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28/05/2021

Subappalti, più garanzie per gli operai

Corriere della Sera - Federico Fubini

la linea del premier
Roma
Ieri mattina a Palazzo Chigi Mario Draghi con la sua squadra ha messo a punto l'impianto del primo, vero pacchetto di riforme legate al Recovery plan: il sistema di gestione dei progetti europei, la cosiddetta «governance», e le semplificazioni amministrative per garantire gli investimenti rispettino i tempi concordati con la Commissione Ue. La proposta di decreto è a uno stadio quasi definitivo e dovrebbe andare in Consiglio dei ministri per l'approvazione domani mattina.

Non è troppo presto. Il governo si è impegnato con Bruxelles a pubblicare in Gazzetta Ufficiale entro maggio il decreto su queste misure. Ma anche per non mostrare esitazioni ai primi ostacoli, il premier ha deciso di non rinviare gli aspetti più controversi. Sono quelli relativi ai criteri dei subappalti nelle opere del Recovery, sui quali i sindacati, il Pd e parte del Movimento 5 Stelle avevano le riserve più forti. Il loro timore è che alzare il limite dei lavori assegnate in subappalto sopra il 40% del costo di un progetto di investimento alimenti un sottobosco di piccole imprese a basso costo del lavoro, a spese della sicurezza degli addetti e dell'efficacia dei controlli antimafia.


Su questi aspetti la presidenza del Consiglio propone un compromesso. La soglia massima dei lavori che possono andare in subappalto va alzata oltre l'attuale 40%, perché non sarebbe realistico fare altrimenti: in media le imprese italiane di costruzioni sono troppo piccole, ad eccezione di pochissimi grandi gruppi, perché l'esecuzione degli appalti non venga frammentata. Lo sarebbe in ogni caso e alzare le soglie garantisce soprattutto la trasparenza e la responsabilità legale della ditta subappaltatrice.


Palazzo Chigi riconosce però che i timori dei sindacati sono legittimi e indica un rimedio: il decreto specifica che i dipendenti in subappalto vadano trattati alle stesse condizioni di contratto collettivo nazionale degli addetti delle ditte che vincono un appalto diretto. Salta invece il criterio del «massimo ribasso», che avrebbe portato a far vincere i bandi a chi promette semplicemente di eseguire un'opera ai costi più bassi. Con quella norma, i sindacati temevano un degrado delle condizioni di lavoro e di sicurezza. La proposta veniva da alcuni funzionari, preoccupati di disporre di un criterio oggettivo per assegnare gli appalti in modo da non rischiare accuse di abuso d'ufficio e richieste di indennizzi da parte della Corte dei Conti.


Resta da vedere la reazione di partiti, sindacati e industriali nelle prossime ore. Di certo le altre riforme del decreto in arrivo sembrano per ora meno controverse. Sia per le valutazioni d'impatto ambientale delle opere che per i pareri delle soprintendenze - due dei passaggi che hanno sempre rallentato gli investimenti - vale uno stesso principio: se l'organismo preposto tarda a decidere, viene sostituito da autorità superiori come, per esempio, una soprintendenza nazionale ad hoc per i progetti del Recovery. Anche le autorizzazioni per l'ecobonus, lo sgravio al 110% per la casa, dovrebbero diventare più semplici perché salta, fra l'altro, l'obbligo addossato al proprietario di ricostruire tutti gli interventi svolti su un immobile. Come indicato sul Corriere il 21 maggio, nasce poi una cabina di regia a geometria variabile per la gestione dei fondi europei: sarà il premier a coinvolgere a Palazzo Chigi di volta in volta le amministrazioni e i ministri coinvolti dai singoli progetti.


Fin qui le scelte di merito, che dipenderanno dal contesto politico. In Italia e in Europa. A Bruxelles la credibilità di Draghi oggi è solidissima e non solo per il suo passato, per la competenza o per il sistema di rapporti internazionali che porta al tavolo europeo. Anche il testo del Recovery italiano ha sorpreso in positivo, dopo una lunga fase di scetticismo anche durante le prime settimane del nuovo governo. A Roma invece diventa sempre più visibile un fenomeno che a Bruxelles ancora non viene percepito: il rischio di uno sfilacciamento fra partiti, alti funzionari e parti sociali, malgrado l'agenda incalzante di riforme su cui il governo è impegnato nei prossimi mesi. Sollevati dalla disciplina imposta della fase acuta della pandemia, molti dei co-protagonisti tornano a giocare solo per sé e a parlare solo per le loro basi di sostenitori. Senza cura per gli equilibri generali. «Con il Recovery ci giochiamo tutto - nota uno stagionato osservatore -. Ma il senso di questa missione di ricostruzione oggi nella classe dirigente proprio non c'è».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

I nodi

La governance

e il decreto

La governance del Pnrr avrà la regia a Palazzo Chigi e al Mef e coinvolgerà anche i ministeri e gli enti locali. I dettagli saranno definiti con un decreto che verrà varato già nelle prossime ore

Le norme per garantire

i tempi dei lavori

Il governo sta lavorando anche al testo per le semplificazioni amministrative in modo da garantire che gli investimenti rispettino i tempi concordati con la Commissione Ue: c'è il nodo dei subappalti

La mediazione

del premier

Il premier ha in mente di proporre un compromesso ai partiti, ai sindacati e alle associazioni industriali. La soglia massima dei lavori che possono essere subappaltati andrà alzata oltre l'attuale 40%

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le risorse complessive messe a disposizione dell'Italia dal Recovery fund, ripartiti in 81,4 miliardi
in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti

di cui si compone il testo del Recovery plan elaborato dal governo Draghi per indicare come intende destinare le risorse messe a disposizione dalla Ue


Foto:

Palazzo Chigi
Il presidente del Consiglio Mario Draghi durante l'incontro dello scorso 20 aprile con le parti sociali
sul Piano nazionale di ripresa e resilienza a cui hanno partecipano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri

(Imago-

economica)