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08/09/2021

«SUGLI APPALTI ATTENTI ALLE SCORCIATOIE SONO PERICOLOSE E NON AIUTANO LA CRESCITA»

Economy - Sergio Luciano

GESTIRE L'IMPRESA
Per il presidente dell'Anac Giuseppe Busia la chiave di volta che può coniugare velocità e concorrenza è la digitalizzazione delle procedure di gara. Ma le centrali di acquisto regionali vanno messe in concorrenza tra loro, oltre che con la Consip, anche abolendo l'attuale limite di ambito territoriale GLI ACQUISTI DI BENI E SERVIZI FATTI DALLO STATO E DAGLI ENTI PUBBLICI FORMANO IL 14% DEL PIL E CON IL PNRR QUESTA PERCENTUALE CRESCERÀ. E lo Stato acquista con gare e contratti. «Ecco perché fare gare eque ed efficienti e stipulare contratti di qualità è essenziale - spiega a Economy in quest'intervista Giuseppe Busia, presidente dell'Anac (Autorità nazionale anti corruzione) - se vogliamo trasformare il Paese in meglio e renderlo più digitale, più verde, garantire la coesione sociale, lo facciamo anche attraverso i contratti. Questi non servono solo ad esempio, a costruire una strada o ad acquistare un bene, ma anche a far sì che quella strada o quel bene siano ad esempio costruiti con criteri ecologicamente sostenibili o gestibili con tecnologie innovative. I contratti sono lo strumento attraverso cui non solo realizziamo ciò che ci serve, ma facciamo progredire il Paese». Presidente, d'accordo: ma i contratti pubblici sono in qualche modo il simbolo di una burocrazia rivelatasi finora inefficiente! Come migliorare la situazione? Le dico subito che una certa dialettica sempli ficatoria - fare in fretta pur di fare - non va bene. Certo, il Pnrr è imperniato su termini inderogabili, e questo sarà per noi una grande e necessaria riforma culturale, ma il rispetto di questi termini non può essere mantenuto a dispetto della qualità. Se per far presto faccia mo male, stiamo sprecando risorse pubbliche e creando nuovo debito, italiano o almeno europeo. Ecco perché le regole attraverso cui lo Stato compra sono cruciali. Cruciali ma inefficaci! Noi stessi abbiamo proposto diverse riforme: l'Anac, infatti, non è solo l'autorità della pre venzione della corruzione e della trasparenza, ma anche della regolazione e della vigilanza sui contratti pubblici, dove deve garantire la concorrenza per assicurare una spesa pubblica più efficiente ed efficace. Le regole che proponiamo rendono più rapidi i processi, ma compensano la maggior velocità con maggiore trasparenza. Senza trasparenza, crescono non solo i rischi che i soldi finiscano in mani sbagliate, ma anche che si acquistino beni o si costruiscano opere di pessima qualità. Non conta solo che io compri un bene e costruisca una strada, ma conta come costruisco. E devo quindi tenere conto non solo del prezzo, ma soprattutto della qualità. Quindi c'è un dirigismo implicito e inevitabile nella gestione dei contratti pubblici? Non è dirigismo, è un compito istituzionale doveroso e dichiarato: i contratti sono uno strumento per realizzare politiche pubbliche. Il compratore pubblico ha la possibilità di influenza re il mercato, e quindi il dovere di selezionare le imprese migliori anche dal punto di vista dei grandi obiettivi che intende perseguire, quali la sostenibilità ambientale o l'innovazione tecnologica. Tutto questo significa far crescere e irrobustire il tessuto imprenditoriale. E le assicuro che ve ne è bisogno. Il Pnrr non è solo un piano di spesa, ma anche di riforme, attraverso le quali disegnare l'Italia del 2050. Ma scusi: non basterebbe applicare le regole europee? Il ponte di Genova è stato realizzato in 20 mesi grazie ad esse! Non metto in discussione i meriti di chi vi ha lavorato, a partire dal sindaco Bucci, , ma alcuni elementi erano e resteranno - anche fortunatamente - unici. Innanzi tutto, si trat tava di ricostruire un'opera già esistente, non di idearla fin dall'inizio e di scegliere dove collocarla. Inoltre, un architetto di fama mon diale si è offerto di regalare un proprio progetto, rendendo inutile una gara di progettazione. Infine, anche per rispetto delle vittime, tutta l'Italia era giustamente protesa a non porre ostacoli. Oltre a sperare che non si ripetano più tragedie simili, dobbiamo sapere che anche le condizioni per la ricostruzione sono irripetibili. Ok, ma Bucci a Economy ha sottolineato che si è potuto agire in fretta grazie alla scelta di applicare solo le regole europee. Le disposizioni europee le applichiamo già, sono alla base del Codice, ma non sono suf ficienti: non disciplinano la progettazione, la qualificazione o le opere minori, quelle cosiddette "sotto soglia", che costituiscono però la grande maggioranza dei contratti stipulati. Insomma, le regole UE sono generiche e lasciano agli Stati il compito di adattarle alla propria realtà. È vero che noi abbiamo inserito