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02/12/2020

«Le strutture collettive non garantiscono la buona accoglienza»

Gazzetta di Reggio

Richiedenti asilo, le cooperative non partecipano al bando «Sicurezza e integrazione si fanno con piccoli gruppi» IL NUOVO RIFIUTO
REGGIO EMILIAI due raggruppamenti temporanei di imprese (Rti) reggiani, impegnati sull'accoglienza straordinaria dei richiedenti asilo, così come era accaduto nel 2019, non hanno partecipato alla gara d'appalto emessa dalla prefettura sulla base di uno schema ministeriale ancora non modificato. «Le ragioni che hanno determinato la decisione presa dalle cooperative - sottolinea Confcooperative - sono espressione di un senso di responsabilità verso le comunità locali e i richiedenti asilo, che fa onore a una cooperazione che si è sempre mossa virtuosamente in questi anni, costruendo un sistema d'accoglienza che ha garantito sicurezza, integrazione e profondo rispetto, tanto delle istanze del territorio quanto di quelle dei rifugiati». «Un percorso - spiega Confcooperative - nel quale si è inserito un profondo cambio di rotta, con l'evidente primato accordato dal bando alle forme d'accoglienza collettiva in strutture fino a 50 posti (per un totale di 900 posti), ritenute del tutto inidonee a garantire qualità dell'accoglienza, a limitare gli impatti e i possibili conflitti nelle comunità e ad assicurare quella sicurezza che è a maggior ragione richiesta nel pieno dell'emergenza pandemica». «Gli apprezzabili sforzi della prefettura atti a migliorare alcuni aspetti che in passato erano stati oggetto di critiche - prosegue Confcooperative - non sono stati sufficienti a modificare i pesanti limiti che si legano proprio a un passaggio che, se accolto con l'adesione pur legittima delle cooperative, avrebbe sconfessato tutti i risultati d'eccellenza raggiunti nella nostra provincia grazie a un'accoglienza diffusa che si sviluppa nel territorio in 300 appartamenti. Una formula condivisa e costruita con le amministrazioni locali, che non solo ha evitato le concentrazioni che in altre aree del Paese hanno mostrato tutti i loro limiti, ma ha favorito una relazione virtuosa con i servizi pubblici, i cittadini, le realtà sociali presenti nelle diverse comunità e, perciò, un'integrazione fondata sul rispetto di ogni diritto degli accolti e delle comunità accoglienti che è fattore di coesione sociale nel nostro territorio». «Le strutture collettive - sottolinea Confcooperative - vanno a cozzare con evidenza tanto con i principi di buona accoglienza quanto con la necessità di evitare concentrazioni più gravide di rischi e di possibili tensioni nelle comunità locali. A questo, poi, si aggiunge lo specifico e grave problema legato ad assembramenti che andrebbero a scontrarsi con le politiche di contenimento dei contagi da Covid-19. In campo restano anche altri aspetti da rivedere, a partire da uno schema di bando ministeriale non ancora modificato alla luce delle nuove norme su flussi e sicurezza e di profilo molto assistenzialistico e poco conforme a principi di accoglienza e integrazione che vanno invece rafforzati nell'interesse delle nostre comunità e dei rifugiati». --© RIPRODUZIONE RISERVATA