento scudi d'oro». Il motivo? Evitare «risse, scandali, inimicizie, che da ciò nascere possono». Bisognò invece aspettare quasi 300 anni per potersi affacciare liberamente sul bordo della fontana del Nettuno, chiusa dal 1605 al 1888 da una cancellata, a preservarla da atti di pubblica indecenza. Il Senato della città prese questa impopolare decisione dopo aver constatato che la vasca del Gigante era diventata il lavatoio del mercato, se non addirittura un surrogato di bagno pubblico.
Non che i corsi d'acqua cittadini fossero meno presidiati: vietato, per esempio, era tuffarsi nudi nel Canale di Reno, attività preferita dei monelli di strada fino al secondo dopoguerra. E se oggi si patisce la privazione di non poter invitare ospiti a casa, chissà come dovevano sentirsi i bolognesi nel 1756, quando il bando del Cardinal Serbelloni riesumò sprazzi di Medioevo per arginare gli "eccessi" del ballo in pubblico: «Niuna Persona - si legge - ardisca in verun tempo ballare, o fare alcuna Festa di ballo tanto in pubblico che in privato a porte chiuse o con molte o con poche persone senza espressa licenza, sotto pene corporali gravi, e gravissime a suo arbitrio».
Esattamente un secolo prima, un divieto ancor più stringente sembrava già anticipare le zone rosse: col bando del 5 agosto 1656 si vietava di partecipare a feste fuori dal proprio luogo di residenza. E se è del tutto condivisibile l'avvertenza di non «scaricare il ventre intorno alla venerabile chiesa di San Petronio» (1631), più difficile è immaginare il rispetto di questo decreto quando inibiva la sosta di alcuna persona sul basamento della Basilica. Del resto, la lotta al vagabondaggio nel XVII secolo aveva ormai sostituito l'annosa battaglia contro il lusso ostentato, che occupò le energie dei legislatori dal '200 al '500. Ancora nel 1376 gli statuti bolognesi contenevano disposizioni severe contro gli ornamenti di perle e gemme sul capo o nelle vesti, contro i cappucci e i manicotti di larghezza superiore le tre once e contro le lettere ricamate in oro. Notevole fu lo sforzo del cardinal Bessarione, che nel 1453 limitò a uno solo il numero di gioielli da appuntare al petto, differenziandone però la tipologia in base al marito (milite, giurista, artigiano, contadino). La protesta delle dame bolognesi servì a mitigare le posizioni del Legato. Ma nel Cinquecento, in piena Controriforma, il legislatore tornò a occuparsi di vesti «frappate o frastagliate dalla cintola in giù», con particolare attenzione, stavolta, a braccialetti, collane, pasta d'ambra e muschio profumato. E Savonarola, in questo caso, non c'entrava affatto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

I bandi e le norme

In San Giorgio in Poggiale e all' Archiginnasio le preziosi raccolte