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15/12/2020

Punti blu, il Comune aveva ragione Il Consiglio di Stato ribalta il Tar

Il Tirreno - A. D. G.

Secondo i giudici di secondo grado le norme di riferimento sono quelle del Codice della navigazione
piombinoAvevano ragione il dirigente e tutto l'ufficio del Demanio marittimo: sulla questione dei Punti blu, il Consiglio di Stato ha rimesso le cose come stavano quasi tre anni fa.Intanto però è passata un'estate a vuoto per molti giovani interessati a quelle occasioni di lavoro. Non ce l'avrebbero fatta coi tempi nel 2019, sicuramente sarebbero stati pronti quest'anno. Ora potranno organizzarsi per la prossima stagione. La grande questione risolta dai giudici amministrativi di secondo grado riguardava le norme di riferimento. È stato stabilito che, per l'assegnazione delle concessioni demaniali marittime, si debba sempre procedere con il Codice della navigazione e non con quello degli appalti. Quest'ultimo può essere semmai utilizzato ma non in contrasto o in deroga alle disposizioni del primo. L'AVVISO. La vicenda comincia all'inizio del 2018, il 29 gennaio, quando il Comune pubblica l'avviso per assegnare cinque Punti blu, concessioni della durata di sei anni per l'attività di noleggio di lettini, ombrelloni e attrezzature sportive per attività balneari. Due di queste concessioni vengono previste a Baratti, altre due in Costa Est e una nella zona della spiaggia del Bernardini. Dopo la pubblicazione dell'avviso fioccano le domande, ma solo per Baratti e Costa Est; nessuna invece per la spiaggia sotto Bernardini. L'ASSEGNAZIONE. Il Comune procede alla loro assegnazione effettuando una comparazione delle domande secondo le indicazioni e i criteri indicati dal codice della navigazione. Viene stilata una prima graduatoria e pochi mesi dopo, il 30 giugno, in occasione dell'assegnazione delle prime due concessioni a Baratti, si annuncia che presto sarebbero state ufficializzate anche le altre due sulla Costa Est. IL RICORSO AL TAR. A mettersi di traverso però è Marco Zucconi, secondo classificato per Baratti. Zucconi ricorre al Tar sostenendo tra le altre cose che il Comune avrebbe dovuto applicare il codice degli appalti e non quello della navigazione. Il giudice amministrativo gli dà ragione. Secondo il Tar, il Comune non aveva rispettato i principi della concorrenzialità. Con sentenza numero 215 dell'11 febbraio 2019, il Tar annulla l'assegnazione dei Punti blu stabilendo di doversi procedere a nuova gara. Il Tar cita anche due sentenze del Consiglio di Stato del 2018. L'IMPUGNAZIONE. Montano le polemiche, partono anche interrogazioni. Un mese dopo, a marzo 2019, tre mesi prima della fine della consiliatura, la giunta Giuliani decide di presentare ricorso al Consiglio di Stato. La linea del Comune è la seguente: va applicato l'articolo 37 del Codice della navigazione, ai fini dell'aggiudicazione l'elemento decisivo è la «capacità dell'istanza di soddisfare le esigenze di proficua utilizzazione del bene demaniale sulla base di un progetto di gestione che maggiormente risponde al più rilevante interesse pubblico». E quindi la motivazione dell'aggiudicazione deve riferirsi «alla maggiore idoneità dell'iniziativa prescelta di soddisfare in via combinata gli interessi pubblici di valorizzazione turistica ed economica dell'area, di tutela del paesaggio e dell'ambiente e della sicurezza per la balneazione». IL NODO. La questione da affrontare, scrive oggi il Consiglio di Stato, è se il Comune avrebbe dovuto indire o meno una procedura competitiva sulla scorta del modello applicabile agli appalti pubblici. Secondo il Tar sì, perché il Comune non avrebbe rispettato due principi che in quel modello sono basilari, e cioè la segretezza delle domande e la predeterminazione dei criteri di valutazione. Secondo il Consiglio di Stato invece no: l'applicazione delle norme del Codice della navigazione «è incompatibile con la segretezza delle domande (e quindi con la predeterminazione dei criteri di valutazione), sia perché non è in alcun modo prevista, sia perché si prevede, di contro, la pubblicazione della prima domanda pervenuta, in modo da consentire agli interessati di presentare osservazioni e opposizioni sul suo contenuto». LA SENTENZA. Secondo il Consiglio di Stato, «è evidente che la strada prescelta dal primo giudice comporta non la coniugazione di principi desumibili da due diversi ordinamenti di settore dal medesimo prospettata, bensì la sostituzione del modello procedimentale del Codice della navigazione con quello regolato dal Codice dei contratti pubblici: ma un tale obbligo, oltre a non discendere dal vigente ordinamento nazionale, non si rinviene neanche nel regolamento comunale della materia cui l'avviso pubblico per cui è causa si è perfettamente conformato, e che non forma oggetto dell'odierna impugnativa. Del resto, neanche il primo giudice ha optato per tale soluzione, sicché non può neanche dirsi che la sentenza gravata, con il procedimento ibrido ivi ipotizzato, possa iscriversi nel solco di quella giurisprudenza, pure ivi citata, secondo cui le concessioni demaniali devono essere affidate mediante procedura di gara». A tutto questo «consegue la fondatezza delle censure con le quali il Comune di Piombino ha lamentato l'erroneità della sentenza impugnata, per falsa applicazione degli articoli 37 Codice navigazione e 18 regolamento di attuazione, l'assorbimento di ogni altra doglianza pure ivi proposta e l'accoglimento dell'appello principale dello stesso Comune». L'EX DIRIGENTE. In sostanza è quanto spiegò al Tirreno l'allora dirigente dell'ufficio Demanio, Maurizio Poli: «La sentenza del Tar - disse Poli - sostiene che l'articolo 37 del Codice della navigazione possa essere applicato con correttivi che rimandano sostanzialmente al Codice degli appalti. Così facendo però sarebbe lesa la filosofia del Codice di navigazione che mira ad affidare il bene a chi presenta progetti di maggiore valorizzazione turistico-economica del bene, dando minore peso al valore del canone demaniale che normalmente non viene utilizzato come criterio di aggiudicazione. Diversamente, nelle procedure a istanza di parte come queste, applicando i correttivi di segretezza richiesti, il canone potrebbe diventare l'elemento fondamentale nell'aggiudicazione». -A. D. G.