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18/12/2020

Una task force di 5mila giovani per la Pa

Corriere della Sera - Angelo Camilli*

L'Intervento/Unindustria
Non succederà probabilmente per molti decenni di avere tante risorse disponibili da spendere in così poco tempo come quelle del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. L'Europa ci ha dato una grande opportunità, non solo per i 200 miliardi tra prestiti e sovvenzioni riservati al nostro Paese, ma perché sta impegnando lo Stato a ragionare per progetti legati ad obiettivi e risorse legate ai tempi, in una logica organizzativa orientata alla verifica dei risultati. Crediamo ancora, però, che la bozza del Piano sia carente in questo senso e percepiamo un pregiudizio nei confronti dei privati come attori della ripresa. C'è anche poca chiarezza nei ruoli del Governo e degli enti locali. Più che un metodo «dal basso» per la raccolta delle proposte, ci è sembrato un modello di netto spontaneismo.

Abbiamo visto Roma Capitale inviare a fine agosto un piano con 159 proposte progettuali per oltre 25 miliardi di euro. La Regione Lazio, invece, ha lavorato su un elenco più ridotto di priorità per circa 17 miliardi. In quest'ultimo caso la nostra Associazione ha avuto modo di condividere diverse idee su digitalizzazione, sostenibilità, tutela del territorio e cultura.


Per Roma, al di là delle legittime attese sulle infrastrutture, la proposta a cui teniamo particolarmente è quella del Politecnico. Un progetto che ha incontrato i favori della Regione e si collocherebbe perfettamente nella Missione Istruzione e Ricerca del Piano, nel cluster "dalla Ricerca all'Impresa".


Nella nostra idea il Politecnico diventerebbe rapidamente un punto di riferimento internazionale della ricerca e dell'altissima formazione nelle materie tecniche su indirizzi di grande prospettiva, dalla green economy all'aerospazio fino alla sostenibilità urbana.


Dobbiamo puntare su proposte in grado di cambiare le traiettorie di sviluppo della Città e della Regione, altrimenti faremo altro debito per tornare, forse, al 2019, ovvero a quando crescevamo dello 0,2% l'anno.


Nella bozza del PNRR troviamo ancora vaghezza nelle proposte e scelte discutibili sulle risorse per settori strategici provati dalla crisi. Basti pensare ai 3,1 miliardi per il Turismo senza misure specifiche o ai soli 9 miliardi per la Sanità.


Bisogna affrettarsi a parlare di progettualità e della reale fattibilità degli interventi di investimento e di riforma. Siamo sempre il Paese che ha speso 16 dei 40 miliardi di Fondi Strutturali assegnati nella scorsa programmazione e adesso dovremo stanziarne circa 130 entro il 2023 e spenderne 196 al 2026: cosa può ora garantirci il cambio di passo? Occorre una collaborazione codificata tra le Istituzioni e responsabilità precise sulla realizzazione degli interventi: su questo va replicato il "modello Genova" e non sulle deroghe al Codice degli Appalti.


Servono stazioni appaltanti capaci di scrivere capitolati adeguati ad obiettivi ambiziosi di cambiamento, ad esempio sulla digitalizzazione della PA. Nessun supermanager o una cabina di regia potranno cambiare questo aspetto se non si fa alcuna menzione nel Piano sul "come" intervenire sulla burocrazia difensiva.


Sappiamo che servono rapidità, capacità e competenze: progetti, gare e cantieri in velocità e trasparenza, ammettendo che il tentativo fatto con il DL Semplificazione non ha portato i frutti sperati. Abbiamo bisogno di persone competenti in grado di incidere sui processi e non nuove norme.


Su questo vorrei lanciare una proposta. Se da più parti si sollevano giustamente critiche sull'esiguità delle risorse destinate ai giovani, allora rendiamo i giovani realmente protagonisti di questo Piano.


Cogliamo questa occasione per inserire nella Pubblica Amministrazione 5.000 giovani brillanti laureati con funzioni di progettazione, di responsabilità, di controllo. Facciamoli supportare i carenti organici periferici e rompere l'inerzia delle strutture centrali su temi come la digitalizzazione, la sostenibilità e la ricerca. Mettiamo loro in condizione di lavorare concretamente al Paese che vogliono, che sognano: l'unica task force che andrebbe costituita subito.


Solo così scongiureremo il rischio che il Piano diventi un grande meccanismo di autosostentamento dello Stato e potremo riempire davvero di significato la parola rilancio.


Angelo Camilli
*presidente di Unindustria


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