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22/12/2020

«Leggi, troppe le modifiche e così aumentano i contenziosi»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

IL LIBRO SCRITTO DALL'AVVOCATO BARESE TOMA: SEMBRA VENIRE A MANCARE IL SENSO DELLE ISTITUZIONI
l Cittadini, non sudditi. È il principio al quale ci richiamiamo ogni volta che l'indignazione per una pubblica amministrazione troppo invadente ci fa sussultare. Uno spunto che emerge anche in un volume appena uscito per i tipi della Halley, in commento al recente decreto legge « Semplificazioni» n. 76 del 16 luglio 2020, con prefazione del sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro e curato dai baresi Emilio Toma avvocato e Leonardo Spagnoletti, Consigliere di Stato oltre che dal prof. avv. Fabio Garella, già vice segretario generale del Senato e dal prof. avv. Marco Mariani. Emilio Toma conosce le due facce del Pubblico: ai 40 anni di professione come avvocato amministrativista somma l'esperienza di assessore ai contratti e appalti e società partecipate con tre differenti sindaci di Bari (Enrico Dalfino, Daniela Mazzucca e Simeone di Cagno Abbrescia). Avvocato Toma, com'è cambiato, se è cambiato, il rapporto tra cittadini e potere pubblico? «Negli ultimi decenni, a partire dalle legge sul procedimento n. 241 del 1990 - successivamente di molto arricchita tanto da diventare un vero e proprio statuto del cittadino - il rapporto ha subito una profonda evoluzione in termini di accrescimento delle garanzie rispetto all'esercizio del potere pubblico. In questa evoluzione ha avuto un ruolo di rilievo la giurisprudenza amministrativa che a volte ha anticipato l'intervento del legislatore a presidio dei diritti dei cittadini». Ma a volte le leggi continuano a sembrare incomprensibili e di difficile attuazione. «Questo è, purtroppo, un tema scabroso. L'evoluzione delle dinamiche politiche con l'alternanza di governo di per sé certamente positiva ha però comportato, con la frequente irruzione di homines novi e di nuovi assetti politici, quello che con una felice espressione è stato definito da Giancarlo Montedoro, presidente della VI sezione del Consiglio di Stato "un riformismo estenuato e tardivo" volto alla continua rincorsa ad interventi di modifica legislativa». A forza di cambiare continuamente leggi, non si finisce per alimentare incertezza e contenziosi? «Effettivamente sì, di fronte a una rincorsa che sembra del tutto dominata dall'ansia dell'annuncio e dall'insufficiente approfondimento dei temi trattati e soprattutto delle conseguenze che modifiche non organiche e dettate dall'urgenza comportano su un testo normativo già stressato da precedenti interventi». Non le sembra un paradosso inventare un decreto per semplificare una selva di decreti? «Uno dei presupposti essenziali per una vera semplificazione (non certo il solo) è la stabilità della norma. Questa, oramai, manca del tutto. Si pensi al nuovo codice degli appalti entrato in vigore nel 2016 e sul cui testo sono intervenuti in rapida successione oltre al correttivo del 2017, il DL sblocca cantieri nel 2019 e ora il DL semplificazioni». Quali sono le cause di questa instabilità normativa? «Abbiamo governi di più lunga durata epperò sembra che manchi del tutto il senso delle istituzioni che pure si nutre del principio della continuità». Che cosa occorrerebbe fare? «Ripensare le modalità di esercizio del potere legislativo». Una riforma della Parte II della Costituzione? «Assolutamente sì da parte però di un'Assemblea Costituente eletta dal corpo elettorale e con meccanismi tali da renderla impermeabile alle pressioni dei partiti. È inammissibile che i referendum sulle riforme costituzionali diventino, come di fatto è accaduto negli ultimi due decenni e per responsabilità contrapposte, un referendum sul Governo». [g. sum.]

Foto: TROPPE LEGGI Montecitorio nel riquadro l'avvocato Emilio Toma «Sembra che manchi del tutto il senso delle istituzioni»