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15/12/2020

TASK FORCE SÌ SUPERCONSULENTI NO

L'Espresso - ANTONIO FRASCHILLA

Economia e potere
A Palazzo Chigi non si parla solo di esperti e task force per spendere i soldi del Recovery fund. Sul tavolo del governo c'è anche un mega dossier che aprirà un fronte di guerra di non poco conto con i superconsulenti di Stato, le società esterne che in questi anni hanno fatto affari d'oro per aiutare la pubblica amministrazione nella spesa dei fondi Ue. Dopo anni di magra Roma torna ad assumere in prima persona per togliere risorse alle grandi società private di consulenza finite nel frattempo nel mirino non solo del governo ma anche di Antitrust, Consiglio di Stato e procura. In questa partita sono in ballo tanti, tantissimi soldi: solo nella programmazione dei fondi Europei 2014-2020 la spesa dell'Italia per i consulenti esterni, le cosiddette "assistenze tecniche", è stata pari a 1,6 miliardi di euro: una cifra che non ha paragone in nessun altro Paese Ue. E altri due miliardi di euro sono stati stanziati nella prossima programmazione 2021-2027. IL GRANDE AFFARE I colossi del settore sono le big four europee: Kpmg, Deloitte, Pricewaterhouse e Ernst and young. Ma non solo: in campo ci sono anche gruppi italiani, come Lattanzio, e società para pubbliche come Invitalia. Aziende che spesso si trovano nella posizione di fare i controllori e i controllati: certificano i bilanci degli enti e si occupano della qualità della loro spesa. Un argomento molto delicato, esploso in Gran Bretagna con il governo di Boris Johnson che vuole smarcarsi dalle società private. Di certo c'è che il mercato italiano è uno dei più floridi d'Europa. L'Anci, attraverso uno studio Ifel, ha calcolato in oltre 3 miliardi di euro la spesa fatta con i fondi europei della programmazione 2014-2020 per aiutare la pubblica amministrazione: di questa torta, oltre la metà, 1,6 miliardi, va alle assistenze tecniche. Contratti assegnati con gare milionarie: la Consip ha bandito nel 2016 una gara da 262 milioni per l'assistenza tecnica nelle regioni: a vincere i lotti principali il gruppo inglese Bdo (28 milioni di contratto), Deloitte ( 24 milioni), Pwc (tre lotti da circa 70 milioni), Ernst and young (40 milioni) e Kmpg (7 milioni). Consip ha bandito poi una seconda gara da 66 milioni per aiutare le Autorità di certificazione. E solo per il programma "Resto al Sud" Invitalia guidata da Domenico Arcuri ha ottenuto una convenzione per assistenza tecnica da ben 40 milioni. Questo fiume di denaro ha aiutato l'amministrazione pubblica? A sentire le aziende senza il loro aiuto la Pa non avrebbe certificato e speso un solo euro. Di certo c'è che l'Italia resta indietro nella spesa dei fondi Ue: secondo l'ultimo report sulla certificazione l'Italia è ferma al 35 per cento della spesa, meglio fanno i grandi Paesi dell'Ue ma anche Grecia, Estonia, Ungheria o Irlanda. IL PIANO DI CONTE E PROVENZANO Proprio sui risultati, non proprio buoni, si basa la scelta del governo Conte e la decisione di "fare da sé" proposta dal ministro del Sud Giuseppe Provenzano. Scorrendo la manovra di bilancio approvata da Palazzo Chigi e appena inviata alle Camere all'articolo 31 salta fuori una norma dal titolo: "Rigenerazione amministrativa". Tradotto: 130 milioni di euro sul piatto per assumere con contratti fino a 36 mesi 2.800 esperti da "girare" poi alle amministrazioni che devono spendere i fondi di Bruxelles: ministeri, Regioni e Comuni. Il grande sponsor di questa norma è Provenzano, che vuole così scardinare il fronte delle assistenze tecniche esterne: «In questi anni - dice il ministro all'Espresso - si sono creati rapporti opachi tra pezzi di politica, amministrazione e società private di consulenza, destinatarie di risorse per le assistenze tecniche ma che hanno restituito poco all'amministrazione, visti gli scarsi risultati nell'avanzamento della spesa e direi anche nella qualità degli investimenti. Io dico che occorre adesso correggere il tiro e iniziare a cambiare rotta: reclutando a livello centrale giovani qualificati, consolidando il sistema delle task force, sostenendo le centrali di spesa, dai ministeri ai Comuni passando per le Regioni, con nuove competenze che oggi mancano». I FARI DI ANTITRUST E PROCURA Proprio sul sistema degli appalti nel settore da tempo ha accesso i riflettori l'Antitrust, che ha messo nel mirino la gara per gli Audit, che da sola valeva 66 milioni. L'Autorità ha sostenuto la tesi che la gara sia stata in qualche modo pilotata dalle big four: «Per quanto riguarda il punteggio economico - scrive l'Autorità - si rileva che tra i partecipanti alla gara, l'Rti Deloitte & Touche-Meridiana Italia, Kpmg, l'Rti Pwc-Pwc Advisory ed Ernst & Young hanno differenziato notevolmente secondo uno schema del tutto simmetrico le loro offerte». La Guardia di Finanza ha trovato nei computer di alcuni manager della società mail che sostengono la tesi dell'Autorità, che ha quindi comminato una multa alle quattro società: 7,6 milioni a Kpmg, 5,9 milioni a Deloitte, 8,5 milioni a Ernst & Young e 1,5 milioni a Pwv. Le big four hanno fatto ricorso al Tar, che in un primo momento ha ridotto le sanzioni. Il mese scorso il Consiglio di Stato ha dato ragione all'Autorità, mentre i sostituti procuratori di Roma Claudio Terracina e Mario Palazzi hanno adesso chiesto il rinvio a giudizio per turbativa d'asta di sei tra dirigenti ed ex manager delle big four per «essersi accordati nel ripartirsi i lavori oggetto della gara». Subito dopo questo appalto da 66 milioni, secondo la procura pilotata, la Consip ha bandito la mega gara da 263 milioni di euro a base d'asta per l'assistenza tecnica nelle Regioni. Una società esclusa dai criteri di gara ha sollevato la questione all'Autorità anticorruzione, sostenendo che la divisione in lotti agevolava solo i grandi gruppi: non a caso, sottolinea l'Anac, su 21 mila aziende di consulenza attive nel mercato italiano, al bando hanno partecipato in poco più di 40 aziende per nove lotti, quindi lo 0,19 per cento delle società presenti nel settore. L'Anac nella delibera di fatto dà ragione alla piccola azienda, sostenendo che «la divisione in lotti non è stata conforme alla legge». Una cosa è fuor di dubbio: la partita dei superconsulenti di Stato è appena iniziata e il piano del governo aprirà un nuovo fronte di scontro in Parlamento perché tutte le aziende del settore, grandi e piccole, hanno ottime entrature in politica. n © RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Gewtty Images, A. Dadi / Agf , Foto: P. Tre / FotoA3