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20/07/2018

Sud, risalita al ralenti più imprese, meno posti*

Il Mattino

Modesta la spinta dell'export, prosegue l'emorragia ininterrotta di lavoratori Più 9mila aziende nel 2017 ma si conferma per quest'anno la flessione del Pil: 1,1 per cento
` La ripresa c'è ma perde di intensità e soprattutto, nonostante il rilancio sia pure parziale degli investimenti, non riesce ad incidere ancora sull'occupazione. Dall'annuale "Check up Mezzogiorno" di Srm e Confindustria, presentato nella sede dell'Associazione (con gli interventi tra gli altri del ministro del Mezzogiorno Barbara Lezzi e del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia), arriva la conferma di quanto resti in salita il tentativo dell'economia meridionale di rivedere, quanto meno, le posizioni del 2007, che peraltro non erano per niente esaltanti. Lo dimostra il fatto che pur essendo tutti positivi per il secondo anno consecutivo gli indicatori di base della ricerca (Pil, occupazione, export, investimenti e numero delle imprese), l'Indice sintetico dell'economia meridionale che pure è cresciuto di 15 punti risulta ancora lontano di ben 40 lunghezze da quello precedente alla crisi. LA NOVITÀ L'impresa non è più un tabù ormai, nel Mezzogiorno tanto è vero che cresce il numero di nuove aziende al netto della mortalità (più 9000 nel 2017 che vanno ad aggiungersi alle 190 mila imprese giovanili tra le quali spiccano quelle incoraggiate dalla misura "Resto al Sud"). Ma nel contempo le previsioni 2018 confermano l'annunciato rallentamento della crescita meridionale, da 1,4 per cento del 2017 all'1,1 per cento di quest'anno. Ed è soprattutto in chiaroscuro lo scenario occupazionale: perché se è vero che rispetto al 2017 si registrano circa 60mila occupati in più, è purtroppo altrettanto vero che non sono omogeneamente distribuiti sul territorio di quest'area, che ci sono ancora 400mila posti di lavoro da recuperare rispetto all'inizio della crisi, e che lo scenario attuale non è molto diverso da quello del recente passato visto che, come ricorda il vicepresi` dente di Confindustria Stefan Pan, «un giovane meridionale su due non lavora mentre uno su tre non lavora e non studia». Per fortuna l'industria batte più di un colpo dal momento che tornano a crescere del 40 per cento gli investimenti in impianti e attrezzature per effetto delle agevolazioni garantite dal credito di imposta. Ovvero 2,2 miliardi di incentivo hanno promosso investimenti per oltre sei miliardi di euro che ora con lo sblocco delle procedure per il certificato antimafia dovrebbero finalmente essere operativi. LE ESPORTAZIONI Modesta, invece, la spinta dell'export cresciuto in un anno del 3,7 per cento sotto la spinta dei mezzi di trasporto e dell'agroalimentare, ma ancora molto lontano dalla media nazionale pur avendo registrato il primato italiano per valore aggiunto. La sensazione generale emersa dallo studio curato dallo staff coordinato con la consueta qualità da Massimo Sabatini per Confindustria e Massimo De Andreis per Srm è che il Mezzogiorno continui a inseguire una dinamica di sviluppo compiuta visto che la minore ricchezza disponibile (la soglia della povertà è salita al 20 per cento della popolazione) produce minori consumi e una spesa media mensile delle famiglie più bassa di 800 euro di quella delle famiglie del Nord. Ma il grido di allarme più forte è giunto ieri dall'edilizia alla quale il "Check up" ha dedicato un particolare focus. L'EMERGENZA La perdurante gravità della crisi che ha investito il settore continua a espellere ogni giorno dal lavoro migliaia di addetti, con una emorragia ininterrotta di imprese che chiudono o falliscono in un quadro di assoluta mancanza di segnali di vivacità. A dir poco preoccupate le parole con cui il presidente dell'Ance Gabriele Buia mette l'accento sulle prospettive del comparto ricordando che le difficoltà sono in gran parte dovute alla riforma del codice degli appalti «che va assolutamente rivista e modificata», ma sono anche il frutto di una «burocrazia sfiancante» che penalizza soprattutto il Mezzogiorno. Buia ricorda che ci sono 300 opere infrastrutturali ancora bloccate in Italia e che di esse una buona parte è al Sud. Milioni di euro anche europei non spesi, ennesimo paradosso della "questione meridionale". Ieri, se non altro, lo scontro tra imprese e governo sul Decreto dignità rimane ai margini: «Al di là delle divergenze - dice Boccia rilanciando l'urgenza di un piano per i giovani che superi le parole e passi ai fatti - ci sono delle convergenze con l'esecutivo a partire dalla necessità di semplificare e accelerare che sono elementi necessari alla crescita del Paese. L'Italia è e deve rimanere centrale nel Mediterraneo ma bisogna dotarla di infrastrutture a partire dal Sud. Perché sono proprio loro, le infrastrutture, il presupposto dell'idea di Paese, lo strumento indispensabile per l'inclusione e per la riduzione dei divari fra Nord e Sud e tra Sud e Sud». n. sant.

La crescita

15

40

L'indice sintetico che misura l'economia meridionale in base a Pil, lavoro ed export Il gap Il livello economico pre-crisi un dislivello di ben 25 punti rispetto agli anni Novanta

I nodi dell'economia

Check up Mezzogiorno - Luglio 2018

Differenza del numero di occupati tra il I trim. 2017 ed il I trim. 2018 (valori assoluti, in migliaia) Mezzogiorno Centro-Nord Sardegna Sicilia Calabria Basilicata Puglia Campania Molise Abruzzo -9,9 0,4 61,4 3,0 4,9 1,9 12,8 11,5 36,7 85,7 Distribuzione regionale delle imprese che hanno aderito ad un contratto di rete (giugno 2018) Molise Basilicata Sardegna Calabria Sicilia Abruzzo Puglia Campania 50 259 569 586 794 1.021 1.715 1.926 Valle d'Aosta Trentino A.A Umbria Liguria Marche Piemonte Friuli-venezia Giulia Emilila romagna Toscana Veneto Lombardia Lazio 58 421 712 642 772 1.161 1.366 1.905 1.936 2.211 3.202 8.116

Foto: BOCCIA: «AL DI LÀ DELLE DIVERGENZE CON IL GOVERNO ORA RILANCIAMO LE NECESSITÀ DI UN PIANO GIOVANI»

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