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03/12/2020

Un futuro come ostello per il Palazzo Fedrigoni

L'Arena di Verona

RECUPERO URBANO. L'edificio costruito nel 1907 tra i candidati nel bando della variante 29 per la riqualificazione
Segala: «Ottimi segni di attenzione da parte di molti investitori» Il sindaco: «C'è un cambio di passo e ora a decidere sarà la città»
Potrebbe divenire un ostello. Una struttura dedicata «al turismo giovane ed internazionale» (che prima o poi tornerà), segmento in cui Verona non brilla per offerta. «Un'ipotesi, tra le molte che stanno caratterizzando il bando per la "variante 29"», spiega l'assessore all'Urbanistica, Ilaria Segala, durante un sopralluogo al Palazzo Fedrigoni. Cinquemila metri quadrati, incluse le due palazzine annesse, un «piano nobile» di pregio e una posizione strategia, all'imbocco di Viale Piave. Il domani di un edificio costruito nel 1907, acquisito nel 1961 dalla dinastia dell'industria cartaria e fino al luglio scorso sede del suo centro direzionale, è ancora da disegnare. «Sarà l'amministrazione a decidere, sulla base delle manifestazioni d'interesse. Ma l'attenzione degli investitori non manca nei confronti di un'operazione di recupero di aree e strutture degradate, senza consumi di suolo», precisa l'assessore.L'attico domina la città, a ridosso della ferrovia e a poche centinaia di metri dal centro storico. La società proprietaria, la Nerea spa che tuttora fa capo alla famiglia Fedrigoni, è decisa a cogliere l'opportunità offerta dalla «variante 29» per la riqualificazione urbanistica. «Perché il degrado può avanzare in tempi rapidi», spiega la rappresentante, Gilda De Aldisio. Una delle palazzine annesse deve già fare i conti con sistematiche «intrusioni». Un destino comune a molte delle aree ed insediamenti dismessi della città, spesso ricchi storia. Dal centro direzionale di Viale Piave, fino a pochi anni fa, passavano anche gli ordini per la produzione di carta filigranata per il conio degli «euro»: Fedrigoni era infatti l'unica azienda italiana accreditata dalla Banca Centrale Europea.«Il viaggio nei luoghi da recuperare non si ferma. Sono molti e cambieranno il volto della città», commenta il sindaco, Federico Sboarina. «L'elemento che fa la differenza rispetto al passato», aggiunge, «sta nel fatto che saranno l'amministrazione e la comunità a governare la trasformazione. Non più, di certo, secondo la filosofia del "centro commerciale in cambio di due rotonde"». Ilaria Segala accoglie con favore «il grande interesse degli investitori nei confronti del bando per la "variante 29"» ma, precisa, «alla fine ci si siederà al tavolo per valutare gli interventi che risultino i migliori per la città». Conferma il sindaco: «Abbiamo la fortuna di essere Verona, un luogo che attrae: tutto ciò rappresenta, sulla scia di buone decisioni, anche la possibilità di vedere una luce di ripresa in fondo al tunnel in cui ci ha cacciato questa pandemia, di cui speriamo di vedere presto la fine. Una carta da giocare, un'occasione di rilancio che, oggettivamente, non è uguale per ogni città».Il Palazzo Fedrigoni, sulla stessa linea di traffico dell'insediamento in via di recupero all'ex Tabacchi, domina l'area che, nei progetti dell'amministrazione, dovrebbe divenire («In tempi non lunghi», chiosa il sindaco) il grande polmone verde del cosiddetto «Central Park», nell'area dell'ex scalo merci ferroviario. I tre luoghi cardine, nei piani dell'amministrazione, da cui partire per la riqualificazione della zona Sud di Verona.«L'approccio scelto, una valutazione d'insieme che punti al dare valore alle singole zone della città, evidentemente piace a chi voglia investire», commenta ancora Sboarina. La lista dei luoghi candidati per la «variante 29» è lunga «e interesserà di fatto l'intera città». «Alla fine», assicura l'assessore Segala, «i progetti saranno vagliati, eventualmente modificati sulla base dei nostri indirizzi amministrativi prima della scelta». Il Palazzo Fedrigoni è ora ufficialmente aggiunto alla lista degli interventi di riqualificazione© RIPRODUZIONE RISERVATA. © RIPRODUZIONE RISERVATA