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14/11/2020

Subappalto, via il tetto dal codice

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Richiesta dell'Agcm al governo sulla disciplina già oggetto di una procedura di infrazione della Ue
Sotto la lente l'innalzamento al 40% dello Sblocca cantieri
Rimuovere i limiti generalizzati al subappalto e lasciare alle stazioni appaltanti di individuare eventuali limitazioni per casi precisi e ben definiti normativamente. È quanto ha chiesto al parlamento e al governo l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) nella segnalazione (S 4008), a valle della riunione del proprio consiglio del 27 ottobre, rispetto alla disciplina del subappalto prevista dal codice appalti, già oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Nel mirino sono finite le disposizioni sui limiti di utilizzo {articolo 105 del codice appalti e articolo 1, comma 18, del decreto-legge 18 aprile 2019 n. 32 cosiddetto sblocca cantieri). La norma del codice dispone che l'eventuale subappalto non può superare la quota del 30% dell'importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture, fatto salvo quanto previsto dal comma 5; la norma dello sblocca cantieri innalza la soglia massima (fi no al 31 dicembre 2020) al 40% per far fronte ad alcune delle contestazioni mosse dalla Commissione europea nella procedura di infrazione avviata nel gennaio 2019. A livello europeo è stato infatti ritenuto che i commi 2 e 5 dell'articolo 105 siano in contrasto con il diritto Ue, nella misura in cuì si limita in tutti i casi, il ricorso al subappalto e non soltanto in quelli nei casi in cui la restrizione sia oggettivamente giustifi cata dalla natura delle prestazioni dedotte in contratto. L a s e g n a l a z i o n e dell'Agcm è arrivata adesso, proprio in vista della scadenza del periodo previsto dal decreto Sblocca cantieri per ribadire «la valenza proconcorrenziale dell'istituto del subappalto» e evidenziare come un ampliamento del suo utilizzo aumenterebbe le possibilità per le piccole e medie imprese di operare sui mercati. In particolare, l'Autorità ha ricordato la sentenza della corte Ue in cui si è eccepito che una disposizione «che vieta in modo generale e astratto il ricorso al subappalto oltre una percentuale fi ssa dell'affidamento, indipendentemente dal settore economico interessato dall'appalto, dalla natura dei lavori o dall'identità dei subappaltatori, non può essere ritenuta compatibile con la direttiva 2014/24/Ue». Per parte sua, quindi, l'Agcm «ritiene che eventuali limiti all'utilizzo del subappalto dovrebbero essere proporzionati all'obiettivo di interesse generale che si intende perseguìre e giustificarsi in relazione al caso concreto, sulla base di criteri ben defi niti e motivati dalla stazione appaltante in sede di gara». L'esempio che viene fatto nella segnalazione è ai casi in cui «le caratteristiche strutturali del mercato di riferimento potrebbero giustifi care un limite al ricorso al subappalto in ragione della presenza di un limitato numero di possibili imprese partecipanti alla gara. In questo caso il suo utilizzo potrebbe favorire l'attuazione di intese spartitorie». Altri esempi potrebbero essere legati alla particolare natura delle prestazioni dedotte in contratto o ad esigenze di sicurezza nella fase di esecuzione. In casi eccezionali la stazione appaltante potrebbe motivatamente imporre il divieto di subappalto così come per particolari specifi cità dell'appalto. Per l'Autorità si dovrebbe salvare anche l'obbligo di indicare, già in sede di offerta, la quota parte dell'appalto e i lavori che si intendono subappaltare, oltre all'identità degli eventuali subappaltatori, per consentire alle stazioni appaltanti di individuare preventivamente i soggetti incaricati e di effettuare le opportune verifi che circa la loro capacità e affi dabilità, al fi ne di prevenire rischi di corruzione e collusione nelle fasi di affi damento ed esecuzione dell'appalto. La parola adesso passa al legislatore. © Riproduzione riservata