elementi eccedenti, e come Anac abbiamo proposto di eliminarli, ma non ci si può illudere che basti cancellare il Codice per accelerare. Anzi, l'effetto sarebbe in molti casi la paralisi, perché le stazioni appaltanti non saprebbero come muoversi e fioccherebbero i ricorsi. Anche qui, dobbiamo usare il bisturi e non l'accetta. Inoltre, alcune delle regole nazionali servono ad esempio a favorire le piccole e medie imprese, che sono il cuore del nostro tessuto imprenditoriale: se le eliminassimo, vincerebbero sempre i soliti noti e tutti gli altri si ritroverebbero a fare i subappalta tori. Purtroppo, in molti ambiti sta già succedendo, e questo non è certo un risultato auspicabile per la nostra economia. Insomma, lei dice: attenti alle scorciatoie? Sì, sono pericolose. Dobbiamo togliere il superfluo, e ce n'è tanto, ma non cadiamo nell'illusione che strappando il nostro codice degli appalti ne derivi l'Italia migliore che vogliamo realizzare. Bene la velocità ma serve anche la concorrenza vera, altrimenti il circolo da virtuoso diventa vizioso. I contratti pubblici sono il volano e il timone della crescita, sono essenziali per il settore privato, per ogni miliardo pubblico investito se ne generano 3 di indotto e si creano tra i 12 e i 16 mila posti di lavoro... Seguendo il suo ragionamento, come pensa si possa salvare capra e cavoli, ossia velocità e concorrenza? La chiave di volta è la digitalizzazione delle procedure di gara. Consente di semplificare e accelerare le procedure, ma garantisce al contempo maggiore trasparenza e controllabilità, sia da parte delle istituzioni, che dei semplici cittadini, i quali hano diritto di sapere come i propri amministratori utilizzano i soldi pubblici. E favorisce la più larga partecipazione delle imprese, aumentando la concorrenza e premiando le migliori. In questo modo, il fare bene non contrasta col fare in fretta. Ma anche le gare digitali sono crivellate di ricorsi... La strada è quella ma va implementata e mi gliorata. Occorrono una serie di interventi correttivi. Ad esempio? Occorre potenziare la Banca Dati nazionale dei contratti pubblici: è un fiore all'occhiello di Anac, ed ha ricevuto premi a livello europeo. Adesso occorre rafforzarla, come opportuna mente fa uno degli ultimi decreti approvati. Grazie ad essa, le stazioni appaltanti potranno controllare rapidamente i requisiti dei concorrenti, e poi concentrarsi sulla strategia di ciascuna gara: quindi su ciò che davvero conta. Semplificando e digitalizzando. Sfida mortale per un Paese dove le stazioni appaltanti sono migliaia... Uno degli elementi chiave è proprio la qualificazione delle stazioni appaltanti. In parole povere: affidare gli acquisti solo a chi è in gra do di gestirli. Se anche i Comuni più piccoli pretendono di far da sé, fatalmente sbagliano. Certo, se si tratta di affidare la manutenzione ordinaria e i mille lavoretti necessari in un piccolo centro, si può. Ma se la soglia del valore si alza, e con essa la complessità, deve alzarsi la qualificazione di chi appalta. Quindi si deve centralizzare... Sì, però attenzione: anche centralizzare tutto ha le sue controindicazioni. Favorisce pochi grandi operatori a discapito dei piccoli. Invece, va proporzionata la dimensione degli incarichi e va bilanciata con l'interesse dalla concorrenza. Proporzionalità e adeguatezza sono i due principi chiave. Inoltre, le centrali di acquisto regionali vanno messe in concorrenza tra loro, oltre che con la Consip, anche abolendo l'attuale limite di ambito territoriale. L'assenza di un confronto è un male perché si perde lo stimolo a migliorare. In concreto cosa propone l'Anac? Su questo, dare finalmente attuazione al co dice, che ha previsto un rigoroso sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Ma mancano i decreti attuativi. Mancano dal 2016. Risultato? Oggi ci sono oltre 30mila stazioni appaltanti e tendenzialmente ognuna può comprare di tutto. E poi? Poi praticare anche in questo ambito la vigilanza collaborativa. Significa prevenire piutto sto che reprimere. Non bastonare la stazione appaltante inefficiente dopo che ha agito, ma affiancarla nel processo per evitare che sbagli. Lo facciamo da tempo sui contratti e adesso abbiamo creato un ufficio apposito per esten dere tale prassi anche alla disciplina della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Qual è il suo ideale di Stato appaltatore? Uno Stato che adotti come principi semplificazione, digitalizzazione e collaborazione. Principi grazie ai quali saremo in grado di rispettare i tempi del Pnrr, senza rinunciare alla trasparenza e quindi alla buona spesa, a vantaggio delle prossime generazioni. Come ci chiede l'Europa e, prima ancora, il buon senso.

Foto: SENZA TRASPARENZA CRESCE ANCHE IL RISCHIO CHE SI ACQUISTINO BENI O SI COSTRUISCANO OPERE DI PESSIMA QUALITÀ