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17/12/2020

Mazzette per falsi lavori all’Università di Genova Trent’anni di carcere Condannati a sei anni i due impiegati infedeli dell’Ateneo Contestati oltre seicento illeciti tra corruzioni e finti appalti

Il Secolo XIX - Tommaso Fregatti

Tommaso FregattiIl sistema università fatto di mazzette, appalti e gare pilotate ha fruttato quasi trent'anni di carcere. Li ha stabiliti in primo grado il giudice per l'udienza preliminare Milena Catalano che ha condannato tutti gli imputati al centro di un giro di tangenti per i lavori all'interno dell'ateneo andato avanti tra il 2014 e il 2017 e scoperto dai militari del primo gruppo della Guardia di Finanza. i Dirigenti sotto accusaGli imputati, nove in tutto, hanno ottenuto alcuni lo sconto di pena di un terzo previsto dal rito abbreviato oppure hanno patteggiato. Le condanne più severe sono arrivate per i due dipendenti dell'Università di Genova. E cioè per Rosario Roberto La Rosa, impiegato amministrativo presso il settore spese dell'area di conservazione edilizia e per Fabio Claudio Colombi, capo del settore degli interventi ordinari opere edili dell'area di conservazione edilizia. Entrambi dovranno scontare sei anni di reclusione con il rito abbreviato.lo sconto di pena Condanne sono arrivate anche per gli imprenditori che oliavano i funzionari dell'università per ottenere appalti. E sono Giovanni Di Lallo, socio accomandatario della D&D Costruzioni che ha patteggiato 4 anni, Salvatore Piromalli, titolare della Edilpiromalli, anche lui ha patteggiato una condanna a 2 anni e 11 mesi di reclusione e Carlo Catalano, amministratore unico della Nat srl che ha concordato una pena di un anno e undici mesi.Hanno patteggiato anche gli impresari Massimo Cataldo della Vgm Costruzioni a due anni e quattro mesi, Giancarlo Guicciardi dell'Irme snc due anni e Sali Gjoka della Gjoka srl, 2 anni e 8 mesi.Non ha scelto alcun rito alternativo, invece, l'imprenditore Sandro Citarei della Ciam Ascensori e servizi che è stato rinviato a giudizio alla fine dell'udienza preliminare.la denuncia dell'ateneoL'accusa era sostenuta dal sostituto procuratore Massimo Terrile che aveva coordinato l'inchiesta condotta dai militari del Primo Gruppo diretti dal colonnello Ivan Bixio.Le accuse erano quella di truffa, falso, turbativa d'asta e corruzione. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Giovanni Ricco, Massimo Boggio, Pietro Bogliolo, Federico Ricci,Chiara Antola, Marco Quadrelli, Fabrizio Petrarchini e Silvia Morini. L'indagine era scattata dopo la segnalazione della stessa Università che aveva collaborato alle indagini e permesso di ricostruire il giro illecito. Nella richiesta di rinvio a giudizio della Procura vengono evidenziati 639 episodi tra mazzette, gare pilotate e appalti gonfiati o pagati senza essere effettuati. sottobanco fino a 2 mila euro In pratica, La Rosa e Colombi facevano pagare dall'Università gli imprenditori per lavori mai eseguiti, in cambio di mazzette che si aggiravano tra i 500 e i duemila euro a fronte di fatture che andavano dai cinquemila ai seimila euro. Il malaffare è andato avanti almeno dal 2014 alla metà del 2017 e la fatture fasulle sarebbe state diverse decine. A scoprire il «sistema» erano stati i dirigenti dell'Ateneo, diretti superiori degli impiegati coinvolti.Uno di loro, in particolare, aveva scoperto un foglio bianco sul quale il sottoposto si stava esercitando falsificando la firma del superiore. Nell'ufficio sospettato, a quel punto, le Fiamme gialle hanno piazzato alcune telecamere nascoste, riprendendo le dazioni di denaro in diretta.Il pm Massimo Terrile subito dopo la retata aveva chiesto l'acquisizione delle carte di tutti gli appalti degli anni precedenti. Da uno spicchio del sistema instaurato dai funzionari negli uffici amministrativi dell'Università, l'inchiesta si è mossa per acquisire e analizzare tutta la (ingente) documentazione riguardante il complesso degli interventi di manutenzione eseguiti - o apparentemente eseguiti - negli ultimi anni su immobili dell'Università, collaudi e pagamenti compresi.Il giudice ha anche stabilito la confisca di circa duecentomila euro.--© RIPRODUZIONE RISERVATA