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23/12/2020

LO STUDIO Nando Santonastaso Si fa quasi fatica a …

Il Mattino

LO STUDIO
Nando Santonastaso
Si fa quasi fatica a credere che tra i tanti, annunciati segni meno dell'annuale Check up Mezzogiorno di Confindustria e Srm, spuntino un paio di segni più per voci che, almeno in teoria, positive non sembravano poter diventare nel 2020. Eppure, la serietà del Rapporto consegna all'analisi dell'impatto prodotto dal Covid sul già debole e precario sistema economico meridionale, l'aumento delle imprese attive (dodicimila in più sul 2019) innescato dalla spinta delle costruzioni (più 1,9%). Non sono percentuali strabilianti, decisamente prematuro e forse anche azzardato parlare di inversione di tendenza. Ma sicuramente questi dati possono essere interpretati almeno come un piccolo segnale di resilienza in tempi a dir poco drammatici per chi fa impresa (e non solo). Un segnale che spinge Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria e presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali e per le Politiche di Coesione Territoriale, a ribadire che «sulle imprese si deve puntare per migliorare le previsioni di una modesta crescita ed evitare un aumento del divario Sud-Nord per il 2021-2022, sfruttando al meglio le politiche di coesione».
IL SEGNALE
Naturalmente sarà importante capire se questa debole spinta è legata a fattori che potenzialmente possono dare una scossa alle pmi meridionali. È possibile, ad esempio, che dietro la nascita di nuove imprese edilizie ci sia l'opportunità offerta dal Superbonus al 110%, anche se sarà soprattutto nel 2021 che questa misura, opportunamente prorogata al primo semestre 2022 proprio ieri, dovrebbe manifestare i suoi effetti maggiori. Ma intanto nel Check Up Mezzogiorno si parla anche dell'aumento degli importi degli appalti pubblici nei primi nove mesi del 2020 (da 8,4 miliardi a 9 miliardi) a fronte di una diminuzione dei bandi rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche qui la cautela si impone dal momento che per la stragrande maggioranza si tratta di opere ferroviarie n corso di realizzazione: eppure, lo snellimento introdotto dal Codice degli appalti per le opere di più basso importo non sarebbe da trascurare.
In ogni caso, il messaggio che arriva dal Rapporto assomiglia tantissimo al «Fate presto» con cui il Mattino sollecitò i soccorsi nei giorni del terremoto di 40 anni fa. Lo scenario del Mezzogiorno è raccontato infatti anche in questo caso da cifre e percentuali che non fanno quasi più notizia tanto sono chiare ed inequivocabili. E anche quando il calo come nel caso dell'occupazione è inferiore a quello di altre aree più sviluppate del Paese e alla stessa media nazionale (-2,2% contro -2,7%), va ricordato che il Sud non ha ancora recuperato i posti persi dal 2008. E che ogni posto che salta qui, e finora ne sono saltati almeno 135mila (ma considerando l'impatto del lavoro precario o sommerso sarebbero in realtà almeno il doppio), in un sistema produttivo cioè più fragile e meno intensivo, il vuoto non lo si colma quasi mai. «Il massiccio impiego della Cassa integrazione in tutte le sue varie forme spiega il Check Up - ha solo compresso la riduzione complessiva degli occupati nel Mezzogiorno, frutto di andamenti positivi e negativi nei macrosettori: un limitato arretramento nel settore primario (-1,4%) e più consistente in quello dei servizi (-3,5%), un marginale aumento in quello industriale in senso stretto (+1,2%) e in crescita nelle costruzioni (+6%). Il ricorso alle varie forme di sostegno al reddito da lavoro ha registrato nel Mezzogiorno un incremento esponenziale a partire da aprile 2020: infatti nei primi dieci mesi del 2020 è stato quasi 8 volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019».
LE PROSPETTIVE
«Fate presto» allora vuol dire Recovery Plan, Fondi strutturali Ue 2021-2027, risorse del Fondo sviluppo coesione. La svolta impressa dal ministro Provenzano nella seconda metà dell'anno alla spesa dei fondi europei (il target previsto per i 2020 è stato raggiunto anche da molte regioni del Sud) è di buon auspicio: «Ma questi risultati - dice Grassi - vanno assolutamente confermati nei prossimi tre anni, per non sprecare nessuna delle risorse del ciclo 2014-2020. Il nuovo ciclo 2021-2027 può contare anche su nuovi fondi aggiuntivi già immediatamente disponibili, come quelli del React EU, la cui efficacia dipende però da una strategia complessiva che sia realmente condivisa con le imprese, se si vuole realizzare una rapida ripresa e uno sviluppo di medio-lungo termine del Mezzogiorno e di tutto il Paese». Pensare che il Sud possa resistere con tempi di pagamento delle pmi a 60 giorni, il doppio cioè della media nazionale, o non investire almeno la metà delle nuove risorse europee, come chiedono i governatori dell'area e i parlamentari meridionali dell'intergruppo Recovery al Sud, significherebbe condannarlo senza appello al divario. L'ultimo, quello senza ritorno.
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