scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
30/04/2021

Subappalti e paga globale, tre inchieste

La Nuova Venezia - roberta de rossi

Lavori a Fincantieri, lunedì la sentenza del processo per un imprenditore bengalese che reclutava connazionali
Sono tre le inchieste parallele della Procura di Venezia che stanno scandagliando il melmoso mondo dello sfruttamento degli operai, nel sottobosco oscuro dei subappalti all'ombra delle grandi navi che prendono corpo nei bacini di Fincantieri. Commesse imponenti per la società pubblica che vara le ammiraglie delle grandi compagnie di navigazione, attorno alle quali però ruota il mondo dei subappalti, a lungo sfuggito ad ogni controllo, anche per il subire silenzioso dei lavoratori stranieri, pronti a lavorare 10, 12 ore al giorno per 3 euro l'ora - secondo la Procura - senza ferie, straordinari, malattie e dopo aver pagato fino a 14 mila euro per venire in Italia, con il sogno di un permesso di soggiorno che solo una busta paga "regolare" può garantire. Fino a quando sei operai hanno raccontato la loro quotidianità di sfruttamento al sindacalista Paolo Dorigo e il muro di omertà ha iniziato a sgretolarsi, sotto le indagini della Guardia di Finanza. Sono soprattutto cittadini cingalesi a subire le condizioni più gravose, ma ci sono anche operai italiani. Tre, si diceva, le inchieste: quella coordinata dal pm Roberto Terzo giungerà a sentenza probabilmente lunedì 3 maggio, dopo le arringhe degli avvocati difensori Compagno e Duse. Sotto accusa, l'imprenditore bengalese e mestrino d'adozione Mohammed Alì, da molti anni nel mondo della cantieristica, per il quale il pm ha chiesto 5 anni e 4 mesi di condanna e l'avvocato di parte civile Gatti 400 mila euro di risarcimento danni, accusandolo di aver utilizzato operai senza alcun rispetto della legge. Lui nega minacce. La parola ora spetta al Tribunale.C'è poi l'indagine coordinata dal pm Gava, che prima ha individuato un filone di imprenditori bengalesi indagati; poi ha portato a nuove misure cautelari nei confronti di una decina di imprenditori albanesi, che operavano sempre nei subappalti di Fincantieri.Punto d'unione di entrambe le inchieste, la collaborazione resa dal fiscalista Angelo Di Corrado (sotto processo per i suoi servizi anche al "clan dei casalesi di Eraclea"), che ha spiegato i meccanismi della "paga globale" imposta agli operai e che lui confezionava su un monte ore di lavoro sottostimato anche di oltre cento ore al mese. E nel caso del pagamento di tredicesima e ratei di fine rapporto, l'obbligo per gli operai di restituire subito, in euro, il relativo ammontare al "padrone". C'è poi un terzo filone, quello che il pm Gava ha deciso di riservare ai "doni di Natale" più o meno corposi, alle regalie di cellulari, tablet, orologi con le quali alcune delle imprese in subappalto avrebbero lusingato dipendenti della Fincantieri fino ai livelli più alti. Di questo ha parlato il primo "pentito" dell'indagine: Alì Md Suhag, 37enne bengalese titolare della Venice Group.--roberta de rossi© RIPRODUZIONE RISERVATA